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Biologico

Blockchain e bio, trasparenza della filiera garantita

Blockchain e bio

A Marca si è parlato dell’ingresso della Blockchain nelle filiere biologiche. Due gli obiettivi: tutelare i prodotti e informare il consumatore circa la storia del prodotto, dal campo alla tavola.

Giovedì 16 gennaio si è tenuto a Marca, il Salone Salone internazionale sui prodotti a Marca del Distributore, il convegno dal titolo: “Innovazione digitale del settore della certificazione biologica: la blockchain a supporto della garanzia della produzione fino al consumatore finale”. Gli stakeholder del settore che hanno preso parte all’incontro hanno potuto familiarizzare con termini e concetti al momento per molti ancora ostici, ma che presto saranno sempre più in uso anche nel settore agroalimentare: digitalizzazione, blockchain, gemello digitale, digital link, smart contract, IoT, sono solo alcuni dei vocaboli che diventeranno la base di un nuovo linguaggio comune.

I relatori che si sono alternati sono tutti partner del progetto BlockchainPlaza, presentano in altre manifestazioni fieristiche nel corso del 2019, il quale si prefigge lo scopo di diventare il punto di incontro tra imprese e aziende delle filiere agroalimentari per lo sviluppo della “Data Economy” italiana.I relatori del convegno

Volendo semplificare ai minimi termini i contenuti dell’evento, quello che è emerso è che con l’ingresso della Blockchain all’interno delle filiere agroalimentari si vogliono raggiungere due obiettivi: tutelare i prodotti e informare il consumatore.

Ed è proprio l’intento a giustificare ancor di più l’ingresso (futuro) della blockchain nelle filiere certificate bio: si tratta infatti di prodotti che devono essere tutelati, e si tratta di prodotti acquistati soprattutto da consumatori attenti. In pratica, con quello che potremmo definire una sorta di “bollino parlante” applicato sui prodotti – alle spalle naturalmente ci sono innovativi processi e complicati algoritmi – si vuole informare il consumatore finale – tramite il suo smartphone – circa l’origine, la qualità, la sostenibilità la tracciabilità e dei prodotti, con importanti ricadute sia in termini di consumer experience – come si diceva il consumatore è oggi sempre più attento a quello che acquista, soprattutto se si tratta di prodotti a cui è riconosciuto un valore intrinseco, come accade per i prodotti biologici – sia in termini di anti-contraffazione e di controllo delle frodi.

Nel merito, è intervenuto Michele Zema, direttore commerciale dell’ente di certificazione CSQA, che ha fatto notare come, con il supporto della blockchain, i certificatori potranno contare su un nuovo strumento, ossia sul virtual audit: non più solo audit in campo per verificare disciplinari e processi, ma anche verifiche “da remoto”. «Con la digitalizzazione e la tecnologia – ha spiegato – potremo controllare la filiera pezzo per pezzo, arriveremo a controllare costantemente e continuamente tutto il prodotto; perché il virtual audit ha il grande vantaggio dell’immediatezza».

Ha invece richiamato l’attenzione su alcuni tecnicismi della blockchain Gianpaolo Sara di Euronet, società di servizi statunitense, fornitore di soluzioni digitali, che ha spiegato il funzionamento di Choral Chain, la piattaforma che si basa sull’utilizzo di Blockchain pubbliche e private per la tracciabilità dei prodotti food: «con un semplice QR Code arriveremo a conoscere tutta la storia del prodotto, dal campo alla tavola, le blockchain si basano su dati verificati e validati».

Infine Massimo Bolchini, di GS1 Italy, l’unico ente italiano autorizzato al rilascio dei codici a barre, che ha evidenziato i benefici della blockchain – accuratezza dei processi, visibilità e trasparenza, sicurezza alimentare, conoscenza della storia del prodotto e anticontraffazione: «La blockchain – ha concluso – è una dimostrazione di trasparenza».

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