Innovazioni, tecnologie e packaging

28 maggio 2026

Pro Food: "Il packaging agroalimentare è la soluzione"

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Nel dibattito europeo sugli imballaggi, la plastica continua a essere raccontata più come un problema da eliminare che come una soluzione da valorizzare. Da questa semplificazione nasce l’impegno di Pro Food, gruppo merceologico di Unionplast – Federazione Gomma Plastica (Confindustria), che rappresenta le principali aziende produttrici di contenitori in plastica per alimenti e bevande, con circa 4.500 addetti, 29 stabilimenti e oltre il 70% della produzione nazionale del settore.

Un approccio basato sui dati

Pro Food promuove un approccio tecnico e basato sui dati: non difendere la plastica in quanto tale, ma valutare ogni soluzione in funzione del suo impatto lungo l’intero ciclo di vita, del contributo alla sicurezza alimentare, alla logistica e alla riduzione degli sprechi.

Con l’entrata in vigore del Ppwr e la sua applicazione a partire da agosto 2026, questo approccio diventa ancora più cruciale. La fase attuativa è già in corso, con le prime linee guida della Commissione - pubblicate meno di un mese fa - chiamate a chiarire, tra gli altri aspetti, definizioni e responsabilità mentre entrano in vigore obblighi stringenti. In questo contesto, Pro Food richiama l'attenzione sul rischio di un’applicazione non basata su evidenze scientifiche. 

A maggior ragione in una fase in cui a livello operativo la road map è molto stringente per questa importante transizione e, per l’associazione, sarebbe opportuno un rinvio o una revisione degli obiettivi.

La sostenibilità a 360 gradi

Il principio al centro della posizione di Pro Food è chiaro: la sostenibilità non può essere valutata guardando solo al materiale, ma deve includere anche il prodotto confezionato. 

Soluzioni apparentemente più virtuose possono generare impatti maggiori se riducono la shelf life o aumentano gli scarti. Studi Lca, come quello realizzato con l’Università di Torino e commissionato da Pro Food, mostrano ad esempio performance ambientali competitive degli imballaggi in rPet, anche grazie alla riduzione delle perdite alimentari.

Per cui le restrizioni all’uso di imballaggi in plastica per ortofrutta confezionata sotto 1,5 chili e nel settore Horeca previste dal Ppwr a partire dal primo gennaio 2030, non sono accettabili, e questo solo per il fatto di non essere fondate su una valutazione d’impatto specifica. 

Il tema è ancora più rilevante considerando che circa il 50% dell’ortofrutta in Europa è già venduto sfuso, gli imballaggi in plastica per ortofrutta rappresentano solo l’1,5% di tutti gli imballaggi in plastica per alimenti e che il comparto ha già raggiunto livelli elevati di contenuto riciclato, in  alcuni casi superiori agli obiettivi fissati dal Ppwr per il 2040. 

Da qui emerge un’esigenza di coerenza normativa tra obiettivi e stato dell’arte industriale. Pro Food sottolinea inoltre un rischio per il mercato unico: l’eventuale definizione di liste di esenzione di prodotti ortofrutticoli che potranno continuare ad essere confezionati in imballaggi in plastica, diverse tra Stati membri, frammenterebbe il sistema, costringendo le imprese ortofrutticole ad adattare il packaging Paese per Paese, con impatti su costi, logistica e libera circolazione delle merci.

Per questo l’associazione è impegnata su più fronti: partecipazione ai lavori sugli atti delegati e alle linee guida applicative, dialogo con le istituzioni e supporto a iniziative legali su aspetti ritenuti critici del regolamento.

La posizione di Pro Food si può sintetizzare così: la transizione deve essere coerente e basata su dati scientificamente provati. Il packaging in plastica deve essere ottimizzato e riciclato per un suo riutilizzo, ma non eliminato dove svolge una funzione essenziale. 

Il futuro del packaging alimentare passa da eco-design, innovazione, filiere del riciclo e valutazioni scientifiche capaci di misurare l’impatto reale delle alternative. In questa prospettiva, Pro Food si propone come interlocutore tecnico della filiera agroalimentare, con l’obiettivo di coniugare sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e competitività industriale lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.


Fonte: Pro Food

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