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Il rilancio di Fico? Più divertimento ed esperienze

Il 7 luglio la riapertura. Giostre, attrazioni, la rivisitazione delle fabbriche interne e più esperienza negli shop degli operatori. Ortofrutta? Poco presente

Il 7 luglio alle ore 19:00 inizierà la seconda vita di Fico, la Disneyland del cibo italiano ferma da un anno a causa della pandemia e dei lavori per trasformarla in qualcosa di diverso e più attraente rispetto al passato. In epoca di distanziamento e ripresa delle attività in presenza, alla conferenza di presentazione di Milano ovviamente non c’era la folla oceanica di giornalisti di quattro anni fa e neanche lo stesso clima euforico di quella inaugurazione nel 2017, all’inizio di tutto.

Un nuovo investimento da 5 milioni di euro

“Fico ha fatto e farà ancora degli errori, ma è un format innovativo, non esiste un parco del cibo al mondo come questo”, ha spiegato Stefano Cigarini, chiamato a risollevare le sorti di quella che doveva essere una macchina da 6 milioni di visitatori dal primo anno. Poco prima Nicola Farinetti, Ceo di Eataly, ha ribadito come la visione originaria di Fico fosse giusta e non cambia neanche ora poiché intende continuare a “raccontare la biodiversità italiana”. Ci crede non solo il nuovo amministratore delegato, che ha illustrato i punti fondamentali del nuovo parco tematico che aprirà continuativamente e definitivamente le porte al pubblico a partire dal 22 luglio, ma anche Prelios SGR, che ha creato la struttura finanziaria che ha consentito di dar vita al progetto sin dall’inizio, nonché gli azionisti Coop Alleanza 3.0 e Eataly.

Il nuovo piano industriale da 5 milioni di euro ha cercato di cambiare alcuni punti del vecchio Fico ritenuti deboli, o errati. “Il nuovo Fico sarà un parco tematico delle persone e non del cibo”. Se quest’ultimo rimane centrale, ora l’attenzione si sposta anche sull’esperienza, sul tentativo di convincere i visitatori che dentro questo spazio da 100mila metri quadrati sia possibile divertirsi.

Le cinque novità del nuovo parco tematico

Rispetto al passato le novità sono sostanzialmente cinque: un parco tematico con 30 tra giostre e attrazioni, a partire da un luna park, anzi da un luna farm, e poi scivoli, minigolf, campo da beach volley e basket e via discorrendo; le fabbriche, rese più interattive attraverso degli show multimediali che prendono vita sui vetri e che dovrebbero attirare maggiormente l’attenzione dei visitatori a entrare; la fattoria degli animali già all’ingresso, al casello, e poi in altri punti della struttura; le giostre multimediali scientifiche realizzate in collaborazione con la rivista Focus; un nuovo approccio da parte dei 60 operatori presenti all’interno che non devono solo vendere del cibo, “ma delle esperienze” ha sottolineato Cigarini. In futuro verrà realizzato anche un museo della gastronomia italiana ed è in discussione il trasferimento temporaneo dello stadio Dall’Ara dove gioca il Bologna Calcio.

Previsioni? Un milione di visitatori il primo anno, a regime nel 2023

Questa volta si paga l’ingresso: da 10 a 65 euro (8 e 59 on line) a seconda dei vari pacchetti acquistabili, che vanno dal semplice ingresso e soluzioni più articolate che comprendono anche tutte le nuove attrazioni e percorsi di degustazione. C’è anche un nuovo claim – “Il Parco da Gustare” – e un nuovo jingle che recita “Fico c’è Fico in città, Fico sei Fico lo sai”.

Il tentativo è quello di mettere più a fuoco una formula che, anche prima dell’arrivo della pandemia, non stava funzionando come preventivato: per molti il vecchio Fico non è stato altro che una sorta di via di mezzo tra un grande centro commerciale e un food court – anche nella nuova veste ci saranno 26 tra ristoranti e street food – oggi vuole essere un vero parco diviso in 7 aree tematiche che consenta di trascorrere una giornata indimenticabile a grandi e piccoli che amano il buon cibo e il divertimento. Le previsioni, questa volta, sono di arrivare il primo anno a un milione di visitatori e di andare a regime definitivamente nel 2023. Certo sarà fondamentale la definitiva apertura del turismo estero, centrale per il successo di Fico. È una scommessa, probabilmente l’ultima, anche se nessuno lo dice, per capire definitivamente se l’idea che un grande parco di attrazioni che ruota intorno al cibo riesca a camminare sulle proprie gambe o se sia un progetto forse un po’ troppo sovrastimato, anche in un paese come l’Italia, dove cibo e vino sono quasi una religione.

Ortofrutta? In panchina

Sebbene Fico nasca praticamente dentro il Caab di Bologna, frutta e verdura non recitano un ruolo di primo piano all’interno del nuovo layout. Non che prima della chiusura la musica fosse diversa. Una delle aree esterne, denominata “Frutteto”, c’era e rimane anche nella nuova formula, mentre tra gli operatori interni troviamo il solo Pizzoli. Ci sarà una bancarella dove verranno distribuiti  frutti “brutti, ma buoni”, ha spiegato brevemente Cigarini, forniti dal vicino centro agroalimentare in ottica di lotta allo spreco. Insomma, un po’ poco.

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