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31 ottobre 2026

Più ortofrutta britannica, meno spazio per l'italiana?

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Più agricoltura in Nord Europa, per sopperire a rese minori nei Paesi a clima più temperato. Il cambiamento climatico sta mettendo sotto pressione molte delle aree agricole da cui il Regno Unito importa frutta e verdura e secondo un report della Food Foundation, 18 dei 20 principali Paesi fornitori britannici sono moderatamente o gravemente interessati e soprattutto vulnerabili agli effetti del riscaldamento globale. 

Si allunga la stagione di produzione al Nord, si accorcia la campagna di export italiana

Siccità, temperature elevate ed eventi meteorologici estremi stanno infatti riducendo la stabilità delle produzioni agricole e aumentando il rischio di ridimensionamento nelle forniture. Anche il Regno Unito ha dovuto fare i conti negli ultimi anni con incendi e periodi di siccità (è diventata virale la foto di un parco secco a Londra), ma risulta comunque meno esposto ai rischi climatici rispetto a molti dei Paesi da cui acquista ortofrutta. Una situazione presente anche in altri Paesi del Nord che aumentano la produzione di prodotti locali ridimensionando anche le nostre produzioni. 

“Il clima più mite in molte regioni del centro-nord ed est Europa ha allungato le stagioni di produzione locale, riducendo la domanda di prodotto italiano. Se prima le esportazioni iniziavano a fine ottobre e proseguivano fino a febbraio, oggi si è perso circa un mese di vendite, sia in autunno che in primavera”. Parole dell'agronomo Pietro Di Benedetto un anno fa a myfruit.it. 

In Gran Bretagna si chiede più frutta e verdura locale

Dalla vulnerabilità al Sud cresce la proposta della Food Foundation: aumentare la produzione nazionale di frutta e verdura, rafforzare le filiere locali e migliorare l'autosufficienza alimentare del Paese. Oggi Londra dipende fortemente dall'estero. Tra i nove frutti più acquistati dai consumatori britannici, cinque potrebbero essere coltivati in quantità maggiori sul territorio nazionale, come mele, fragole, pere, mirtilli e lamponi. 

I dati elaborati dalla Food Foundation


Lo stesso vale per numerosi ortaggi, tra cui pomodori, peperoni, cetrioli, cipolle, broccoli e fagiolini. Sicuramente la produzione italiana e degli altri Paesi mediterranei è al sicuro per quanto riguarda agrumi, uva, meloni. 

Quanto vale l'ortofrutta italiana esportata in Gran Bretagna

Questo scenario potrebbe trasformarsi in minaccia per l'export italiano? Prima vediamo i numeri che ha elaborato in un report l'ambasciata italiana a Londra.  Nel 2025 il settore agroalimentare italiano nel Regno Unito vale 4,3 miliardi di sterline (da 4,9 a 5 miliardi di euro)  pari al 18% di tutte le esportazioni italiane verso il mercato britannico. L'ortofrutta, fresca e trasformata, rappresenta una delle principali voci di esportazione e l'Italia occupa il quarto posto tra i fornitori del Regno Unito con una quota del 5%, dietro a Spagna, Paesi Bassi e Belgio.

La realtà, però, è più complessa. Un clima britannico più mite potrebbe consentire di aumentare la produzione locale di alcuni prodotti oggi importati. Tuttavia sembra arduo che il Regno Unito potrà raggiungere livelli di autosufficienza tali da sostituire completamente le importazioni dal Mediterraneo. Molte colture, soprattutto quelle più specializzate o legate a determinate condizioni climatiche, continuerebbero ad arrivare dall'estero.

C'è poi un secondo elemento da considerare. Se il cambiamento climatico dovesse ridurre strutturalmente le rese agricole in Spagna, Italia, Grecia e negli altri grandi bacini ortofrutticoli europei, il problema per Londra non sarebbe tanto la concorrenza delle importazioni quanto la loro disponibilità. In questo caso aumentare la produzione domestica diventerebbe soprattutto una strategia di sicurezza alimentare.

Per l'Italia la sfida è quindi duplice. Da un lato mantenere la competitività su un mercato che potrebbe diventare più autonomo per alcuni prodotti; dall'altro sfruttare il vantaggio derivante dalla qualità delle proprie produzioni, che difficilmente potranno essere replicate integralmente dalle aziende agricole britanniche.

In altre parole, il vero rischio per l'ortofrutta italiana non è che gli inglesi producano più mele o pomodori, ma che il cambiamento climatico riduca la capacità produttiva del Mediterraneo proprio mentre il Regno Unito cerca di rendersi meno dipendente dalle importazioni. 

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