L'ortofrutta costa sempre di più a causa dei fenomeni ambientali. Il caso più evidente è quello dei pomodori, i cui aumenti non sono legati tanto al caro gasolio quanto alle ondate di calore. In altre parole, al cambiamento climatico, che ha mandato in crisi le programmazioni produttive. Beninteso anche il caro gasolio incide, e non poco.
Il fenomeno non riguarda soltanto i pomodori. Le alte temperature hanno colpito anche le insalate di IV Gamma, mentre problemi legati alla pezzatura hanno interessato gran parte della produzione frutticola. E le aziende sottolineano sempre più l'incidenza del clima: dalle drupacee alle patate.
Il cambiamento climatico è una variabile con cui bisogna fare i conti: non può essere eliminato, ma può essere mitigato.
Tecnologia digitale per minimizzare i danni
Ed è qui che entra in gioco la tecnologia. Con effetti destinati a riflettersi anche sugli scaffali dei supermercati. Oggi si parla di droni, sensori e macchine agricole 4.0 che, grazie all'agricoltura di precisione, consentono di ridurre il consumo di acqua, fertilizzanti, prodotti fitosanitari, carburante e manodopera.
Lo scenario più avanzato guarda però alla robotica. Esistono già macchine in grado di svolgere diverse operazioni, come il diserbo automatico, mentre sono in fase di sperimentazione bracci robotici capaci di raccogliere la frutta direttamente dalle piante. È una rivoluzione che riduce il lavoro manuale e sposta il ruolo degli operatori verso attività di programmazione, gestione e controllo.
Per portare i robot nei campi, tuttavia, non basta acquistare nuove macchine. Occorrono aziende agricole organizzate, filari progettati per essere percorsi da rover autonomi e coltivazioni pensate per l'interazione con sistemi automatizzati.
Nel mondo, e anche in Italia, sono numerose le aziende che investono in questa direzione. Abbiamo visto robot danesi e francesi lavorare nei campi del Bolognese, ma si tratta di tecnologie che richiedono investimenti importanti. Spesso i robot non vengono acquistati, bensì noleggiati. E solo le imprese più strutturate possono permettersi di affrontare costi così elevati, non solo per la robotica ma per l'intero ecosistema digitale che accompagna l'agricoltura di precisione.
I 160 milioni nella Legge di Bilancio per l'agricoltura 4.0 non sono sufficienti
In questo scenario si inseriscono i finanziamenti pubblici. Nello schema della Legge di Bilancio sono previsti 160 milioni di credito d'imposta per gli investimenti in Agricoltura 4.0.
Il ministro Francesco Lollobrigida sottolinea tutte le misure agricole: "Viene confermato l’azzeramento dell’Irpef per gli agricoltori, in linea con la misura già assunta negli anni precedenti, insieme allo stanziamento di circa 1 miliardo per la riduzione delle accise sul gasolio agricolo. L’impegno per l’innovazione del settore si rafforza con lo stanziamento di 160 milioni per la misura Agricoltura 4.0, prorogando fino al 2029 l’operatività del credito d’imposta. Si potranno così finanziare strumenti come trattori e macchine agricole ad alto contenuto tecnologico, attrezzature per l’agricoltura di precisione e sistemi digitali di monitoraggio delle colture e dei processi produttivi".
Una cifra importante che però, secondo Federacma, rischia di non essere sufficiente. "La soddisfazione c'è, ma è solo parziale", spiega Andrea Borio, presidente di Federacma, la federazione di Confcommercio che rappresenta le associazioni nazionali dei servizi e del commercio di macchine agricole, operatrici e da giardinaggio.
"Le risorse annunciate rischiano di essere insufficienti a recuperare il terreno perduto e a garantire una ripresa duratura di un comparto in forte difficoltà, con ricadute sui bilanci delle imprese e sull'occupazione. I 160 milioni rappresentano una risposta ancora limitata per un settore che deve recuperare quasi un intero anno di fatturato."
Nel 2026, infatti, il credito d'imposta Agricoltura 4.0, pur formalmente previsto, è rimasto inoperativo, congelando molte decisioni di acquisto e aggravando le difficoltà finanziarie di concessionari e costruttori.
Si possono generare 400 milioni di investimenti
Secondo Borio, ipotizzando un credito d'imposta pari al 40%, i 160 milioni stanziati potrebbero generare circa 400 milioni di investimenti. Una cifra significativa, ma che potrebbe esaurirsi in pochi mesi a causa della domanda accumulata. Per questo Federacma chiede uno stanziamento più consistente e soprattutto stabile nel tempo, necessario per "accelerare il rinnovo del parco macchine agricolo nazionale, ancora caratterizzato da mezzi spesso obsoleti. Investire in tecnologie moderne e nell'agricoltura di precisione significa aumentare la produttività, ridurre l'impatto ambientale e migliorare la sicurezza degli operatori".
Ma c'è anche un'altra ragione, forse ancora più importante. Lo scenario climatico che si sta delineando è sempre più complesso. I fattori favorevoli alle produzioni agricole diventano più rari, mentre aumentano quelli avversi: ondate di calore, siccità, eventi estremi e insetti alieni. In queste condizioni, la tecnologia non è più soltanto uno strumento per ridurre i costi o aumentare l'efficienza. Sta diventando una necessità per governare la trasformazione dell'agricoltura, garantire la disponibilità dei prodotti ortofrutticoli e mantenere un equilibrio lungo tutta la filiera, dal campo allo scaffale.
Le associazioni plaudono
Confagricoltura ha espresso un giudizio positivo. "La manovra si inserisce in un contesto di crisi su più fronti, con costi energetici in forte aumento per le persistenti tensioni sui mercati internazionali. Gli interventi puntano a sostenere la capacità delle imprese agricole di affrontare le difficoltà e continuare a investire". Poi Coldiretti: "Il rifinanziamento del credito d’imposta agricoltura 4.0 è una misura importante per proseguire sulla strada della digitalizzazione dei campi, con l’obiettivo di contenere i costi e l’impiego delle risorse e affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici, tutelando i redditi degli agricoltori e la salute dei cittadini. Un provvedimento che sostiene gli sforzi delle quasi 8 aziende agricole italiane su dieci che sono pronte a investire sull’innovazione, secondo il primo censimento europeo sulla maturità digitale in agricoltura del Polo digitale di Coldiretti Next".
Ma oltre il digitale serve l'elettrico
Tutti gli attori approvano l'intervento, pur criticando la gestione 2026 e considerando limitate le risorse, ma manca un tassello. La digitalizzazione serve, ma è necessario anche passare dia motori termici altamente inquinanti a quelli elettrici e a emissioni zero. Necessari per la salute dei lavoratori, l'impatto ambientale ma anche la riduzione dalla dipendenza della volatilità dei prezzi dei carburanti da fonte fossili come ha confermato il recente blocco dei tir e gli scaffali dei supermercati vuoti.