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Prodotti

Melanzane tonde: la blockchain per Melanzì è già realtà

Nuccia Alboni: “La sfida è tracciare tutta l’azienda. Il futuro è all’insegna della digitalizzazione e della sostenibilità”

Nuccia Alboni e Fabio Alessandrello con i figli Silvio e Alessandra

La melanzana tonda di Melanzì, brand con cui la Cooperativa Ortonatura di Vittoria (Ragusa) commercializza i propri ortaggi, è la protagonista di un progetto che mette al centro la blockchain. “Con l’associazione Road to Quality stiamo lavorando in questa direzione – esordisce Nuccia Alboni, titolare dell’azienda insieme al marito Fabio Alessandrello – Abbiamo intenzione di tracciare tutta l’azienda“.

Quanto alla stagione in corso, Nuccia Alboni esprime soddisfazione: i prezzi delle melanzane sono in linea con quelli della campagna scorsa e, a causa delle carenze produttive spagnole, c’è maggiore richiesta dai mercati esteri, in particolare Germania e Scandinavia. Anche sul fronte dei peperoni tutto procede al meglio: i prezzi sono alti, la richiesta è continua: “Il consumatore riconosce i nostri prodotti, sa che ci mettiamo la faccia – spiega l’imprenditrice – Stiamo lavorando anche sul packaging, la strada intrapresa è quella del biodegradabile. E stiamo lavorando sul residuo zero e sulla certificazione nichel free. Digitalizzazione e sostenibilità sono i nostri principi guida“.

Con la blockchain la sicurezza è al top

Il primo luglio dello scorso anno il brand La signora Melanzana è andato in pensione per lasciare il posto al brand Melanzì. “E’ stato un passaggio indolore – riferisce Alboni – Melanzì è un brand rinnovato in chiave sostenibile e digitale, che dunque ben rappresenta la nostra filosofia. Dalla produzione al magazzino, fino alla commercializzazione, per noi la parola d’ordine è industry 4.0“. Da qui l’idea di testare in concreto la blockchain.

“La blockchain è molto di più di una certificazione – precisa – Dal seme al trapianto, passando per il vivaio, tutti i dati sono tracciati e, soprattutto, inalterabili, nessuno li può manomettere. Abbiamo intenzione di proseguire su questa strada”. Il progetto blockchain sulla melanzana tonda, dunque, farà da volano: “La sfida è tracciare tutta la azienda – argomenta – I costi non ci spaventano, perché siamo certi che si possano abbattere. Basterebbe che una buona parte dei produttori si muovesse in questa direzione”.

Dal campo al magazzino è tutto 4.0

Le macchine e le attrezzature agricole impiegate in azienda sono tutte connesse, le serre si aprono e si chiudono in automatico in funzione dei parametri ambientali (luce, temperature), la stazione meteo, direttamente collegata allo smartphone dei titolari, permette di ottimizzare acqua e trattamenti fitosanitari: “Non sprechiamo una goccia d’acqua – precisa Alboni – Per noi si tratta di un beneficio reale, nelle nostre zone l’acqua è un bene prezioso”. Dunque è tutto pianificato, tutto connesso:Da anni investiamo nella tecnologia e continueremo a farlo – aggiunge – Certo è importante avere in azienda qualcuno che sappia leggere e interpretare i dati, un compito affidato a nostro figlio Silvio, il quale tiene tutto sotto controllo da remoto”. Anche il magazzino dell’azienda è automatizzato, chi lavora in linea non deve fare alcuno sforzo per accatastare cassette o per portarle al piano di lavoro: “Per noi la sicurezza e il benessere dei lavoratori è al primo posto – conclude Nuccia Alboni – Un ambiente di lavoro sereno è fondamentale. Siamo i primi a essere presenti sul campo, sappiamo che cosa vuol dire”.

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