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Stati generali: tocca noi

A Villa Pamphili il premier Conte ha ascoltato i rappresentati del settore agroalimentare: “Sfruttare appieno opportunità fondi Ue”

“Di fronte a un Paese che non ha mai manifestato storicamente grandi capacità di spesa” dei fondi europei “dobbiamo sfruttare appieno questa opportunità. Se riusciamo a raggiungere l’obiettivo sarà solo perché riusciremo a stringere un patto in cui tutti marciamo, tutto il sistema Italia marcia verso questo obiettivo“. Lo ha detto ieri il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, parlando a Villa Pamphili ai rappresentanti del settore agricolo. “Questo Paese – ha aggiunto – è strutturato in modo troppo articolato per poter pensare che se non si rema tutti nella stessa direzione si possa raggiungere un obiettivo così sfidante”.


“Con la strategia nazionale per il sistema agricolo e agroalimentare inclusa nel piano Progettiamo il rilancio vogliamo dare risposte ulteriori all’emergenza in corso, ma anche costruire una visione di Paese per i prossimi anni – ha commentato la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova – Agricoltura e pesca sostenibili, sostegno alle filiere, competitività, promozione del made in Italy, semplificazione e digitalizzazione, sviluppo rurale, tutela del verde, salvaguardia dei territori, risparmio idrico, lotta al dissesto e ai cambiamenti climatici sono solo alcuni degli ambiti che la strategia va a toccare, mentre alcune delle priorità emerse oggi al Tavolo ci vedono al lavoro da tempo.Per questo mi auguro che produzione, trasformazione, distribuzione non disperdano l’esperienza di questi mesi. Lavoriamo insieme perché agricoltura, pesca e agroalimentare si affermino come settori del futuro, continuando ad attrarre le nuove generazioni e siglando il patto necessario tra sostenibilità, ricerca, innovazione, qualità, legalità e tutela del territorio. Il futuro del Paese passa di qui”.

Le richieste del settore

Giorgio MercuriLavorare nel breve-medio termine con un’accelerazione dei tempi per l’erogazione delle risorse, procedure semplificate e più snelle e una maggiore flessibilità che consenta di alleggerire il carico burocratico per le imprese. Ma nel lungo periodo le tre parole d’ordine sono sburocratizzazione, innovazione e aumento dell’export. Sono queste le principali richieste che l’Alleanza delle cooperative agroalimentari ha presentato al Governo nel corso degli Stati generali e che potrebbero consentire alle cooperative che detengono un quarto del fatturato del comparto, di gestire al meglio la situazione di crisi causata dal Covid-19. Rispetto allo sviluppo a medio-lungo termine, per l’Alleanza occorre recuperare il gap di competitività che ancora pesa su parte delle imprese. “Dobbiamo crescere, farci conoscere e aumentare le nostre esportazioni – ha dichiarato il presidente Giorgio Mercuri – per far questo occorre una grande opera di innovazione del sistema agroalimentare che dovrà passare necessariamente attraverso le infrastrutture, fisiche e digitali. Dobbiamo recuperare il gap di infrastrutture materiali e immateriali per rendere competitive tutte le aziende, con processi di sistema innovativi di Agricoltura 4.0 come la Blockchain“. Innovazione e ammodernamento, per l’Alleanza, sono i due grandi pilastri attraverso cui si potrà raggiungere anche la crescita dell’export che a oggi raggiunge solo in minima parte i mercati più distanti. L’obiettivo per Mercuri, è anche quello di “puntare ad un riposizionamento nel mercato interno e internazionale di quella parte d’Italia che oggi è esclusa perché non riesce a movimentare e a esportare le proprie produzioni”.

L’emergenza Covid-19 ha mostrato con tutta evidenza come il settore agricolo non sia residuale nel contesto socio-economico italiano, ma rappresenti il motore dello sviluppo e della crescita del Paese. Ha garantito l’approvvigionamento di beni alimentari durante il lockdown e ora rientra, quindi, a pieno titolo nel piano di rilancio economico dell’Italia. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Dino Scanavino, ricevuto dal premier Conte agli Stati generali di Villa Pamphilj. Per Cia, infatti, la straordinarietà della crisi causata dalla pandemia, non consente un approccio ordinario, mentre è necessario che le istituzioni e la politica superino rivendicazioni e opportunismi per dare forma credibile a un progetto più ampio che consideri l’agricoltura centrale e avanzi secondo una visione chiara e di lungo periodo. Gli Stati generali, secondo la Cia, devono far proprio questo impegno anche per confermare al settore agroalimentare che oggi vale 205 miliardi, di essere sulla stessa lunghezza d’onda, comprendendo gli sforzi sostenuti negli ultimi mesi per far fronte a perdite e difficoltà e riconoscendo l’opportunità di una ricostruzione, mai avvenuta dal dopoguerra a oggi. “Sono due le strade principali da percorrere in parallelo – ha detto Scanavino – Quella europea che deve vedere l’Italia ben posizionata nel contesto delle politiche comunitarie, definite dal New Green deal e con le strategie Farm to fork, Biodiversity e Next generation Eu. L’altra strada è quella tutta italiana di creare le condizioni favorevoli allo sviluppo e al rafforzamento dei sistemi produttivi territoriali. Cia-Agricoltori Italiani si candida a esserne il promotore attivo nei territori, tra Enti e Istituti locali, imprese, società e mondo della ricerca. La ripartenza, su cui lavorare, passa per più adeguate politiche di governo del territorio, ammodernamento infrastrutturale, strategie di conversione ambientale per una gestione sostenibile di suolo e fauna selvatica”.

Coldiretti, impatto della pandemia sul 57% imprese italiane

L’emergenza Covid-19 ha provocato perdite stimate in 12,3 miliardi di euro al settore agricolo nel 2020 per effetto del taglio alle esportazioni, delle difficoltà e chiusure di bar e ristoranti, del crollo dei flussi turistici e della pesante contrazione delle quotazioni alla produzione per diversi prodotti per effetto di distorsioni e speculazioni. E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, in occasione della convocazione del presidente del Consiglio per gli Stati generali. “Da quando è iniziata la pandemia in Italia – ha precisato Prandini – il 57% delle 730mila aziende agricole nazionali ha registrato una diminuzione dell’attività con un impatto che varia da settore a settore; un allarme che ha comunque fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza ma ne sta mettendo a nudo tutte le fragilità”. Da qui la necessità di intervenire con un piano nazionale per difendere la sovranità alimentare e non dipendere dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali sugli scambi commerciali. In gioco, ricorda il presidente, “c’è una filiera allargata che dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi con oltre 3,6 milioni di occupati”.

Confagricoltura, ridurre Iva e cuneo fiscale

“La ripresa economica richiede un immediato intervento per stimolare la domanda, ho quindi proposto al Governo una riduzione delle aliquote Iva sui prodotti agricoli e del cuneo fiscale sul lavoro in modo da rilanciare i consumi”. Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, alla riunione degli Stati generali. “Siamo pronti a scrivere insieme un Patto per il Sistema Italia – ha precisato Giansanti – perché se le risorse messe a disposizione dall’Europa sono fondamentali per avviare un cambiamento dell’economia in chiave di competitività, in questo momento servono anche interventi mirati. Per tornare a crescere, rilanciare la produttività che ristagna occorre migliorare le infrastrutture, diffondere la digitalizzazione e le innovazioni tecnologiche, valorizzare la ricerca e la formazione come fattori chiave per lo sviluppo”.

Per Giansanti, “la semplificazione burocratica merita una sottolineatura a parte dove ci auguriamo che il decreto annunciato dal Governo consenta di fare sostanziali passi in avanti verso l’efficienza amministrativa a tutti i livelli. Per quanto riguarda il settore agroalimentare, ha sottolineato ancora il presidente, “l’emergenza sanitaria ha indicato che l’Italia e l’Europa devono accrescere la sovranità alimentare: il 10% in più di produzione lorda vendibile dell’agricoltura significherebbe una maggiore produzione di 20 miliardi ed esportazioni agroalimentari che possono crescere di 15 miliardi. Una svolta in chiave competitiva per il nostro settore che necessita anche di accordi internazionali in grado di tutelare e valorizzare il Made in Italy”.

Copagri, ristrutturazione del settore nel lungo periodo

“Guardiamo con interesse ai contenuti del ‘masterplan’ del Governo, del quale condividiamo le linee strategiche, che devono partire necessariamente dalla semplificazione, dal rilancio delle infrastrutture e dagli incentivi per gli investimenti, tutte aree di intervento delle quali abbiamo più volte evidenziato la rilevanza per la competitività dell’agricoltura. Attendiamo di conoscere se e come questi aspetti si integreranno con i contenuti del cosiddetto ‘Piano Colao‘, nel quale nonostante non figurino approfondimenti sull’agricoltura sono presenti molti aspetti che riguardano indirettamente il primario”. Lo ha sottolineato il presidente della Copagri Franco Verrascina intervenendo agli Stati Generali. “In tema di competitività dell’agricoltura, oltre a proseguire sulla strada degli interventi da attuare nel breve-medio periodo per dare ossigeno ai produttori, bisogna ragionare sul lungo periodo, puntando a una vera e propria ristrutturazione del settore. Nel percorrere tale strada, chiediamo all’Esecutivo di dare priorità: alla sempre più improcrastinabile e auspicata semplificazione burocratica; alla rinegoziazione del debito, con particolare riferimento a mutui e altri finanziamenti; alle agevolazioni contributive, estendendo a tutti i datori di lavoro agricolo quelle riconosciute nelle zone particolarmente svantaggiate o montane; al credito agricolo, rafforzando il positivo strumento della cambiale agraria; agli incentivi ambientali, estendendo il ‘Bonus verde’ a tutto il 2021 e il ‘Superbonus’ agli agriturismi; alla promozione dell’agroalimentare e al sostegno alle filiere, partendo dai settori più colpiti, ovvero il florovivaismo, la zootecnia da carne e da latte, gli agriturismi, il suinicolo, il bovino da carne e da latte, e l’ortofrutticolo”, ha spiegato Verrascina.

Filiera Italia, ammodernamento strategico

“Un riconoscimento importante alla centralità della filiera agroalimentare italiana”. Così ha detto Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, intervenuto ieri mattina agli Stati generali. Una filiera che nel suo complesso dà lavoro a 3,6 milioni di persone e vale, dalla produzione agricola alla ristorazione, 538 miliardi di fatturato con 120 miliardi di valore aggiunto, cifra che fa dell’Italia la prima in Europa per “creazione di qualità”.
“Un comparto che oggi più che mai diventa strategico all’ammodernamento del Paese – prosegue Scordamaglia – e in questo senso non appare casuale che un punto su quattro del Piano di rilancio del Paese siano collegati direttamente o indirettamente alla nostra filiera e ai nostri territori“.
Un settore che non è stato immune dalla crisi, e il segno meno che per la prima volta si presenta davanti al nostro export lo testimonia, ma che contiene già al suo interno l’antidoto alla malattia. “Se saremo bravi a raccogliere quei trend che sono emersi già nella fase acuta della pandemia – dice il consigliere delegato – e che si legano in maniera indissolubile con la valorizzazione del nostro territorio in relazione alla nostra produzione, avremo più chance per riprenderci”. Nel suo intervento, poi, Scordamaglia individua i punti concreti su cui oggi è necessario agire per dare una risposta decisa al bisogno di ripresa del Paese. “Il settore agroalimentare può fare molto, Filiera Italia, in linea con la sua missione, da tempo insieme a Coldiretti si sta concentrando su tre punti”. Sostenibilità competitiva innanzitutto, con il rinnovamento delle filiere strategiche; internazionalizzazione che con il Patto per l’export diventa priorità, non solo del comparto, ma di tutto il Paese e, infine, la distribuzione.

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