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Biologico

Biodinamica, il mercato italiano ha un potenziale di 47 milioni

Il freno è la carenza di produttori, ma l’Emilia Romagna è al lavoro. E si avvale dell’intelligenza artificiale per valutare i terreni

Un’analisi del mercato biodinamico europeo condotta da SG Marketing tra il 2018 e il 2020 riporta numeri confortanti per il settore. Tra il 2007 e il 2017, i consumi di prodotti coltivati con questo metodo sono cresciuti del 123%, e sono oggi pari al 3,5% dei consumi europei di ortofrutta bio: “Se il trend in atto sarà confermato – ha spiegato ieri Raffaello Bernardi SG Marketing durante la presentazione del progetto Sviluppo e valorizzazione di produzioni agricole biodinamiche della Regione Emilia-Romagna – nel 2025 si stima che il mercato europeo dei  biodinamici avrà un valore di 600 milioni di euro“.

L’Italia e il potenziale di sviluppo

In Europa, i maggiori consumatori di prodotti biodinamici sono la Germania, con il 43% dei consumi, la Francia, con il 22 e l’Italia, con il dieci: “I consumi italiani crescono a un ritmo del 96 per cento – ha precisato – dunque inferiore rispetto alla media europea. Se, infatti, nel 2007 il mercato aveva un valore di 13,6 milioni, nel 2017 ha raggiunto i 26,7. Proiettando il trend al 2025, il mercato dovrebbe raggiungere quota 47 milioni“.

Il condizionale è però d’obbligo, perché, come ha sottolineato Bernardi, allo sviluppo del segmento vi sono almeno due limiti: le poche referenze attualmente disponibili e la carenza di produttori, elementi che disincentivano i buyer della Gdo all’acquisto. In tale contesto, si inserisce il progetto triennale dell’Emilia Romagna partito nel 2018.

Una cooperazione bella e spontanea

Mario Tamanti, Gruppo Viva, ha riportato: “Il progetto Sviluppo e valorizzazione di produzioni agricole biodinamiche della Regione Emilia-Romagna è partito dall’esigenza di un gruppo di produttori e di tecnici che hanno sposato i principi dell’agricoltura biodinamica in un momento in cui se ne parlava poco e male, era il 2016. Una cooperazione bella e spontanea, che poi è convogliata nel Programma regionale di sviluppo rurale (Psr) 2014/20”. Il progetto finanziato dal Psr dell’Emilia Romagna è teso a promuovere la cooperazione tra soggetti della filiera ortofrutticola, dal campo al mercato, per realizzare iniziative pilota e di sviluppo di nuovi prodotti, di pratiche e di processi derivanti dall’applicazione delle tecniche della produzione biodinamica: “Sono tre gli step – ha chiarito Chiara Pari di Apofruit – La messa a punto del metodo produttivo, l’individuazione del canale commerciale e la formazione degli operatori“.

L’intelligenza artificiale per leggere il terreno

“Sulla frutticoltura biodinamica c’è pochissima esperienza – ha riferito Alberto Aldini di Apofruit Italia – Dunque ci siamo concentrati fin da subito sul terreno, mettendo a punto analisi qualitative e non quantitative, come si è abituati a fare nel convenzionale. D’altro canto il metodo biodinamico si impernia sulla fertilità dei suoli“. I risultati fin qui raggiunti saranno disponibili attraverso un video e un opuscolo in fase di produzione; ma c’è un altro risultato da sottolineare ed è quello raccontato da Ivan Kostadinov di Proambiente e che riguarda la lettura oggettiva delle cromatografie dei terreni.

“Fino a oggi – ha ricordato – la lettura della cromatografia del terreno era demandata agli specialisti, ma la soggettività della valutazione era un elemento comune. Per il progetto abbiamo messo a punto un sistema basato sull’intelligenza artificiale, il quale restituisce un report in cui sono indicati dei parametri che ci permettono di fare valutazioni oggettive”. Una sorta di fotografia della fertilità, che può essere confrontata con successive analisi: “Man mano che il progetto ha avuto il suo corso – ha spiegato – i metodi biodinamici applicati hanno curato i terreni e pertanto le cromatrografie sono cambiate, migliorando”.

Sugli aspetti organolettici dei frutti è invece intervenuto Nicola Minerva, di Astra innovazione e sviluppo, che ha presentato i risultati di analisi condotte su frutti coltivati con metodo convenzionale e metodo biodinamico: “A parità di varietà, se si prendono in considerazione la gradevolezza e i gradi Brix, emerge che susine e pere sono migliori se coltivate con metodo biodinamico, mentre pesche e fragole si equivalgono – ha concluso – Un risultato che, se sommato a quello agronomico ed etico, ci spinge a proseguire in questa direzione“.

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