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Prodotti

Clementine: una campagna da pochi cent

I produttori calabresi lamentano costi alle stelle, volumi non esaltanti e prezzi di vendita bassi

Per le clementine ogni anno è immancabile lo sbocciare di una sfortuna, nella campagna 2020 si mobilitò a sostegno pure la Coop con la campagna Stiamo dalla parte dei piccoli  visto la ridotta pezzatura dei frutti e per “garantire un giusto prezzo di acquisto ai produttori e un prezzo al consumatore di 0,90 euro il chilo”. Intervento d’urgenza che Claudio Mazzini, responsabile commerciale freschissimi dell’insegna, definì “un cerotto su una ferita che ha bisogno di un intervento più serio. Facciamo da Pronto Soccorso ma manca il reparto”.

Due campagne dopo i problemi si sono moltiplicati: inflazione, rincaro dei fattori produttivi, crisi dei consumi e gli effetti negativi dei cambiamenti climatici. Una stagione commerciale da pochi cent come spiegano Natalino Gallo, presidente della Op Agricor di Corigliano Calabro in provincia di Cosenza e Alessandro Marchese rappresentante dell’azienda di famiglia con lunga tradizione  in Calabria.

Si sommano più fenomeni negativi

Il novembre di oggi è l’ottobre di qualche anno fa. Spostando tutto di un mese ci auguriamo che i conti potranno migliorare”, sono le parole d’esordio di Natalino Gallo, presidente della Op Agricor di Corigliano Calabro, azienda di punta a livello nazionale nella produzione e commercializzazione delle clementine. Si sente l’effetto cambiamento climatico con l’estate che si allunga.

“Si è concentrato tutto  in questo periodo, tra aumenti dei costi, calo produttivo, prezzi medio-bassi o bassi, i danni – afferma l’imprenditore calabrese – ci sono eccome. Far tornare i conti in queste condizioni, con lo squilibrio in atto tra vendite, produzione e costi, è molto complicato; troppe caselle che non si incastrano. Sappiamo che anche la Gdo  ha ridotto la sua marginalità, certo, ma oggi viviamo un assurdo: i listini sono quelli di un’annata di super-produzione, mentre invece i magazzini di lavorazione sono semi-vuoti, e di costi alla produzione che calano, mentre non sono mai stati così alti. Uno scenario mai visto”.

Ottima la qualità nella piana di Sibari, ma meno prodotto

La clementina comune quest’anno nella Piana di Sibari, luogo di eccellenza della sua produzione, è un prodotto dolce,  che conferma tutta la sua qualità. Il calo produttivo è tuttavia superiore alle previsioni. Le perdite previste, rispetto ad una annualità media, erano infatti intorno al 20% ma ad esse oggi si può tranquillamente aggiungere un altro -15% maturato nel periodo recente per cui è realistico parlare di una perdita del 35%“.

“Pur a fronte di un calo così vistoso – sottolinea Natalino Gallo –  vengono praticati i prezzi di una campagna media. Con alcune catene si può fare un ragionamento, ma è dura. Si gioca su pochi centesimi in più o in meno e questo fa già la differenza per la produzione. Sui banconi di vendita poi il panorama dei prezzi è estremamente diversificato”. Si auspica  un migliore equilibrio.

Si punta sulle varietà tardive e su Igp

I  problemi ci sono da tempo ma si è lavorato per attenuarli e per adattarsi al mercato. A iniziare dall’allungare il calendario e puntare sulle  varietà tardive,  da fine gennaio a marzo,  e queste giocano un ruolo non secondario nella strategia di Agricor, la produzione c’è e si presenta abbastanza bene. Senza dimenticare il  prodotto a marchio Igp in costante crescita. Op Agricor ha pure una produzione a residuo-zero in aumento, pari ad almeno il 25% del totale e la produzione bio, di cui Gallo in Calabria è stato un pioniere, copre un altro 25%.

Marchese: il punto di vista del produttore e del grossista

Alessandro Marchese ricopre una doppia veste: produttore con il marchio di famiglia a Corigliano Calabro  e commerciante al mercato all’ingrosso di Rimini dove rappresenta anche i grossisti con la carica di presidente Fedagro. 

Alessandro Marchese

L’osservatorio è largo e si confermano i problemi evidenziati da Gallo ovvero “sulla campagna agrumicola incidono negativamente i  mutamenti climatici, i rincari in campo, nella lavorazione e nella logistica a cui non corrispondono prezzi che permettono di recuperare  il differenziale“. E poi volumi in calo: “Non basta l’attenzione di alcune insegne della Gdo più sensibili al mondo produttivo che riducono la loro marginalità“. Quest’anno l’insieme di tutti questi fattori, una tempesta perfetta, fa virare verso il rosso i bilanci aziendali.

Il premium viene pagato, ma “rappresenta una nicchia”

Il buon prodotto spunta qualcosa in più: “Noi con  Marchese Gold  riusciamo a prendere un 20/25% in più perché il consumatore riconosce la continuità della qualità offerta”. Marchese aderisce al consorzio Igp e alla Op Ortocal. “Le clementine dei territori più vocati  hanno un certo riscontro, ma il prodotto premium vale un 10% del totale e si vende in alcune aree della distribuzione organizzata, nelle botteghe di un certo livello ma il dettagliante di questi tempi punta sul prezzo”.

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