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Gusto e identità. La filosofia “Foodture” di Semillas Fitò

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Il successo del pomodoro Monterosa e il cambio di paradigma alla base di una nuova “rivoluzione vegetale”.

Cambia il gusto dei consumatori, cambiano gli stili di vita nonché le esigenze alimentari: non intercettare questa rivoluzione con la conseguente nascita, spesso molto veloce, di nuove tendenze, significa correre il rischio di uscire rapidamente dal mercato. Ne sono convinti da tempo in Semillas Fitò, società familiare spagnola nata a Sant Martí de Provençals a Barcellona, specializzata sin dal 1880 nella produzione e distribuzione di sementi di specie di piante agricole e orticole e oggi, giunta alla quinta generazione, multinazionale con 12 filiali, 700 dipendenti e vendite in più di 70 paesi nel mondo.

«Vogliamo creare marchi perché pensiamo che da qui ai prossimi anni i consumatori non compreranno prodotti buoni, gustosi, ma soprattutto dotati anche di una precisa identità» ci spiega Dario Antonante, uno dei responsabili commerciali per l’Italia. «E il successo del pomodoro Monterosa ci ha fatto capire che stavamo andando nella direzione giusta».

Nato nel 2012 a Cabrera de Mar, sulla costa del Maresme in Catalogna da un incrocio tra il pomodoro Pera di Girona e il Costoluto Genovese, il pomodoro Monterosa ha subito avuto un grande successo tra i retailer spagnoli per poi guadagnare grande interesse anche in Italia.

Asimmetrico, verde lime in gioventù e poi di colore rosa una volta giunto a maturità, questo pomodoro insalataro metà italiano e metà catalano, oltre ad avere un caratteristico aroma erbaceo, ha dalla sua una carta vincente molto semplice, anche se spesso dimenticata: il gusto. «In Italia c’è grande interesse per il pomodoro Monterosa, perché mancano pomodori insalatari di ottimo calibro ma che allo stesso tempo sappiano coniugare un gusto incisivo e di carattere» continua Antonante. « Ciò che spicca di più è il sapore dolce, con un finale fruttato perché, al contrario dei pomodori convenzionali, non presenta acidità. E’ un pomodoro differente; oltre al sapore, le sue virtù principali sono: dei sepali sorprendenti che gli donano un aspetto voluttuoso e rigoglioso, la buccia vellutata, la polpa non granulosa ed una buona conservabilità».

Il successo raggiunto con il pomodoro Monterosa ha portato nell’azienda catalana alla creazione di una vera e propria divisione interna dedita a progetti che possono essere definiti “speciali”. «Sì chiama Foodture (www.fitofoodture.com) ed è composta da un team trasversale composto da specialisti provenienti da settori differenti. In questo modo riusciamo a innovare con l’obiettivo di soddisfare i nuovi consumatori che sono sempre più esigenti ed attenti». Il segreto è quindi pensare ai consumatori ragionando da consumatori, «ma con il vantaggio della professionalità e della consapevolezza che solo dei professionisti del settore orticolo possono avere» continua Antonante.

Sotto questo laboratorio di idee che guarda al futuro sono nati anche Essentia, un pomodoro ciliegia molto gustoso e a forma di cuore, Finggerino, una novità assoluta per strizza l’occhio ai millenials, ma non solo e l’esotico melone Waikiki, con pelle bianca e carne color salmone. «Ma in rampa di lancio ci sono ancora altri progetti – conclude Antonante –. Stiamo costruendo ora, e continueremo così anche in futuro, partnership sia con aziende di produzione che retailer che sposino questa filosofia, sempre più convinti che ci sia spazio per prodotti realmente innovativi, dotati di gusto e identità che devono rimanere centrali in queste tipologie di prodotto.

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