Sostenibilità

29 gennaio 2026

Residui di frutta in quota, l'impatto ambientale è negativo

47

L'allarme arriva dal Parco Naturale Adamello Brenta: gli scarti di frutta abbandonati in montagna sono molto dannosi, nonostante si tratti di residui organici. 

Un impatto ambientale pesante

Bucce di banana o di agrumi, torsoli di mela: di certo non sono la tipologia di rifiuti a destare maggiore preoccupazione, anzi. Non è raro inquadrarli come residui organici positivi,  perché biodegradabili, e perché capaci di aumentare la sostanza organica nei terreni.

Si tratta di scarti organici che, nell’immaginario comune, vengono spesso considerati a basso impatto ambientale Tuttavia, in contesti naturali – in particolare in ambienti montani – questa valutazione risulta parziale e tecnicamente scorretta.

Spiegano gli esperti del Parco Naturale Adamello Brenta: gli scarti della frutta abbandonati sui sentieri, possono impiegare anche anni per degradarsi completamente, a seconda delle condizioni ambientali. Per questo motivo, i regolamenti dei Parchi vietano l’abbandono di qualsiasi tipologia di rifiuto, inclusi quelli organici.

Un ecosistema complesso

Gli ecosistemi d’alta quota sono caratterizzati da temperature più basse, minore attività microbica e suoli poveri di sostanza organica. In queste condizioni, i processi di decomposizione rallentano sensibilmente. Secondo quanto evidenziato 

Durante il periodo di permanenza nell’ambiente, questi residui possono generare diverse criticità. Una delle principali riguarda l’interazione con la fauna selvatica. Gli scarti alimentari, attrattivi per l’odore e per il contenuto zuccherino, possono essere ingeriti da animali che non li riconoscono come parte della propria dieta naturale. 

Nel caso di frutta non autoctona, ciò può causare disturbi digestivi e contribuire a fenomeni di assuefazione, con una progressiva alterazione dei comportamenti alimentari e una maggiore dipendenza dalle fonti antropiche.

Un ulteriore aspetto riguarda l’equilibrio ecologico. La presenza localizzata di residui di frutta può favorire la proliferazione selettiva di alcune specie opportuniste, come piccoli roditori o insetti, modificando le dinamiche tra le popolazioni e incidendo sulla biodiversità. Inoltre, la decomposizione degli scarti può attirare parassiti e microrganismi patogeni, con potenziali ricadute sulla salute della fauna.

Esiste poi una componente legata al suolo. La degradazione di frutta proveniente da filiere agricole esterne all’ecosistema locale – soprattutto se non biologica – può comportare il rilascio di residui chimici e alterare parametri come il pH del terreno. 

Studi condotti nel Regno Unito, nell’ambito delle iniziative del Parco Nazionale di Eryri sul monte Yr Wyddfa, hanno evidenziato come le bucce di banana possano modificare le caratteristiche chimiche del suolo e influire negativamente sulla biodiversità vegetale. Le osservazioni sperimentali hanno inoltre confermato che, in quota, la biodegradazione richiede mesi.

Il tema degli scarti organici si inserisce quindi in modo strutturale nel più ampio problema della gestione dei rifiuti in ambiente naturale. Se da un lato l’attenzione pubblica si concentra spesso sui materiali plastici, dall’altro anche i residui alimentari – inclusa la frutta – devono essere considerati parte integrante del carico antropico sugli ecosistemi.

Il principio è sempre quello

La corretta gestione dei residui passa dunque sempre dallo stesso principio: tutto ciò che viene portato in quota deve essere riportato a valle e avviato a smaltimento appropriato.

Potrebbe interessarti anche