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Pesche, Eleuteri (OP Armonia): “Il mercato sarà sempre più spietato con chi non farà qualità”

PescheOpArmonia

«Dobbiamo smetterla con i piccoli calibri nei cestini, anche gli spagnoli stanno cambiando». Manca un mese alla fine della campagna delle pesche e nettarine per OP Armonia. Il punto con il direttore commerciale Marco Eleuteri

Se qualcuno quest’anno si fosse fatto una passeggiata in Spagna a Murcia, avrebbe visto fuori da molte cooperative dei cartelli con su scritto “Non ritiriamo calibro C”. Non pesche di calibro D, ma C. Questa secondo me sarà una tendenza».

Ne è convinto Marco Eleuteri, direttore commerciale di OP Armonia, realtà di riferimento della frutticoltura del Sud Italia.  L’abbiamo incontrato a casa sua, nelle Marche, a due passi dal pescheto di famiglia di Montecosaro, patria di quella pesca Saturnia che invece rappresenta un’oasi felice e della quale ne parleremo domani.

MarcoEleuteriPesche«Se gli spagnoli cominciano ad offrire cestini di pesche di calibro B, e noi andiamo sul mercato con il calibro C, dove compreranno gli stranieri? Per esempio, i buyer tedeschi, che sono i principali acquirenti di cestini di pesche, compreranno da noi o dagli spagnoli?»

Lacrime e sangue: potremmo definire così quest’anno sino ad ora la campagna delle pesche e nettarine per l’Italia e tra i tanti problemi presenti sul mercato Eleuteri tocca molti punti dolenti che riguardano soprattutto la produzione del Sud Italia. A partire dalla questione dei piccoli calibri, protagonisti della prima parte della campagna.

«Noi ci ostiniamo ancora a produrre soprattutto nella parte iniziale della campagna i calibri C che vanno nei cestini, prodotti che oggi non vengono ritirati più neanche dai discount italiani se non nei primi giorni di campagna a maggio». Poi basta, o finiscono all’industria di trasformazione a prezzi irrisori o li ritira la Gdo straniera, ma senza alcuna contrattazione di prezzo. «Prendeteci la merce e poi diteci quanto ci pagate. Bisogna fare così. Da questo sistema, prima se ne esce, meglio è».

I prezzi di ritiro che Eleuteri ci elenca non lasciano spazio a particolari dubbi: «Per un calibro C le quotazioni sono da 10 a 15 centesimi per le pesche, tra i 12 e i 18 centesimi per le nettarine. Per un calibro B siamo sui 20/25 centesimi, per un calibro A sui 30. E il calibro doppio AA, che paga qualcosa in più, c’è chi lo paga 50, chi 60 centesimi. Però è difficile, se non impossibile, coprire i costi con quotazioni di questo genere».

C’è poi l’ormai classico, endemico, problema della frammentazione dell’offerta, soprattutto nel Sud Italia, un problema “culturale” secondo Eleuteri, che complica ancor di più una situazione già di per sé ricca di complessità da risolvere. «Ho letto quest’anno alcune polemiche, sia sulla stampa italiana che estera, relative al fatto che la Gdo tedesca paga i cestini, per esempio, 50 centesimi e poi li rivende a 1 euro e 80. Il punto è: se possono comprarli a quelle cifre perché dovrebbero pagarli di più? L’offerta è polverizzata e in una situazione del genere la debolezza del sistema viene fuori alla grande».

Anche per OP Armonia, una realtà comunque più organizzata e unita rispetto alla media del mercato nel Sud Italia, questa situazione generale complica il mercato. «Siamo comunque delle briciole – continua Eleuteri -. Facciamo 30 milioni di euro di fatturato e ci confrontiamo con clienti medi che ne fanno 1000 e che trattano con almeno altre 5 realtà come la nostra. Non a caso la Catalogna esporta più pesche e nettarine rispetto a tutta l’Italia messa insieme».

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Al momento OP Armonia ha ancora un mese davanti di campagna con le produzioni tardive della piana di Sibari in Calabria. «Complessivamente la produzione di pesche e nettarine per il gruppo è pari a 40/45 mila quintali, circa il 20% in più rispetto all’anno scorso e termineremo la campagna la prima settimana di settembre. Abbiamo il 70% di nettarine  e il 30% di pesche. Attualmente siamo all’80/85% del raccolto».

Come si esce da questa situazione? «Oggi per fare una peschicoltura che dia reddito bisogna puntare all’eccellenza: bisogna fare calibro, sapore e colore. Per fare questo bisogna fare ricerca, innovazione e segmentazione. Se il mercato non dà risultati soddisfacenti non si risolve nulla non investendo, perché l’anno successivo la situazione sarà ancora peggiore. Noi cercheremo con sempre maggior forza di spostarci su fasce di mercato più alte».

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1 Commento

  • SALVE,SONO D’ACCORDO SU QUESTO ARTICOLO L’UNICO PROBLEMA E LA GDO CHE DEVE PAGARE BENE I CALIBRI PIU GROSSI.MA A QUANTO PARE NON MI RISULTA.

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