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Caro bollette, in arrivo 5,8 miliardi

Sul lungo periodo il Governo ha programmato interventi strutturali, al via il credito di imposta per le imprese

Poco meno di sei miliardi, tra aprile e giugno, contro il caro bollette, in favore di famiglie e imprese. E’ la portata dell’intervento che Mario Draghi aveva annunciato qualche giorno fa e che proprio pochi minuti fa (abbiamo pubblicato alle 18,15 di venerdì) è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dei ministri. Il decreto contiene anche interventi strutturali per il gas naturale, incentivi per la mobilità sostenibile e nuove regole per il superbonus.

Le novità del decreto

Con il nuovo decreto, stando alle prime indiscrezioni, il Governo intende muoversi in due direzioni per risolvere il problema. Da un lato rinnova, anche per il secondo trimestre, le misure per contenere i rincari di luce e gas per cittadini e imprese, con particolare attenzione a quelle energivore. I 5,8 miliardi stanziati comprendono l’azzeramento degli oneri di sistema sull’elettricità sia per le famiglie, sia per le pmi e le imprese più grandi per un totale di tre miliardi, la riduzione dell’iva sul gas al 5% per circa 590 milioni, la riduzione degli oneri sul gas per 480 milioni, il rafforzamento del bonus sociale per 500 milioni, il credito di imposta per le imprese energivore per 700 milioni e per le imprese gasivore per circa 500 milioni.

Dall’altro lato, propone un intervento strutturale per aumentare la produzione di gas naturale e incrementarne lo stoccaggio: sul lungo periodo si punta al raddoppio, fino a circa sei miliardi di metri cubi annui. Non solo; con il nuovo decreto il Governo desidera spingere anche l’installazione di pannelli fotovoltaici su capannoni industriali e su edifici pubblici e privati, percorrendo così la strada dell’auto-produzione di energia da fonti rinnovabili.

Credito d’imposta per le imprese che investono in efficienza energetica

Per le imprese che effettuano investimenti per l’efficienza energetica e promuovono la produzione di energia da fonti rinnovabili nelle regioni del sud, è previsto il credito di imposta pari a 145 milioni di euro all’anno per il biennio 2022-23. Rientrano nell’agevolazione “gli investimenti per conseguire maggiore efficienza energetica e per l’auto produzione di energia da fonti rinnovabili nell’ambito delle strutture produttive”.

Per promuovere invece la produzione di energia elettrica rinnovabile e l’autoconsumo per le pmi nasce il “Fondo rinnovabili pmi” con una dote di 267 milioni.

Il grido d’allarme delle imprese

Si tratta di un provvedimento che, per molti attori della filiera, non era più rimandabile. A chi segue i social, in particolare Linkedin, non sarà sfuggito il post diventato virale di Stanislao Fabbrino. Il presidente e Ad di Fruttagel, forte dell’esperienza dell’azienda di Alfonsine (Ravenna), con tanto di numeri nei giorni scorsi aveva infatti lanciato l’allarme sui rincari e l’aumento dei costi energetici, in particolare del gas metano.

“Se il Governo non si muove a trovare soluzioni per mitigare almeno gli aumenti per energia e metano – ha scritto (leggi qui) – rischiamo la desertificazione industriale“.

“La situazione è pesante – ha aggiunto in un secondo momento (vedi video) – perché non è praticabile, da parte delle aziende, la metabolizzazione di questi costi, a cui si sommano quelli logistici e quelli delle materie prime, imballaggi in primis. Parliamo di un incremento dei costi complessivi di un milione al mese rispetto allo scorso anno. A mio avviso l’inflazione al 3,5% è sottostimata, entro Pasqua vedremo, sugli scaffali, a quanto ammonta quella reale”.

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