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Biologico

Made in Nature: le big del biologico italiane fanno squadra

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Sono concorrenti, ma fanno sistema per conquistare il mercato e convertire al bio i consumatori. I principali produttori biologici italiani che fanno squadra nel progetto Made in Nature. Una campagna promozionale incentrata su tre paesi: Italia, Francia e Germania. A Bologna un primo bilancio e gli obiettivi dei prossimi due anni.

Marciare divisi, colpire uniti” consigliava lo stratega e generale prussiano von Moltke il Vecchio. Filosofia fatta propria dai maggiori protagonisti del biologico italiano che conservano tutta la loro identità aziendale, ma si sono uniti nella gestione di Made in Nature. Il progetto di promozione, finanziato al 70% con fondi europei ed il 30% dalle aziende, da 1,6 milioni di euro – ne abbiamo scritto durante la presentazione all’ultima edizione di Fruit Logistica – è stato presentato oggi, venerdì 22 novembre, a Bologna.

L’obiettivo di Brio, Canova, VeryBio, Rk Growers, LagnascoConserve Italia – le aziende socie di CSO Italy che si occupa della gestione e coordinamento del progetto – è aumentare la penetrazione nei mercati esteri e conquistare più consumatori italiani.

I traguardi da tagliare li ha evidenziati il project manager di CSO Italy Luca Mari: “Si tratta di azioni orientate a esaltare il valore del biologico presso il consumatore ma anche presso tutti i responsabili acquisti e buyers. Un progetto di tre anni che si basa su sito web, ufficio stampa, social ma anche campagne pubblicitarie. Per esempio in Germania sulle riviste di cucina dedicate al target femminile, poi su riviste di settore in Italia”.

In Germania il kiwi promosso in 40 punti vendita, nel 2020 saranno 800 in Francia

Ci sono due anni lavoro ma nel 2019 sono state realizzate alcune iniziative. Focus sulla Germania dove si è promosso il kiwi biologico in 40 punti vendita della Gdo. E sempre nei confronti di questo canale sarà orientata la campagna in Francia nel 2020: coinvolti 800 punti vendita dove si promuoverà il prodotto, ancora da scegliere, fresco e trasformato.

Queste campagne spiegano come il mercato del biologico sia cambiato: “Da una presenza soprattutto nei negozi specializzati si è passati ad un aumento sostenuto delle quote nella Gdo”, sottolinea la giornalista Alessandra Ravaioli.

In Italia una tendenza confermata dai dati con una crescita del 5,5% nella Gdo e del 7,1% nei discount. I dati generali vedono il 53,9 % delle quote nel canale della grande distribuzione per la frutta mentre nei negozi si ferma al 41,1%. Per gli ortaggi il rapporto si inverte con il 53,2% nei negozi tradizionali e il 43,8% nella Gdo.

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Luca Mari e Alessandra Ravaioli

Più concorrenza, cresce l’offerta bio francese

Gli affari vanno bene e in questi tre mercati si vende e si consuma più bio, ma i responsabili del progetto avvertono: “Si tratta di un mercato maturo. Eravamo primi al mondo ora c’è la Spagna che ha iniziato dieci anni fa mentre in Italia si è partiti negli anni ’70 in Romagna per calmierare i danni creati dell’agricoltura intensiva”. Aumenta la concorrenza: “La competizione diventa sfrenata. I francesi che non credevano al biologico hanno ora orientato le loro scelte verso l’agroecologia, per cui oggi facciamo i conti con un mercato meno aperto, nel senso che c’è una maggiore concorrenza locale. Il 32% dei francesi dichiara di acquistare abitualmente prodotti biologici. Il bio piace a tutti, quindi si cresce ma meno”.

Il bio è più forte se legato al Made in Italy

Per crescere in un mercato più concorrenziale è necessario distinguersi, puntando sul Made in Italy che conserva sempre il suo grande fascino tra i consumatori. “È necessario legarsi alla nostra identità e alla tradizione che è sinonimo di alta qualità. I produttori italiani devono lavorare molto su questo aspetto”. Va bene il sano, ma bisogna puntare anche sul bello, buono, la storia, la cultura e naturalmente il prezzo.

Il bio come scelta ecologica: riduce le emissioni

Un’altra leva che si vuole utilizzare, anche sul fronte del mercato italiano, è l’effetto positivo della scelta biologica sui cambiamenti climatici. “Il fenomeno ridimensiona la produzione, abbiamo registrato un calo fino al 40% non compensato dall’aumento del prezzo, ma bisogna sottolineare come la tecnica biologica con la rotazione, la fissazione del carbonio nel terreno, la riduzione delle emissioni è uno strumento per ridurre il riscaldamento globale”.

Un’onda verde e italiana

Ci sono tutte le condizioni per far crescere il consumo di prodotti biologici e questa alleanza di progetto, ben sintetizzata dal logo che rivisita in chiave green l’onda dell’artista giapponese Hokusai, dimostra che si può collaborare anche tra concorrenti.

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