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Castagno, anche nel Lazio prosegue la lotta al cinipide

castagne

Dopo le recenti segnalazioni di persistenza del cinipide galligeno in alcune aree del sud della Toscana, la lotta biologica a questo insetto responsabile negli ultimi anni della distruzione di interi raccolti di castagne continua anche nel Lazio. A Lariano, in provincia di Roma, sono stati programmati nei giorni scorsi diversi lanci di Torymus sinensis, l’insetto antagonista del cinipide. Tanto che il sindaco di Lariano, Maurizio Calciotti, ha commentato: “Ci sono stati netti miglioramenti grazie al lavoro avviato negli ultimi anni, ma non dobbiamo abbassare la guardia di fronte a una problematica che ha un impatto negativo sull’economia del nostro territorio. Per questo è importante proseguire, in sinergia con la Regione Lazio e con la collaborazione del nostro personale, la lotta biologica già intrapresa a tutela del nostro patrimonio”. Alfonso Mauro, assessore al patrimonio boschivo, ha aggiunto: “Il cinipide, in questi ultimi anni, ha arrecato notevoli danni al nostro patrimonio boschivo. Se non contrastato rischia di compromettere lo stesso paesaggio e l’economia, in particolare della nostra comunità, dove la silvicoltura del castagno è una vera tradizione e una grande risorsa. Per questo, è necessario continuare a impegnarci in tutte quelle attività volte alla proliferazione e al monitoraggio del torymus sinensis”.

Anche in Campania la presenza della vespa cinese, altro nome con cui è noto il cinipide, sta facendo ancora paura. Tanto che la Cia, confederazione italiana agricoltori, oltre ad avere segnalato il fenomeno ha avanzato nei giorni scorsi anche alcune proposte concerete. “Innanzitutto – ha detto – occorre ridefinire le aree vocate a castagneto, trattate finora semplicemente come zone boscate e non come superficie agricola e frutteti. In realtà i castagneti, parte dei quali insigniti del marchio Igp, assolvono al ruolo di vere e proprie produzioni a reddito d’impresa, esportate in tutto il mondo, con centinaia di unità lavorative occupate, che fanno della Campania la prima Regione produttrice d’Italia.

Oltre all’aspetto economico e di mercato – prosegue la Cia Campania – va anche considerato che il settore, se messo in condizione di produrre reddito, difende l’ambiente da incendi e squilibri idro-geologici. La Cia regionale chiede quindi che Regione Campania e Ministero delle Politiche agricole ridefiniscano le aree montane vocate come veri e propri frutteti e non come boschi. Questo significherebbe poter accedere ad altre soluzioni anti-crisi, anche biologiche, possibili nell’ortofrutta, ma negate nella castanicoltura”.

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