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11 settembre 2026

Packaging ortofrutta, la concretezza piace alla Gen Z

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Gli imballaggi per ortofrutta non sono più soltanto contenitori logistici. Per le nuove generazioni diventano un’interfaccia fisica tra prodotto, filiera e consumatore: uno spazio concreto nel quale comunicare origine, qualità e sostenibilità. È il punto di partenza dell’analisi di Meri Desideri, pubblicata sul Notiziario del Consorzio Bestack, dedicata al rapporto tra packaging ortofrutticolo e Generazione Z. 

Una generazione immersa nel digitale, ma sempre più alla ricerca di autenticità, trasparenza e occasioni di disconnessione.

Il packaging come ponte di fiducia

Il consumo alimentare sta cambiando in un contesto di crescente instabilità. I consumatori, soprattutto i più giovani, prestano maggiore attenzione alle proprie scelte e tendono a preferire prodotti coerenti con valori di qualità, benessere e responsabilità.

Secondo l’autrice, gli imballaggi possono diventare veri e propri media fisici, capaci di raccontare il territorio e l’impegno della filiera. In questo scenario, il cartone ondulato offre una presenza naturale e riconoscibile, che rende visibili informazioni altrimenti difficili da percepire nel momento dell’acquisto.

Il riferimento è anche alla crescita della Dop Economy, che secondo le analisi della Fondazione Qualivita ha superato i 20 miliardi di valore alla produzione, con una dinamica particolarmente significativa per il comparto ortofrutticolo. La tendenza “meno, ma meglio” spinge a privilegiare qualità e durata rispetto alla quantità.

Per la Gen Z il packaging può quindi rappresentare il primo punto di contatto con l’eccellenza produttiva: la confezione deve rassicurare sulla provenienza e sulla sostenibilità, ma anche comunicare in modo semplice e verificabile.

Messaggi diversi per consumatori diversi

Non esiste un unico modo di vivere il cibo. L’Osservatorio Cirfood District ha individuato diverse “Community of Sentiment”, cioè gruppi di consumatori accomunati da sensibilità e comportamenti simili.

I “Compiaciuti”, che rappresentano il 16% del cluster, sono attenti alla cura del corpo e orientati verso un’alimentazione naturalista e informata. Per loro, indicare con chiarezza l’assenza di plastica e la riciclabilità dell’imballaggio non è un elemento accessorio, ma una condizione di coerenza con i propri valori.

I “Pacificati”, il gruppo più numeroso con il 44%, vivono invece il cibo soprattutto come momento di relazione e apprezzano la cucina domestica. In questo caso il packaging dovrebbe evocare freschezza e vicinanza al campo, senza rinunciare agli standard di igiene e conservazione garantiti dalla progettazione moderna.

La personalizzazione del messaggio può così trasformare una confezione in un racconto di biodiversità, cura agricola e identità territoriale, adattato alle diverse sensibilità.

La risposta alla stanchezza digitale

Un’altra tendenza riguarda la cosiddetta digital fatigue. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio AIM, il 94% dei giovani ha desiderato almeno una volta ridurre il tempo trascorso online. Nella Generazione Z, il 54% dichiara di sentire spesso il bisogno di disconnettersi per recuperare attenzione e concentrazione.

Il punto di vendita può offrire un’esperienza diversa rispetto al flusso continuo degli schermi. Nel reparto ortofrutta il consumatore cerca concretezza: un prodotto visibile, informazioni comprensibili e segnali affidabili.

Il packaging può rispondere a questa esigenza con una comunicazione essenziale, evitando di sovraccaricare l’attenzione. Se l’83% dei giovani dichiara che seguirebbe più volentieri i brand capaci di pubblicare meno contenuti, ma migliori, lo stesso principio può essere applicato alla confezione. Il cartone ondulato offre una superficie utile per pochi messaggi chiave: origine Dop o Igp, caratteristiche del prodotto, indicazioni sul riciclo, informazioni sulla filiera e dati ambientali. Non una comunicazione più rumorosa, ma più selettiva.

Meno spreco, più funzionalità

Per la Generazione Z la lotta allo spreco è uno dei principali driver d’acquisto: nel pezzo di Desideri viene indicata dal 27% degli intervistati. Di conseguenza, la capacità dell’imballaggio di proteggere il prodotto e conservarne più a lungo la freschezza assume un valore che non è soltanto economico.

Un packaging efficiente riduce le perdite durante trasporto, movimentazione ed esposizione e contribuisce a mantenere il valore creato in campo. La sostenibilità, quindi, non coincide solo con il materiale utilizzato: comprende anche la capacità della confezione di evitare sprechi e sostenere una logistica più razionale.

La funzionalità è importante anche nella vita domestica. Meal prep e cucina casalinga sono comportamenti che il 90% degli italiani vorrebbe incrementare. Una confezione progettata correttamente può facilitare conservazione, gestione e utilizzo del prodotto, sostenendo abitudini alimentari più regolari.

Il valore della presenza fisica

La sfida per il packaging ortofrutticolo non è competere con il digitale sul terreno della quantità di messaggi. È offrire una presenza fisica capace di comunicare cura, rispetto e qualità. Per Desideri il cartone ondulato può svolgere questa funzione perché unisce riconoscibilità, superficie comunicativa, protezione e possibilità di riciclo. Per la filiera, il tema è trasformare queste caratteristiche in promesse concrete: informazioni trasparenti, origine verificabile, minore spreco e qualità preservata.

Per la Generazione Z il linguaggio più efficace non è necessariamente quello più tecnologico o spettacolare. È quello della concretezza naturale: pochi messaggi, leggibili e credibili, su una confezione che protegge il prodotto e rende visibile il lavoro che lo accompagna dal campo al punto di vendita.

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