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Prodotti

A Bologna l’assessore no global per la frutta locale

Daniele Ara critica la ristorazione e vuole assegnare la terra a prezzi politici

Passino arance e banane, ma nella ristorazione meglio la frutta locale. L’assessore comunale all’agricoltura Daniele Ara, pure  agronomo quindi parla di cose che conosce, lancia la battaglia: prima pere e  mele bolognesi. La guerra alla globalizzazione delle verdure l’ha annunciata sulle pagine locali di Repubblica dove ha bacchettato la ristorazione sotto le Due Torri: “Non usa la frutta di qui“.

Bar e ristoranti: “Scelgano prodotti locali”

Premessa: la frutta si legge poco nei menù dei ristoranti. In tutta Italia. E quando c’è? A Bologna, secondo l’assessore Ara, quella locale viene snobbata dal sistema Horeca cittadino. Chiaro che oggi le arance, per fare un esempio, sono un articolo sempre presente nei bar per via delle spremute. Ma non arrivano solo dalla Sicilia, finita la campagna nazionale affluiscono copiose dal Sudafrica o dallo Zimbawe. E le pere? Arrivano anche da Olanda, dall’Argentina e da tanti altri Paesi con a km 1000 (e oltre).

Puntare sulle scuole e i 24mila pasti quotidiani

In città e nei paesi vicini nascono e si moltiplicano i mercati contadini con solo prodotti del posto. A Vigorso, verso Budrio. è immancabile il banchetto a due passi, letteralmente, dalle piante che offrono pere e susine. Un bel mondo contadino colorato e festoso, ma l’assessore da buon agronomo sa che non basta. E indica dove agire, numeri alla mano: le scuole di Bologna servono ai piccoli studenti oltre 24mila pasti al giorno. Una (possibile) manna per l’agricoltura locale.

Dare i terreni comunali a prezzo politico

Va bene puntare sulla città/campagna che produce frutta, verdura, difesa della biodiversità e buon clima, ma bastano i terreni? L’assessore /agronomo conosce il sistema e va oltre l’incentivo alla spesa locale. Vuole sostenere e stimolare la nascita di campi e orti urbani attraverso l’assegnazione a prezzo politico dei terreni comunali. Non ai pensionati, come si fa per uso ludico e ricreativo da decenni, ma a cooperative di produttori.

Il disegno è chiaro visto che si vogliono liberare “terreni oggi coltivati in maniera residuale”. Daniele Ara sogna di far tornare in vita “vigneti e frutteti” di una volta. Eppur (qualcosa) si muove come la riscoperta, per fare un esempio, del carciofo violetto di San Luca che fino alla prima metà del secolo scorso era una delle coltivazioni principali sulle colline a sud di Bologna. E’ ripresa la produzione e nei bar cittadini viene sempre più spesso servito il liquore Carciofino violetto di San Luca. Una delle tante manifestazioni  della rinascita della cultura agricola bolognese. E presto aprirà Orto Mercato, il nuovo mercato contadino che sorgerà al Caab.

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