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Prodotti

Ig: come valorizzare l’ortofrutta di qualità

Le criticità nel sistema Dop e Igp. A Macfrut ne hanno parlato Ismea, Coop Italia e le rappresentanti di alcuni consorzi di tutela

Un incontro per raccogliere le differenti esperienze, evidenziare le criticità ma anche le opportunità di chi produce, distribuisce, valorizza e tutela le Indicazioni geografiche (Ig). L’incontro si è tenuto recentemente a Macfrut e lo ha moderato Fabio Del Bravo, responsabile Direzione servizi per lo sviluppo rurale di Ismea.

A dialogare e confrontarsi in modo aperto e costruttivo c’erano Germano Fabiani, responsabile reparto ortofrutta di Coop Italia, Leo Bertozzi del board di Origin Italia e un tavolo tutto al femminile in rappresentanza dei consorzi di tutela: Elena Eloisa Albertini (Arancia Rossa di Sicilia Igp), Isabella Ciattini (Nocciola Piemonte Igp), Cristiana Furiani (Radicchio di Verona Igp), Micaela Girardi (Oliva ascolana Dop) e Jessica Paternoster (Mela della Val di Non Dop).

Per Coop Italia parlano i numeri. Nella sua linea Fiorfiore sono 17 i prodotti Igp o Dop: sette di frutta fresca, sei di verdura fresca, due di frutta secca e due di IV gamma. Parliamo di 22 milioni di euro di vendite per 7 milioni di kg: +7% a volume e +0,2% a valore nell’ultimo anno. Proprio dalle osservazioni di Fabiani sono scaturite alcune interessanti considerazioni: “Vedo – ha detto il manager – alcune debolezze all’interno dei disciplinari, ma anche incongruenze. C’è molta attenzione alla geografia e meno alla soddisfazione al consumo. Con criteri di sensibilizzazione geografica incoerenti; per esempio, il Disciplinare dei limoni Igp di Rocca Imperiale limita l’areale di produzione, mentre quello delle clementine di Calabria prende sia il lato ionico, sia l’arco tirrenico. Poi c’è la bizzarria dei Fichidindia Igp, mi chiedo se siano così importanti da motivare due differenti Ig (di San Cono Dop e dell’Etna Dop, ndr) o se, nel caso delle uve da tavola, sia giusto non prevedere le varietà senza semi”.

Passiamo alle opportunità: ” E’ vero, il contesto è deprimente, ma il consumatore ha bisogno di rassicurazioni in momenti di smarrimento economico e sociale. E Dop e Igp svolgono questo ruolo rassicurante, ma devono lavorare su alcuni aspetti qualitativi”.

I casi virtuosi

Come sottolineato da Del Bravo spesso le Ig rappresentano l’unico strumento per fare vivere – o sopravvivere – una realtà; per aggregare attorno a un marchio un territorio. E le rappresentanti dei consorzi di tutela hanno confermato. La propensione all’aggregazione è quasi un fattore culturale, pensiamo alle mele del Trentino che hanno la forza di aggregare 4.000 persone. In particolare, sono proprio i consorzi di tutela che diventano strumento per aggregare. Nel caso del radicchio di Verona, oltre a stabilire caratteristiche del prodotto, ha contrinuito a fare conoscere le differeenze tra un prodotto e l’altro. Ogni consorzio, poi, è costruito su misura del proprio prodotto: per l’arancia rossa di Sicilia, soprattutto significa vigilanza, tutela, controllo e la capacità di unire le risorse per investimenti collettivi.

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