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Ciliegia dell’Etna Dop, annata da dimenticare

Ciliegia dell'Etna Dop

Spina, presidente del Consorzio: “Non varcheremo i confini siciliani”. Fichera, produttore: “Il 50% del prodotto resterà sulle piante”

“E’ un’annata da dimenticare, sotto tutti i punti di vista”. Così, in sintesi, Carmelo Spina, presidente del consorzio Ciliegia dell’Etna Dop (varietà Mastrantonio), a cui afferiscono una ventina di aziende. Lo scenario riferito è sconfortante: la fioritura è stata compromessa dal maltempo che si è abbattuto in Sicilia proprio nel periodo dell’allegagione il che comporta, in termini di rese, una perdita al momento stimata tra il 30 e il 40%. A questo si somma la mancanza di manodopera e l’incertezza dei mercati, entrambe causate dall’emergenza sanitaria: “Nonostante la carenza produttiva – spiega Spina – molto prodotto resterà sulla piante e quel poco che raccoglieremo dovrà fare i conti con i mercati: difficilmente il prodotto quest’anno varcherà i confini siciliani“. Nelle annate scorse, invece, si è venduto anche nei supermercati del nord Italia ma quest’anno, causa pandemia, per dirla con le parole del presidente, “c’è troppa paura a esporsi“.

Con queste previsioni le ricadute sul prezzo sono inevitabili: “Al momento è difficile quantificare – puntualizza – auspichiamo di recuperare almeno le spese“. Per effetto dell’altitudine, la raccolta della ciliegia in questione dura circa due mesi: si inizia questa settimana con i frutteti più bassi, che si trovano a circa 100 metri sul livello del mare, per poi chiudere, a fine luglio, con quelli più alti, che arrivano fino a quota 1600.

L’unica speranza – conclude Spina – è che si riesca a reperire un po’ di manodopera locale, in modo da salvare almeno l’ultima fase della raccolta. Ma non sono ottimista, spero solo che passi presto questa tempesta”.

Salvatore Fichera: “Siamo fermi”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Salvatore Fichera, titolare dell’azienda “I Frutti del Sole dell’Etna“, di Sant’Alfio (Catania), specializzata nella produzione e commercializzazione della “Ciliegia dell’Etna Dop”, a cui si affianca la produzione e il commercio degli agrumi (arance e limoni). 

Causa coronavirus è rimasto bloccato a Bergamo, dove dal 2009 ha due negozi in cui rivende prodotti ortofrutticoli siciliani: “In Sicilia di fatto siamo fermi – riferisce – Il prodotto è poco per via dell’inverno che non c’è stato, la manodopera non arriva e una serie di difficoltà legate alla mia assenza faranno sì che almeno il 50% del prodotto resterà sulle piante. Quello che raccoglieremo dubito che sarà venduto come Dop, andrà all’ingrosso di Catania”. 

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