Frutta a guscio ed essiccata

02 aprile 2026

Accordo Ue-Australia, nuove opportunità per la frutta secca?

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Niente più dazi sulla quasi totalità delle esportazioni agroalimentari europee: è quanto definito dall’accordo di libero scambio tra Unione europea e Australia firmato il 24 marzo scorso a Canberra del primo ministro australiano Anthony Albanese e della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Accordo che ora dovrà essere ratificato dal Consiglio europeo e che riguarda anche prodotti ortofrutticoli e frutta secca con l’obiettivo di creare nuove opportunità commerciali per entrambe le parti. 

Garantire condizioni di parità per le merci Ue

Nel 2025, le imprese dell'Ue hanno esportato in Australia 37 miliardi di euro di beniPer la commissione europea, un accordo con il Paese pertanto potrebbe rafforzare la posizione dell'Ue nella regione indo-pacifica, eliminando oltre un miliardo di euro all'anno di dazi. 

Prevista anche la creazione di un meccanismo di salvaguardia da attivare nei primi sette anni successivi all'entrata in vigore dell'accordo con l’obiettivo di evitare che un aumento delle importazioni possa arrecare danno alla situazione economica di alcune aree dell’Unione. Attenzione anche verso le Indicazioni geografiche (Ig): riconosciuto infatti il diritto di proprietà intellettuale per le 165 Ig europee. 

Australian walnut industry association: "Nuove opportunità"

Come spiega FoodBusinessmea.com, attualmente, le esportazioni australiane di prodotti ortofrutticoli verso l’Europa rappresentano solo il 7% del valore totale. Tra le categorie principali anche le mandorle. Per quanto riguarda la frutta a guscio, al momento dell’attuazione saranno eliminati i dazi del 5,6% sulle mandorle, del 5,1% sulle noci e del 2% sulle noci Macadamia.

L’Australian walnut industry association ha accolto con favore l’accordo parlando di “nuove opportunità per le noci australiane”. Nel Paese, al momento la raccolta è in corso e coltivatori intravedono nel mercato europeo un nuovo sbocco per una produzione in crescita che, secondo le stime della stessa associazione, entro il 2030, potrebbe raggiungere le 18.000 tonnellate per il prodotto in guscio (equivalenti a 9.000 tonnellate di gherigli) con la necessità di guardare a nuovi mercati e ampliare i vecchi.

Già quest’anno, scrive l’Australian walnut industry association, le previsioni parlano di un raccolto abbondante alla luce delle condizioni climatiche favorevoli. In un comunicato stampa, il presidente Stephen James ha dichiarato: "L'eliminazione della tariffa del 5,1% renderà le noci australiane più competitive nel mercato dell'Ue, dove il consumo è elevato, stimato in un chologrammo a persona all'anno. Le noci australiane sono molto ricercate, quindi questo è anche un ottimo risultato per i consumatori di noci esigenti nei mercati europei". 

Nel 2025, oltre la metà della produzione australiana di noci (5086 tonnellate) è stata esportata. Più del 45% è arrivata in Paesi Ue come Germania, Francia e Belgio. Il valore totale delle noci esportate è stato di 23 milioni di dollari, con poco più di 10 milioni di dollari di tale cifra destinati all'Ue. 

E l'Italia?

Ma qual è la posizione dell’Italia in questo contesto? "L'accordo, che elimina i dazi su molti prodotti agroalimentari europei, apre senza dubbio a nuove opportunità commerciali; d'altro canto, il rischio è che favorisca un ingresso massivo di prodotti sensibili sui quali potremmo già sentire la pressione delle importazioni dai Paesi del Mercosur. In questo senso, accogliamo positivamente le quote fissate e ci auguriamo che si operi nel rispetto di una concorrenza regolata e di reciprocità", dice a myfruit.it Confagricoltura

Nel comparto della frutta secca c'è anche chi non intravede, almeno in un primo momento, modifiche significative nelle dinamiche di mercato.

“In termini di area di provenienza di materie prime l’Australia non è tra i Paesi più interessanti per l’Italia - spiega a myfruit.it Alessandro Annibali, Ceo di New Factor, azienda di riferimento nella lavorazione della frutta secca - La produzione di mandorle sta crescendo in modo importante, ma al momento in Italia non arrivano quantità rilevanti. Ci sono grossi produttori di noci, ma sono orientati soprattutto verso la Cina e il sud-est asiatico. I prodotti australiani hanno una buona qualità, ma prezzi elevati. Non credo che possa rappresentare un cambiamento importante, almeno per i prossimi anni". 

"Ben diverso invece l’impatto del Mercosur, considerato più rilevante per le importazioni di arachidi, noci, prugne e mandorle", conclude Annibali.

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