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Biologico

A Sana il grande balzo del biologico

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I numeri (buoni), l’export (in crescita), le prospettive (ottime) del comparto. E intanto in Francia…

Abbiamo fatto il grande balzo nel biologico: quinti al mondo per consumi, secondi dopo gli Usa nel valore dell’export, sul  podio europeo per le superfici dedicate. Tutto bene? Quasi. Ci sono Paesi alle nostre frontiere che crescono a un ritmo maggiore di noi. Parliamo di Francia200% in più di consumi e 10% in più di superficie nel 2019 – ma anche della Romania che dal 2017 al 2018 ha visto aumentare le superfici del 26,2 % contro il nostro striminzito 2,6%. I romeni hanno aumentato i consumi del 93,9% anche se noi ci difendiamo benino con il +76,9%.  Sono numeri doverosi per capire il fenomeno: siamo in pole position, ma dietro  rombano altri competitori. Questa la sintesi dell’incontro: “Osservatorio Sana 2020. Filiera bio: numeri chiave, prospettive di mercato, ruolo per il Made in Italy” organizzato ieri a Sana, fiera purtroppo più silenziosa e meno movimentata rispetto al solito.

Cafiero del ministero: “Cresciamo, ma gli altri sono veloci”

Sana biologico

Il pubblico dei convegni di Sana2020

Roberta Cafiero, dirigente del ministero delle Politiche agricole, armata di numeri e grafici rappresenta bene il buono stato del settore in Italia, ma avverte: “Cresciamo, ma nell’ultimo anno altri Paesi sono cresciuti molto di più. A iniziare da Francia, Germania e Spagna che, rispettivamente, nel 2019 hanno visto crescere le superfici del 10,1%, 6,6% e 4,8% mentre l’Italia si è fermata al +1,8%. I numeri spiegano bene il fenomeno.

Siamo ancora primi per numero di operatori con 80mila unità ma la Francia è cresciuta del 13,8%  e rincorre con 70mila addetti. Sempre sul tema classifiche siamo primi per agrumi, ortaggi, cereali, olivo e terzi per la vite. Sul fronte ortofrutta è interessante registrare quanto incide il biologico sugli orientamenti produttivi: il 28% per gli agrumi e il 23% sulle frutticole.

Mercato dominato da Gdo, cresce a doppia cifra il discount

biologicoSecondo i dati presentati da Riccardo Meo di Ismea, l’anno scorso il mercato italiano valeva 3,3 miliardi di euro con un’incidenza sull’agroalimentare del 4%. La Gdo nell’ultimo anno ha visto un incremento pari al 5,7%, ma il discount corre al 10,7%. L’ortofrutta è padrona nel carrello bio con circa il 50% della spesa, sempre sui ritmi di crescita gli ortaggi segnano il +7,2 % contro il +2,1% della frutta, ma spiccano gli agrumi cresciuti nel 2020 del 12,2%. Un tema fondamentale è il giusto prezzo. Nei grafici di Meo emergono i gap tra convenzionale e biologico. Un esempio: i coltivatori di mele bio prendono il 127% in più rispetto ai colleghi che producono le convenzionali, situazione riflessa sullo scaffale con un +116% per le mele biologiche.

Il biologico vola nell’e-commerce: +143%

La presentazione di Silvia Zucconi

Silvia Zucconi di Nomisma ha evidenziato come nel 2020 cresce il consumo domestico, con un grande salto in area e-commerce: +143%. Se passiamo ai numeri però la metà del fatturato è iscritto a bilancio della Gdo  con 2,065 miliardi e + 5%  di aumento, ma si difendono bene i negozi specializzati con 940 milioni di euro,  per un mercato domestico che vale 3 miliardi e 871 milioni. Ottimi numeri ma è interessante leggere il dato del discount soprattutto dopo il lockdown: aumenta del 9% mentre iper e supermercati scendono del 0,9%.

Ottimo l’export: siamo secondi al mondo, dopo gli Usa. “Abbiamo una grande proiezione sui mercati internazionali  con il biologico. Il distacco con gli Usa è marginale – sottolinea Zucconi – abbiamo una forte potenzialità. Per l’export il 74% degli imprenditori vedono per i prossimi anni una crescita rispetto a oggi. Le tendenze dei prodotti nei prossimi anni? Il primo posto è l’origine ovvero il Dna italiano, ma poi segue il biologico.

Pinton di Assobio: “Belle parole, ma manca la strategia”

Roberto Pinton, responsabile tecnico di Assobio, si sfila i guanti bianchi: “Dicono che siamo la punta di diamante del sistema. Sono le belle parole dei ministri degli ultimi 20 anni, ma in realtà veniamo visti come dei simpaticoni, come gnomi nel bosco e manca un progetto di sostegno, un disegno strategico. Siamo buoni esportatori ma mangiano poco biologico rispetto a svizzeri e tedeschi“.

Marco Pedroni di Adm: “Serve più consumo e il prezzo giusto”

MarcoPedroniCoop

Marco Pedroni

Sul fronte istituzionale è intervenuto in video il sottosegretario agli affari esteri Manlio di Stefano che sulla base dei numeri ha lodato i buoni risultati degli operatori del settore. Nel suo intervento Marco Pedroni, presidente di Adm e presidente di Coop Italia, ha sottolineato la funzione di “democratizzazione dell’acquisto” svolta dalla Gdo. “Il ritmo di crescita è alto, ma attenzione al prezzo perché quando la forbice di prezzo raggiunge l’80%  molti consumatori non comprano. Noi con Vivi Verde cerchiamo  di non andare oltre il 20%.  C’è un elemento di cultura ma anche di reddito da tener conto. Purtroppo in Italia c’è troppa intermediazione e bisogna capire che non si può fare troppo margine. Noi non ci possiamo permettere  solo il premium, il biologico non può essere una nicchia. Si consuma poco bio”. Infine il dibattito, moderato dal giornalista Armando Garosci, si è chiuso con Romano Baruzzi dell’agenzia Ice che ha sottolineato gli interventi all’estero per incrementare l’export italiano attraverso il commercio on line. E su questo fronte si stanno reclutando specialisti digitali.

Federbio: “Puntare sulle risorse del Recovery Fund”

Federbio

Maria Grazia Mammuccini, Presidente FederBio.

Calici in alto e brindisi visti i numeri da FederBio. In particolare oggi quando  l’Ue sta puntando decisamente sull’agroecologia, con le strategie di attuazione del Green Deal Farm to Fork e biodiversità che hanno l’obiettivo ambizioso di triplicare le superfici coltivate a biologico e ridurre del 50% l’uso di pesticidi entro il 2030.

L’Italia è un Paese leader per il settore. In termini assoluti, infatti, pur rappresentando il terzo paese per superfici bio preceduto da Spagna e Francia, si distingue per incidenza sul totale della Sau che oggi raggiunge il 15,8%, a fronte di una media europea del 7,5%.

I numeri del 2020 sono molto più alti rispetto a quelli del 2019, ma c’è ancora tanto da fare e servono investimenti. Li chiede FederBio che propone di riservare una quota del Recovery Fund al sostegno di un piano per la conversione al biologico dei terreni. A partire dalle aree interne e dalle aree naturali protette del territorio nazionale. L’obiettivo è  promuovere filiere di “Made in Italy Bio”. Possiamo ipotizzare di arrivare al 40% entro il 2030“. Parole di Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio.

Coldiretti: record di terreni a biologico con 2 milioni di ettari

Coldiretti fa notare il record storico: le coltivazioni bio in Italia volano verso i 2 milioni di ettari. Una crescita ininterrotta nei 30 anni dalla nascita della normativa europea in materia. Questi i dati della Coldiretti su dati Sinab. Sul piano produttivo l’Italia – sottolinea la Coldiretti – è nel 2019 il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico.  Le superfici coltivate a biologico crescono con percentuali a due cifre per  Trento (+31,3%) e il Veneto (+25,4%). Ma è il Mezzogiorno a guidare la classifica delle superfici con il record della Sicilia su oltre 370mila ettari, a seguire la Puglia con 266mila ettari e la Calabria che sfiora i 208mila ettari. Crescono anche le assicurazioni nel bio: nel 2018, la platea ha sfiorato le 3.700 unità, con un incremento dell’89% rispetto al 2016. Si legge nel Rapporto sulla gestione del rischio nell’agricoltura biologica, realizzato da Ismea.

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