Salute e benessere

20 luglio 2026

Sinu, dieta mediterranea e planetaria a confronto

93

Le ondate di calore che segnano anche questa estate ricordano quanto il cambiamento climatico entri ormai nella vita quotidiana. Anche nel piatto. Il modo in cui produciamo e consumiamo cibo pesa su emissioni, risorse naturali e biodiversità; allo stesso tempo, il clima che cambia condiziona agricoltura, disponibilità degli alimenti e sicurezza alimentare. 

Per questo la sostenibilità è entrata nelle raccomandazioni nutrizionali, accanto alla prevenzione delle malattie. Su questo terreno si inseriscono due nuovi studi della Sinu, la Società italiana di nutrizione umana, pubblicati sull’International Journal of Food Sciences and Nutrition e dedicati alla planetary health diet, il modello proposto dalla Commissione scientifica internazionale Eat-Lancet per un’alimentazione capace di tutelare insieme salute umana e salute del pianeta. 

Cos’è la dieta planetaria

Il primo studio confronta la dieta planetaria con la dieta mediterranea, analizzando le raccomandazioni alimentari di Italia, Spagna, Grecia e Portogallo. I due modelli risultano molto vicini: entrambi valorizzano cereali integrali, frutta, verdura e grassi insaturi. La dieta planetaria insiste maggiormente su legumi e frutta a guscio, mentre quella mediterranea mantiene alcune caratteristiche culturali e produttive dell’area, come il ruolo dell’olio d’oliva e dei prodotti lattiero-caseari. 

La dieta planetaria non è quindi un menù uguale per tutti, ma un quadro di riferimento da adattare ai diversi contesti. Nei Paesi mediterranei, la tradizione alimentare può diventare uno degli strumenti più concreti per rendere sostenibile la dieta quotidiana: più alimenti vegetali, più stagionalità, più varietà, meno sprechi e un uso più responsabile delle risorse. 

Il confronto con la dieta mediterranea

La Sinu aveva già aggiornato la piramide della dieta mediterranea, includendo non solo gli aspetti nutrizionali, ma anche quelli ambientali. “L’aggiornamento Sinu della piramide della dieta mediterranea ha già recepito molte delle più recenti evidenze scientifiche, valorizzando non solo gli aspetti nutrizionali, ma anche quelli ambientali: il ruolo centrale degli alimenti di origine vegetale, la scelta di prodotti stagionali e locali, la biodiversità, la riduzione degli sprechi alimentari e un utilizzo più responsabile delle risorse”, afferma il professor Francesco Sofi, presidente della Sinu.

Gli effetti delle diete sostenibili 

Il secondo studio, condotto da membri del gruppo Sinu Giovani, affronta invece un tema decisivo per la ricerca: come misurare l’aderenza alla dieta planetaria. La revisione della letteratura ha individuato 26 diversi indici sviluppati negli ultimi anni per valutare quanto l’alimentazione di una persona sia coerente con il modello Eat-Lancet. 

Questi strumenti, però, sono molto diversi tra loro. Cambiano gli alimenti considerati, i criteri di valutazione, i punteggi e i metodi di calcolo. Una variabilità che rende più difficile confrontare gli studi e costruire prove solide sugli effetti delle diete sostenibili. Da qui la richiesta di una maggiore armonizzazione metodologica, necessaria per valutare con più precisione l’efficacia delle future strategie nutrizionali e delle politiche di sostenibilità.

“La dieta planetaria non è un menù universale da applicare indistintamente in tutto il mondo. È un quadro di riferimento che individua obiettivi comuni per la salute dell’uomo e del pianeta, lasciando spazio alle diverse culture alimentari. La dieta mediterranea rappresenta uno degli esempi più significativi di come questi principi possano essere tradotti nella pratica quotidiana nei Paesi del Mediterraneo”, spiegano la professoressa Daniela Martini, del comitato scientifico Sinu, e la dottoressa Marialaura Bonaccio, del consiglio direttivo Sinu, entrambe membri del Gruppo di studio Sinu per lo studio e la promozione della dieta mediterranea. 

Mangiare in modo sostenibile 

Mangiare in modo più sostenibile non significa inseguire mode o rinunciare alla propria cultura alimentare. Significa recuperare abitudini già presenti nella tradizione mediterranea: più legumi, più cereali integrali, più frutta e verdura di stagione, olio d’oliva come grasso principale, attenzione alle porzioni e meno cibo buttato. La sfida dei prossimi anni sarà costruire sistemi alimentari sani, sostenibili, accessibili e misurabili. La dieta mediterranea, se aggiornata alla luce delle nuove evidenze scientifiche e ambientali, può restare una delle risposte più forti, ma anche una strada concreta per il futuro.


Fonte: Quotidiano.net

Potrebbe interessarti anche