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22 ottobre 2026

Ortofrutta: un'estate troppo calda

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Risparmiati dalle gelate primaverili, i frutteti hanno però dovuto fare i conti con le intense ondate di calore estive. Problemi anche per il pomodoro da mensa, mentre patate e cipolle hanno registrato una campagna produttivamente positiva, pur scontrandosi con un mercato poco dinamico. 

È il quadro tracciato dai vertici di Apo Conerpo, che analizzano una stagione segnata dagli effetti del clima e da consumi ancora deboli. 

Dopo l'analisi generale del presidente Davide Vernocchi e, sulle pere, di  Adriano Aldrovandi, vicepresidente Apo Conerpo, presidente Unapera e Opera, parola anche ad Alberto Guerra, vicepresidente Apo Conerpo e Agrintesa; Aldo Rizzoglio, vicepresidente Apo Conerpo e presidente Patfrut; Massimo Passanti, vicepresidente Apo Conerpo e presidente Propar, e Daniele M. Ghezzi, direttore Apo Conerpo.

Il clima mette sotto pressione drupacee e kiwi: l'analisi di Guerra

Caldo estremo, maturazioni accelerate e problemi di conservazione hanno segnato una delle campagne frutticole più complesse degli ultimi anni. A fare il punto è Alberto Guerra che descrive una stagione caratterizzata da abbondanza produttiva ma anche da pesanti effetti del cambiamento climatico su qualità, logistica e commercializzazione.

"Per le drupacee è stata un'annata molto abbondante, con una produzione in crescita del 45% in Italia e una disponibilità elevata anche a livello europeo", spiega Guerra. 


L'eccesso di caldo, però, ha inciso pesantemente sulla qualità dei frutti. "Il problema principale è stato il calibro, inferiore alla norma a causa delle temperature elevate. Inoltre si è verificata una forte concentrazione produttiva nei mesi estivi, dalle ciliegie fino alle albicocche di fine agosto, con varietà che si sono sovrapposte. Questo ha creato difficoltà sia nella raccolta sia nella gestione delle giacenze in magazzino". Insomma: "Pesche e nettarine hanno registrato prezzi molto più bassi rispetto allo scorso anno".

Susine Angeleno: produzione raddoppiata e mercato sotto pressione

Tra le colture che hanno registrato gli incrementi più consistenti c'è la susina Angeleno, varietà strategica per il gruppo. "Siamo passati da una produzione considerata normale, tra i 70 e gli 80mila quintali, a circa 153mila quintali, ai quali si aggiungono circa 15mila quintali provenienti dal Piemonte. Praticamente un raddoppio". Anche in questo caso, tuttavia, il clima ha complicato la commercializzazione.

"A settembre abbiamo avuto problemi dovuti alla scarsa escursione termica tra giorno e notte. Il frutto risultava maturo internamente ma non raggiungeva una colorazione esterna adeguata. Una situazione che rende il prodotto molto difficile da vendere".

Kiwi romagnolo, perdite fino al 20%

Le alte temperature hanno colpito duramente anche il kiwi della Romagna. "Abbiamo registrato fenomeni di caduta dei frutti legati all'eccesso di caldo. La sostanza secca aumenta, il peduncolo si secca e il kiwi cade prima della raccolta. Parliamo di perdite minime intorno al 20%". A preoccupare è soprattutto il peggioramento della qualità commerciale. "L'anno scorso superavamo l'80% di prodotto di prima categoria. Quest'anno facciamo fatica ad arrivare al 70%. È un frutto più difficile da conservare e da commercializzare".

Annata difficile per il pomodoro da industria

Per il pomodoro da industria il 2026 si chiude con un bilancio particolarmente difficile: “Nel Modenese e nel Ferrarese abbiamo subito anche gli effetti di forti grandinate, mentre altri areali hanno risentito solo delle temperature elevate – evidenzia Massimo Passanti – Le rese si sono attestate intorno ai 650 quintali per ettaro, con prezzi al produttore in diminuzione di circa il 20% rispetto allo scorso anno. Nel frattempo i costi sono cresciuti sensibilmente: gasolio, piantine, mezzi tecnici, assicurazioni. Oggi coltivare un ettaro di pomodoro può richiedere investimenti superiori a 10mila euro, con margini estremamente ridotti, quando non negativi”. 

Il paradosso è quello di una produzione nazionale complessivamente abbondante, sostenuta dall'ampliamento delle superfici coltivate, nonostante le rese talvolta ben al di sotto delle aspettative. 

Una situazione che ha riempito i magazzini dell'industria di trasformazione e alimentato nuove pressioni sui prezzi: “La preoccupazione riguarda già la prossima campagna – aggiunge Passanti – Alla produzione arrivano richieste di ulteriori riduzioni dei prezzi, con la distribuzione che, forte della ben nota abbondanza di prodotto presente nei magazzini dell’industria, esercita una pressione crescente. Ma non possiamo continuare a chiedere ai produttori di sostenere rischi e investimenti sempre maggiori senza un'adeguata prospettiva di remunerazione. È in gioco la sostenibilità economica di una filiera strategica per il nostro Paese”.

Freno commerciale per patate e cipolle 

Per le patate l’annata produttiva è positiva, ma il mercato non sta rispondendo alle aspettative: “Nel Bolognese sono tornate rese competitive dopo anni difficili, mentre il Basso Ferrarese si conferma molto produttivo, con una qualità complessivamente buona – spiega Aldo Rizzoglio – Eppure, nonostante una produzione europea inferiore di circa il 25% rispetto alla scorsa campagna, la Gdo tende a mantenere i prezzi dell’anno precedente e chiede ulteriori promozioni. Consumi poco vivaci e maggiori disponibilità in cella accentuano la concorrenza tra fornitori”. 

Il caldo estivo ha inoltre aumentato le percentuali di scarto, senza tuttavia compromettere la qualità del prodotto destinato alla commercializzazione, che viene accuratamente selezionato.

Anche le cipolle hanno registrato produzioni soddisfacenti, ma le temperature elevate e le irrigazioni frequenti hanno favorito problemi di batteriosi, soprattutto sulle varietà dorate raccolte da agosto: “La criticità è che il problema può manifestarsi soltanto dopo settimane di conservazione rendendo difficile stimare subito il prodotto effettivamente commerciabile. Per la cipolla bianca, raccolta entro la metà di luglio, il problema è più marginale ma per quella dorata riscontriamo un’incidenza rilevante. Per le rosse, infine, il caldo estivo ha provocato alcune scottature sulla buccia, con difetti prevalentemente estetici. Si tratta in ogni caso di problematiche che incidono sulle rese commerciali, non sulla qualità del prodotto immesso sul mercato: le cipolle danneggiate o non conformi vengono individuate e scartate durante le operazioni di selezione”.

La risposta è nella ricerca 

Alle sfide produttive e commerciali Apo Conerpo risponde anche con un lavoro strutturale di lungo periodo: “Il nostro obiettivo principale è quello di dare risposte ai nostri soci di fronte a uno scenario così complesso e articolato. Tre le leve di azioni principali, a partire dalla ricerca, una delle fondamentali: abbiamo circa 30 progetti attivi, dai grandi temi agronomici alle innovazioni di prodotto, per rispondere alle esigenze del mercato", sottolinea Daniele M. Ghezzi.

"Sono percorsi pluriennali, realizzati anche attraverso i programmi operativi in sinergia con la Aop Finaf, che richiedono investimenti importanti e che offriranno risposte nel tempo. A questo affianchiamo il consolidamento della base sociale, in primis integrando nel Gruppo nuove cooperative che già collaboravano con le nostre strutture commerciali: rafforzare la massa critica ci permette di aumentare il presidio dei mercati e ampliare i calendari di fornitura, grazie a una presenza produttiva che si estende ben oltre l'Emilia-Romagna, dove affondano le nostre radici storiche. Infine, ci sono i fondi mutualistici, ai quali destiniamo complessivamente circa 4 milioni l'anno. Dal sostegno contro la cimice asiatica, uno dei primi di questo tipo nella storia di questi strumenti, alla protezione degli investimenti fatti sugli impianti frutticoli, alla difesa di colture in particolare difficoltà: sono strumenti aggiuntivi per tutelare i produttori dai rischi climatici e fitosanitari, integrando le coperture esistenti, con l’approccio mutualistico che rispecchia e contraddistingue il nostro Dna cooperativo”.

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