Peggiora, se possibile, la situazione sullo Stretto di Hormuz. A pesare sulla navigazione è soprattutto il ritorno degli incidenti marittimi. Come riferisce Lloyd's List, nei giorni scorsi due navi mercantili sono state colpite a distanza di poche ore, proprio mentre Teheran cercava di promuovere un nuovo quadro per la navigazione nello Stretto.
L'International Maritime Organization conferma la gravità del quadro: al 14 settembre risultano 79 incidenti confermati nello Stretto di Hormuz e nelle aree limitrofe, con 22 marittimi deceduti. Tra gli episodi più recenti figura quello della El Gaia, danneggiata il 12 settembre nello Stretto, con due marittimi ancora dispersi.
Passaggi azzerati
Per riassumere la situazione bastano alcuni numeri: lunedì 14 settembre sono transitate soloquattro navi commerciali per il trasporto di materie prime, contro le dieci del giorno precedente. Un dato ancora più significativo se confrontato con una media di circa 125 grandi navi al giorno prima dell'inizio della guerra.
Il calo riguarda soprattutto il traffico commerciale nel suo complesso e conferma che l'eventuale passaggio di singole petroliere non equivale a una riapertura operativa dello Stretto.
La diplomazia rallenta la normalizzazione
Anche sul fronte diplomatico si registra una battuta d'arresto. Come riporta Reuters, l'incontro previsto in Oman tra i Paesi del Golfo e l'Iran è stato rinviato. Il vertice avrebbe dovuto affrontare proprio le possibili intese sulla gestione dello Stretto di Hormuz e sulla navigazione commerciale.
Per i container costi ancora in salita
Le conseguenze riguardano anche il trasporto containerizzato. Come segnala Seatrade Maritime, Maersk ha introdotto un nuovo sovrapprezzo di 500 dollari per container destinato agli Emirati Arabi Uniti, applicato anche ai container refrigerati. La misura entra in vigore per i traffici interessati da oggi 15 settembre.
Il nuovo costo si aggiunge agli altri oneri già introdotti dalla compagnia. Maersk indica infatti un emergency freight rate di 1.800 dollari per un container da 20 piedi, 3mila dollari per un 40 piedi e 3.800 dollari per un reefer, oltre a un ulteriore costo di mille dollari per i container che transitano direttamente attraverso Hormuz.
Le alternative restano complesse
Gli operatori stanno quindi continuando a lavorare su soluzioni multimodali e su porti alternativi. Maersk segnala, per esempio, che alcune spedizioni con destinazione finale Khor Fakkan possono essere scaricate a Fujairah e successivamente trasferite via terra verso Jebel Ali.
Il problema è che le alternative non eliminano il rischio: lo spostano lungo la catenalogistica, aggiungendo movimentazioni, tempi e costi. La crisi di Hormuz si somma inoltre alla situazione ancora delicata nel Mar Rosso e nell'area di Bab el-Mandeb, dove gli attacchi degli Houthi continuano a rappresentare una minaccia per la navigazione.
Il nodo resta la prevedibilità
Per il trasporto merci, la questione centrale non è quindi soltanto se una nave possa attraversare Hormuz, ma se armatori, assicuratori e spedizionieri possano programmare quel passaggio con sufficiente certezza.
L'International Maritime Organization continua a monitorare la situazione e segnala che circa 20mila marittimi sono coinvolti dagli effetti della crisi nella regione. L'organizzazione ha predisposto un piano per l'evacuazione di circa 6mila marittimi, attualmente sospeso, a conferma di quanto il quadro di sicurezza rimanga fragile.