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Frutta a guscio ed essiccata

Nocciole: Italia Ortofrutta lancia un nuovo progetto

nocciole

All’iniziativa aderiscono sei Op. Obiettivo: affinare tecniche di difesa contro insetti e patologie fungine

“Noi produttori di nocciole non siamo assolutamente contro l’ambiente, anzi! Fosse per me, un regolamento per divieto di utilizzare il glifosato lo potrebbero fare anche oggi; mi farebbe piacere e non cambierebbe nulla rispetto a ciò che già facciamo”. Così Piero Brama, presidente dell’Op Cooperativa Produttori Nocciole, commenta il dibattito in corso sulla sostenibilità della filiera del nocciolo.

Questo, sia alla luce degli ultimi servizi andati in onda sulle reti nazionali (“Report” del 15 novembre 2021), sia all’indomani della presentazione del progetto di ricerca applicata dell’Unione Nazionale Italia Ortofrutta, denominato “Definizione di un modello di gestione del noccioleto maggiormente ecocompatibile con il territorio e con l’ambiente relativamente alle difesa dai principali insetti fitofagi ed alle avversità fungine e batteriche nonché per la gestione agronomica con riferimento alla corilicoltura laziale e campana”.

Il nuovo progetto

Questo progetto, che ha come capofila la già citata Italia Ortofrutta ed è affidato all’Università della Tuscia di Viterbo-Dipartimento Dafne, vede la partecipazione di 6 organizzazioni di produttori aderenti all’Unione Nazionale (Agrinola, Co.Pro.N.T., Cpn, Ecolazio, Euronocciola e Tonda di Giffoni). L’obiettivo è presto detto: “Definire e affinare tecniche di difesa e di contrasto ai principali insetti e patologie fungine, in un quadro di rispetto ambientale e di sostenibilità ecologica di questa coltivazione”.

“Ecologia, c’è necessità di fare chiarezza”

“Sostanzialmente su questo tema – avverte poi ancora Brama – dobbiamo metterci d’accordo. La nostra fissa, da sempre, è un approccio ecologico alla coltura delle nocciole. Ma sul termine “ecologico” dobbiamo intenderci, senza abbandonare pure il discorso della redditività”.

Brama poi entra nello specifico e spiega: “Certamente, se mi si viene a dire che quello della cimice è un falso problema, o che è sufficiente contrastarlo piantando leguminose, allora non ci siamo. Ma se invece vogliamo dare una valenza scientifica al termine “ecologico”, allora sono pienamente d’accordo e stiamo già lavorando per questo, con diversi progetti. Abbiamo infatti in essere una convenzione con l’Università di Viterbo per un’analisi di tutti i terreni, con l’obiettivo di calibrare la concimazione e non impiegare nulla più del necessario. Se poi non ce n’è bisogno, il concime non si dà, e ciò va a vantaggio anche del produttore”.

Anche la questione del terreno è molto importante, quando si parla di corilicoltura. “Occorre inoltre – prosegue Brama – superare le mancanze tecniche che ci sono in agricoltura, ad esempio sul tema dell’umidità del terreno. Non tutti i suoli, del resto, sono uguali. Quindi, da quattro anni utilizziamo delle sonde che ci indicano la percentuale di umidità di un determinato terreno, e il conseguente apporto idrico che è necessario. E non ci stiamo accontentando di questo: intendiamo introdurre dei sensori a livello fogliare, che colloquino con una sonda e indichino qual è, da parte della pianta, l’assorbimento dell’umidità del terreno”.

Ma non solo. “Stiamo portando avanti anche altri importanti progetti, uno con la cattedra di Entomologia dell’Università della Tuscia per uno studio sulla cimice, l’altro con l’Università della Tuscia e il Cnr per la produzione di biochar, materiale carbonioso ottenuto dalle ramaglie del nocciolo attraverso pirolisi, che avrebbe anche il vantaggio di tagliare le emissioni di anidride carbonica in atmosfera e probabilmente (questo dovranno dircelo gli studi ad hoc) di sottrarre metalli pesanti dal terreno. E’ del tutto sbagliato e scorretto quindi – conclude Brama – farne un discorso tra produttori di nocciole che sarebbero contro l’ambiente e altri che vorrebbero difendere l’ambiente. Tutti noi vogliamo bene all’ambiente, producendo azioni concrete in tal senso”.

L’opportunità dei campi prova

Sul progetto di Italia Ortofrutta sono intervenuti anche altri. Rossano Francesco Pulcinelli, Presidente della op Euronocciola dichiara: “Un’opportunità, quella di partecipare alla sperimentazione con i campi di prova, che abbiamo accolto con gran entusiasmo perché solo investendo nella ricerca è possibile continuare a garantire una produzione di qualità che rispetti l’ambiente ed i suoi occupanti, fornendo inoltre al consumatore, oltre un prodotto sano, una corretta informazione delle tecniche di coltivazione del prodotto nel nostro territorio”.

L’importanza di un approccio scientifico

Vincenzo Falconi, direttore di Italia Ortofrutta Unione nazionale, osserva: “In questo contesto diventa fondamentale evitare qualunquismi ed avere un approccio scientifico, affinché gli obiettivi fissati dalla strategia Farm to Fork – ossia dal Campo alla Tavola – si traducano in fatti concreti e si possa individuare una gestione di difesa del nocciolo maggiormente ecocompatibile con il territorio e con l’ambiente.

Questo progetto, oltre a mirare ad individuare una gestione di difesa del nocciolo maggiormente ecocompatibile con il territorio e con l’ambiente, porterà alla stesura di un documento finale di indirizzo, adottabile su base volontaria, con la proposta di modifica del disciplinare di difesa integrata utile ai Servizi Fitosanitari Regionali per l’aggiornamento dei disciplinari di difesa integrata volontaria. Aspetto quest’ultimo per Italia Ortofrutta di non secondaria importanza, visto l’impegno che da sempre contraddistingue l’attività dell’Unione Nazionale a supporto del comparto ortofrutticolo italiano e delle sue Op associate”.

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