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Obbligo green pass per i lavoratori, la filiera in subbuglio

Concreto il rischio disagi. E il mondo del trasporto merci annuncia reali difficoltà nell’approvvigionare i supermercati

Mancano solo tre giorni all’entrata in vigore dell’obbligo del green pass per i lavoratori (è previsto per venerdì 15 ottobre) ed è già confermato che non andrà tutto bene. Basti pensare che le associazioni di categoria dell’autotrasporto, richiamando l’attenzione sulla oramai cronica carenza di personale – si stima che manchino 30mila autisti – paventano la possibilità di gravi inconvenienti nella distribuzione delle merci.

L’esordio del green pass nel mondo del lavoro avrà possibili ricadute anche sugli altri anelli della supply chain, dalla produzione fino alla distribuzione. Sono infatti prevedibili disguidi e ritardi causati dall’altissima richiesta di tamponi e dalla possibilità che qualcuno si presenti al lavoro senza certificato verde.

Cosa succede se il lavoratore non ha il green pass?

Nel caso in cui un lavoratore (l’obbligo è per dipendenti, autonomi, partita iva) non sia in possesso di green pass per accedere al luogo di lavoro scatta l’assenza ingiustificata e la sospensione dello stipendio (il posto di lavoro viene conservato). I lavoratori senza green pass possono essere sostituiti solamente nelle piccole aziende, cioè in quelle con meno di 15 dipendenti: ma solo per un massimo di dieci giorni.

Tamponi introvabili, possibili ritardi

Il lavoratore non vaccinato può ottenere il green pass sottoponendosi a tampone. Ma all’avvicinarsi del d-day cresce l’attenzione sull’impatto pratico che i test potranno avere sul normale svolgimento delle attività lavorative. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, infatti, sarebbero 2,5 milioni i lavoratori che non si sono sottoposti a vaccino, il che significa che crescerà in maniera esponenziale la richiesta di tamponi, i quali dovranno essere effettuati ogni due giorni se si opta per il tampone rapido, ogni tre se sceglie il molecolare. Secondo Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, si tratta di numeri insostenibili: il governatore ha proposto di autorizzare anche il test fai da te, cioè il tampone nasale, con la sorveglianza delle imprese, il cui costo resterebbe a carico dei lavoratori. Ma al momento il Governo non ha deliberato in questo senso, dunque le opzioni valide restano i tamponi rapidi e molacolari e il test salivare molecolare.

A rischio l’approvvigionamento dei punti di vendita

Per accedere agli spazi di vendita e di stocaggio della Gdo, dipendenti e collaboratori dal 15 ottobre devono essere muniti di certificato verde, i consumatori no. Il che significa che al trasportatore sprovvisto di green pass sarà impedito l’ingresso al magazzino e quindi lo scarico della merce. E poiché la situazione appena descritta non sembra essere impossibile, la Gdo si sta già preparando a eventuali mancate consegne anche da un punto di vista legale: la mancanza di green pass da parte dei corrieri non potrà essere utilizzata come motivazione per non rispettare i contratti. Certo resta a rischio l’approvvigionamento dei punti di vendita: gli scaffali potrebbero non essere riforniti.

Il mondo dei trasporti annuncia disagi

Anche perché il mondo dei trasporti sta lanciando una serie di allarmi. Il primo arriva da Trieste: dal porto fanno sapere che il 40% dei 950 lavoratori portuali non è in possesso di certificazione. Per il 15 ottobre, se il green pass resterà obbligatorio, è previsto uno sciopero che pare abbia già un’adesione dell’80 per cento dei dipendenti.

Il secondo arriva da Fiap (Federazione italiana autotrasportatori), che fa notare come nell’autotrasporto, che in Italia muove circa il 90% della merce, vengano impiegati perlopiù autisti stranieri, molti dei quali sprovvisti di green pass per diversi motivi, per esempio perché la vaccinazione effettuata nel Paese di origine non è riconosciuta in Italia. Secondo Fiap, dai dati raccolti dalle imprese operanti nel settore trasporti e da diversi produttori-committenti, si stimano inefficienze e una possibile riduzione della capacità di consegna fino al 50 per cento. Ritardi che, secondo la federazione, saranno causati, da un lato dai controlli che dovranno essere effettuati dalle imprese, dall’altro dalla necessità degli autisti non vaccinati di sottoporsi a tamponi che, come si diceva, al momento sono difficili da prenotare. Il che avrà due ricadute: potrebbero venire a mancare prodotti di consumo essenziali – alimentari, farmaceutici, ma anche carburanti e materie prime – e potrebbe crearsi concorrenza sleale tra operatori e industrie che, per dirla con le parole di Alessandro Peron, segretario generale Fiap, “sceglieranno di gestire i controlli in maniera più accomodante”.

Fiap  ha quindi chiesto di esonerare dal controllo del green pass gli operatori dell’autotrasporto impiegati nelle attività di carico e scarico. Ma dal Governo non è giunto alcun consenso. 

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