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Reparto Ortofrutta

L’ortofrutta che mangiamo è sicura? L’indagine di Fruitylife

Rispondono i responsabili qualità di Alegra, Apofruit Italia, Conor, Naturitalia e Orogel Fresco

«Sul campo si effettuano controlli del sito produttivo attraverso analisi del terreno, delle acque di irrigazione, il monitoraggio di eventuali contaminazioni da siti limitrofi e di tutte le pratiche di coltivazione effettuate dall’agricoltore» spiega Fausto Gaiba, Responsabile Qualità di Alegra s.c.a.. In magazzino invece: «vengono realizzate verifiche all’ingresso degli stabilimenti e durante tutte le fasi di lavorazione, dalla suddivisione dei prodotti in base alla pezzatura alle selezioni, dal confezionamento all’etichettatura e, infine, alla spedizione».

Le analisi dei residui vengono invece effettuate soprattutto prima della raccolta in campo. Ma a cosa servono? «permettono di verificare che il prodotto sia conforme ai requisiti di legge, in particolare per quanto riguarda l’eventuale presenza di tracce di agrofarmaci (utilizzate durante il ciclo di coltivazione e durante lo stoccaggio nelle celle frigo, nei casi ove la legge lo consenta)» chiarisce invece Cristiano Pilotto, Responsabile Qualità Naturitalia.

Tra le figure fondamentali per ogni azienda ortofrutticola troviamo il tecnico di campagna, figura diventata orami indispensabile sia per le aziende che per gli agricoltori. «oltre ai requisiti legati alla sicurezza aiuta anche a raggiungere certi standard qualitativi di prodotto in termini non solo di pezzatura, colore o assenza di difetti ma anche di caratteristiche organolettiche, di consistenza, durezza, quantità degli zuccheri ed acidità» sottolinea Massimiliano Laghi, responsabile Qualità per Apofruit Italia.

Infine il delicato tema della tracciabilità. «È un processo che permette di ricostruire a ritroso la storia di un prodotto – dichiara Giuseppe Maldini, presidente di Orogel Fresco– attraverso un sistema di identificazione e registrazione, risalendo al produttore e quindi al metodo utilizzato, al giorno di raccolta, di ritiro, di lavorazione e confezionamento». Il cosiddetto codice di tracciabilità è lo strumento di garanzia per il consumatore che racchiude al suo interno tutte le informazioni relative al prodotto. «è riportato per legge in etichetta spesso sotto forma di lotto. A tal codice è infatti associato l’agricoltore, il campo di produzione, il giorno della raccolta e la singola unità di carico accettata in azienda, quali, quante e quando sono state effettuate le analisi, chi l’ha confezionata, imballata e lavorata» spiega Marco Candini di Agribologna/Conor.

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