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Frutta a guscio ed essiccata

Frutta secca: anche quella da bere piace sempre di più

Bianchi (Policom): “Siamo già presenti in oltre 30 Paesi e prevediamo di arrivare a una quota export del 40% a fine 2021”

La frutta secca da bere (e da spalmare) piace sempre di più, sia in Italia sia all’estero. La dimostrazione, numeri alla mano, l’ha offerta l’azienda Policom di Campo Calabro (Reggio Calabria), presente con un proprio spazio all’edizione 2021 di Cibus, il salone internazionale dell’alimentazione svoltosi la scorsa settimana a Parma.

Nata come piccolo laboratorio artigianale nel 1980 e proprietà della famiglia Polimeni, Policom è una realtà cresciuta molto in fretta: nel 1999 inaugura il suo primo stabilimento industriale, nel 2003 lancia sul mercato il latte di mandorle Uht, nel 2010 inizia la produzione di semilavorati e ingredienti per le industrie, dal 2014 inizia ad espandersi anche sui mercati internazionali e nel 2019 apre il nuovo stabilimento di oltre 10mila metri quadrati.

“Oggi – spiega Francesco Bianchi, export manager dell’azienda – produciamo sia prodotti finiti, sia semilavorati per l’industria. Il nostro core business sono le mandorle e i pistacchi, ma lavoriamo anche nocciole, anacardi e noci. All’industria forniamo soprattutto semilavorati per gelateria, pasticceria e yogurt, mentre come prodotti finiti siamo presenti sul mercato sia con i nostri due marchi – Mand’or per le bevande a base di frutta secca, Crem’or per le creme spalmabili – sia con le private label di diverse insegne. Nei nostri due brand utilizziamo esclusivamente prodotti di origine italiana, mentre per la marca privata ci atteniamo naturalmente alle disposizioni dell’insegna per quanto riguarda l’origine della materia prima. Abbiamo anche attivato un e-commerce sul nostro sito, per la vendita diretta al consumatore, ma naturalmente la maggior parte del nostro fatturato è con l’industria e la grande distribuzione. Siamo molto soddisfatti di come sta andando il nostro comparto, dalle bevande alle creme a base di frutta secca – conclude Bianchi – tanto che le ultime proiezioni che abbiamo fatto ci indicano che cresceremo ancora, e arriveremo a toccare una quota del 40% di export dei nostri prodotti, in aumento sugli anni precedenti”.

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