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Frutta a guscio ed essiccata

Nocciola Piemonte Igp: continuano le trattative sul prezzo

Antonio Borra: “Una quotazione compresa tra gli 8 e i 9 euro punto resa potrebbe accontentare sia la produzione sia l’industria”

Continua a tenere banco, tra i produttori e i trasformatori di nocciole, la questione prezzo per la raccolta 2022. A intervenire in merito, interpellato da myfruit.it, è Antonio Borra (nella foto), corilicoltore e titolare dell’azienda Reuccio di Bene Vagienna (Cuneo) – dove produce anche semilavorati – nonché componente del Comitato Gianduiotto Torino Igp.

“Non era mai accaduto – spiega – che alla fiera di Castagnole delle Lanze (Cuneo), tradizionale appuntamento di fine agosto, non si trovasse un accordo sul prezzo tra produzione e industria. Da una parte l’industria, preoccupata anche dall’aumento dei costi dell’energia, proponeva 7,50 euro punto resa. Dall’altra parte la produzione chiedeva un minimo di 8,5 euro punto resa. Alla fine non si è trovato un accordo e in questi giorni si continua a lavorare sotto traccia per arrivare a una soluzione, attesa poco dopo la metà di settembre. Tuttavia – dichiara Borra – io credo che, per tenere conto delle esigenze di entrambe le parti, e considerando l’andamento della campagna 2022, un prezzo a punto resa compreso tra gli 8 e i 9 euro sarebbe conveniente per tutti. Insomma, se le nocciole fossero quotate tra i 360 e i 380 euro il quintale in guscio, tutti gli attori in campo riuscirebbero ad avere il loro margine. Diversamente – continua Borra – ci si esporrebbe a rischi notevoli, perché i trasformatori sarebbero portati, con quotazioni troppo elevate, ad acquistare prodotto altrove, in primis dalla Turchia. Occorre trovare, in questa situazione molto complessa, il giusto equilibrio”.

Quanto all’andamento della campagna 2022, Borra aggiunge: “Per il secondo anno consecutivo, abbiamo registrato un anno di scarica, con una produzione che in termini quantitativi è in linea con il 2021. Le piante hanno peraltro sofferto le alte temperature dell’estate, tanto che il calibro 15 non esiste, del 14 ce n’è molto poco, quindi si va dal 13 in giù. Peraltro, sempre a causa della siccità, molti frutti non si presentano tondeggianti e ciò rende più difficile la pelabilità”.

Ancora Borra, introduce poi un’altra questione con la quale diversi produttori stanno facendo i conti. “Chi non ha fatto i trattamenti giusti, sta affrontando anche un problema di marciume del frutto, dovuto a una batteriosi indotta probabilmente dal caldo. Mi è stato riferito che, in alcune zone dell’Alta Langa, qualche produttore ha anche rinunciato a raccogliere”.

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