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14 settembre 2026

Sant'Orsola cura le fragole con robot killer dei parassiti

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La cooperativa Sant'Orsola, unica in Italia, è tra le cinque aziende partner di Bioconfarm, il progetto di punta voluto e sostenuto dalla Commissione Europea per favorire la diffusione in agricoltura di buone pratiche mirate alla sostenibilità e veramente alternative all'uso dei fitofarmaci, pratiche sperimentate e validate dalla cooperativa stessa che le ha illustrate nel corso del primo workshop di Bioconfarm, ospitato nell'auditorium della cooperativa a Cirè di Pergine (Trento).

Le buone pratiche robotiche

Durante l'evento sono state presentate otto buone pratiche sperimentate nelle campagne trentine tra i soci produttori della Sant'Orsola per la eliminazione dell'uso di fitofarmaci. Le stesse sono state dimostrate ai partecipanti al workshop nei campi di soci in Alta Valsugana. Tra queste, un robot testato nelle campagne di Levico Terme

La macchina robotica emette fasci di luce UV-C capaci di contenere e distruggere l'oidio, il ragnetto rosso e la botrite, tramite un principio fisico per il contenimento dei patogeni e dei parassiti.

Un killer contro la Drosophila suzukii

Spazio alla Attract and Kill tecnica per il controllo della Drosophila suzukii, all'uso di Lobularia maritima come pianta di servizio per favorire la presenza degli insetti utili e potenziare il controllo biologico naturale, poi l'utilizzo del chitosano per la gestione della botrite, l'impiego di estratto di semi di lupino per il contenimento dell'oidio della fragola, l'uso di acido ortosilicico per migliorare la gestione della botrite, l'impiego dell'aglio come repellente naturale per il controllo dell'antonomo. Queste le tecniche. 

La cooperativa modello europeo

Sant'Orsola è stata scelta per l'intero settore dei piccoli frutti del Continente per essere una Living farm lab e come parte attiva del digital ub  in costruzione e destinato a raccogliere tutte le buone pratiche delle cinque aziende europee del progetto per diffonderne la conoscenza tra i produttori europei. Le altre aziende partner si trovano in Spagna (olivicoltura), in Germania (coltivazione di patata e cipolla), in Francia (viticoltura) ed in Slovacchia (colture erbacee estensive, tra cui frumento, orzo, mais, girasole e colza).

"Alla Sant'Orsola si fa sperimentazione continua per trovare strumenti utili da trasferire nella produzione in campagna e per affrontare i cambiamenti climatici e di mercato", ha ricordato il direttore generale Michele Plancher nel suo saluto ai ricercatori provenienti da vari Paesi europei, soci produttori e tecnici.

Le dichiarazioni 

Anna Aldrighetti, la specialista nella protezione dei piccoli frutti della Sant'Orsola, referente italiana del progetto, organizzatrice e guida del workshop, ha spiegato che "Bioconfarm nasce con l'obiettivo di creare un punto di incontro concreto tra ricerca e produzione, mettendo alla prova soluzioni e innovazioni nelle reali condizioni di coltivazione dei piccoli frutti. Sant'Orsola come living farm lab, promuove non solo un luogo di sperimentazione, ma uno spazio di confronto, apprendimento e trasferimento di conoscenze, con l'obiettivo di contribuire a un'agricoltura sempre più sostenibile, resiliente e competitiva".

Paolo Zucchi, il coordinatore dell'area produzione, ricerca e sviluppo della cooperativa: "Il workshop è l'opportunità di mostrare concretamente ciò che Sant'Orsola è per sua natura: una living farm lab. La ricerca trova applicazione diretta nei campi dei soci, che attraverso i loro feedback contribuiscono a orientarne i successivi sviluppi. Un processo di co-creazione che permette di adattare l'innovazione alle reali esigenze produttive e di renderla sempre più sostenibile".

Le difficoltà di raccordare il mondo della ricerca e della sperimentazione con il produttore agricolo e le prospettive future sono state il focus della tavola rotonda finale guidata da Aldrighetti, cui hanno partecipato tecnici della Fondazione Mach di San Michele all'Adige e delle aziende produttrici di settore.

Sant'Orsola diventa living farm lab

Il progetto ha assegnato alla Sant'Orsola, con le sue 635 aziende produttrici associate al lavoro in cinque regioni italiane, anche il compito di essere un living farm lab ovvero un laboratorio vivente a disposizione del mondo agricolo. Il Living Farm Lab rappresenta un modello innovativo di collegamento tra ricerca, conoscenza e pratica agricola. Si tratta di aziende agricole reali che diventano luoghi di sperimentazione applicata, confronto e condivisione delle esperienze, permettendo di avvicinare le soluzioni validate dalla ricerca alle esigenze quotidiane degli agricoltori, accelerando i processi di innovazione.

Il digital hub di Sant'Orsola e dei partner di Bioconfarm sarà pronto nel 2027. Sarà una piattaforma digitale contenente tutte le buone pratiche dei cinque partner europei per  favorire la loro conoscenza e l'adozione da parte degli agricoltori.


Fonte: Sant'Orsola

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