Le tensioni in Medio Oriente tornano a riflettersi sull’economia reale europea, spingendo ancora verso l’alto i costi energetici e, in particolare, il prezzo del carburante.
Un aumento che sta mettendo sotto pressione il settore dell’autotrasporto, già alle prese con margini ridotti e difficoltà strutturali. In questo contesto si inserisce il fermo nazionale proclamato in Italia per le prossime settimane. Fermo che, stando alle ultime notizie, potrebbe però saltare.
Tir fermi dal 20 al 25 aprile
Il fermo nazionale dell’autotrasporto merci, annunciato da Trasportounito dal 20 al 25 aprile, nasce da una pressione economica diventata ormai insostenibile per molte imprese del settore.
Al centro della mobilitazione c’è il caro carburante: il prezzo del gasolio ha raggiunto livelli inediti, comprimendo margini già ridotti e mettendo in difficoltà soprattutto le piccole e medie aziende.
Le imprese denunciano l’impossibilità di trasferire integralmente gli aumenti sui committenti, in un contesto caratterizzato da forte concorrenza e costi operativi elevati. Il risultato è un equilibrio economico sempre più fragile, che ha spinto la categoria a ricorrere a una protesta di portata nazionale.
Semaforo rosso del Garante
Sulla mobilitazione è intervenuta la Commissione di Garanzia sugli scioperi, chiedendo la revoca o la riformulazione del fermo.
Due i punti critici evidenziati dall’Autorità. Il primo riguarda il mancato rispetto dei tempi di preavviso previsti dalla normativa, fondamentali per organizzare i servizi minimi e limitare i disagi.
Il secondo è legato al principio di rarefazione oggettiva, che evita la concentrazione di scioperi nello stesso settore in un arco temporale ristretto. Secondo il Garante, il fermo si collocherebbe troppo vicino ad altre iniziative, rischiando effetti cumulativi sui servizi essenziali.
La replica di Trasportounito
Trasportounito ha risposto con una posizione netta, sostenendo che l’iniziativa non rientra nella disciplina degli scioperi nei servizi pubblici essenziali. Secondo l’associazione, si tratta infatti di una sospensione dell’attività imprenditoriale da parte di operatori autonomi e non di uno sciopero in senso tecnico.
Una distinzione che, per l’organizzazione, esclude l’applicazione dei vincoli previsti dalla legge 146/1990. Trasportounito ribadisce inoltre la gravità della situazione economica del comparto e rivendica la legittimità del fermo come strumento di pressione per ottenere interventi concreti.
Pur mantenendo toni formali, l’associazione ha invitato il Garante a considerare la specificità del settore, confermando al tempo stesso la volontà di proseguire nel dialogo con le istituzioni.
Proteste anche in Francia
La tensione sul fronte dell’autotrasporto non riguarda solo l’Italia. In Francia, tra fine marzo e inizio aprile, il settore è stato attraversato da una forte ondata di mobilitazioni, anch’essa legata all’impennata del prezzo del gasolio, arrivato in alcune aree vicino o oltre i 2,50 euro al litro.
Le proteste, coordinate da organizzazioni come Otre e Fntr, si sono sviluppate con la formula delle operazioni escargot: convogli di camion e autobus a bassa velocità su arterie strategiche per rallentare il traffico senza bloccarlo completamente.
Dalla regione parigina a Lione, fino a Nantes e al sud del Paese, le iniziative hanno coinvolto numerosi operatori, evidenziando una crisi diffusa. Nonostante gli interventi del Governo e alcune misure tampone, le associazioni giudicano gli aiuti insufficienti e chiedono soluzioni strutturali per garantire la sopravvivenza delle imprese.