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Frutta a guscio ed essiccata

Marrone di Castel del Rio Igp: produzione in netto calo e torna il cinipide

Giuliano Monti: “I quantitativi sono il 20-30% di un’annata normale, ma la qualità è eccellente”

Nel panorama castanicolo nazionale, una delle produzioni di pregio che quest’anno ha maggiormente sofferto sia il caldo, sia una recrudescenza della presenza del cinipide galligeno è senz’altro quella del Marrone di Castel del Rio Igp, una Indicazione geografica protetta fin dal 1998, che oggi copre una superficie di circa 550 ettari.

A fare il punto della situazione è Giuliano Monti, presidente del Consorzio del Marrone di Castel del Rio Igp, che rileva: “Quest’anno la produzione si è attestata su un 20 – 30% rispetto a un’annata normale. Il drastico calo è stato dovuto soprattutto alla siccità, ma anche a un ritorno della vespa cinese, specialmente nelle zone più alte e specialmente in aree che un tempo non ne erano state colpite. Nelle aree più basse, invece, dove il terreno era fresco la produzione è stata pressochè normale, ma dove era secco si è raccolto tra il 20 e il 30%. Quindi, in linea generale, abbiamo avuto una produzione scarsa e a macchia di leopardo.

C’è però anche una buona notizia in questa situazione non certo rosea. “Pensavamo che fosse ormai tardi, ma le piogge di fine settembre hanno comunque dato un buon contributo alla crescita dei frutti che c’erano, che non hanno avuto pezzature straordinarie (circa 80 – 85 frutti per fare un chilo), ma la loro qualità era eccellente. Non ci sono stati infatti problemi di marcescenze o altro; tutti i frutti si presentavano generalmente sani. E’ chiaro che, sul fronte dei prezzi, anche se questi sono stati sostenuti, non ci può essere soddisfazione, vista la scarsità della produzione”.

A confermare che l’annata 2021 è per molti versi da dimenticare è pure il produttore Ernesto Bisi, ex presidente del Consorzio, che aggiunge: “C’è stata una molteplicità di fattori che ha portato, anche quest’anno, a una scarsissima produzione, dopo quella non certo soddisfacente dello scorso anno, quando era andata un po’ meglio, ma non più di tanto. Ai problemi di impollinazione causati da pioggia e freddo, si sono aggiunti la siccità estiva e il cinipide, che hanno generato per così dire la “tempesta perfetta” per avere una produzione anche del 10% rispetto a un’annata normale. Mi preoccupa ancora il cinipide – spiega Bisi – perché sembra essere ritornato in modo importante nonostante i lanci dell’antagonista che abbiamo effettuato negli anni scorsi”.

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