Procede in maniera regolare, in questo momento, lo sviluppo vegetativo dei noccioleti sui Nebrodi. Dopo la difficile annata 2025, segnata da cascola e cimiciato, in campo si cominciano a intravedere i primi accenni dei nuovi frutti, aprendo dunque a un cauto ottimismo: “Cè ancora tanta strada da percorrere da qui alla raccolta, prevista per fine agosto. È troppo presto per fare previsioni, ma la presenza del prodotto è comunque un punto di partenza”, commenta il produttore Antonino Natoli, i cui noccioleti insistono tra Raccuja e Librizzi, nel Messinese.
Verso l'Igp Nocciola di Sicilia: presentati i nuovi dati al ministero
Se una produzione soddisfacente sotto il profilo qualitiativo e quantitativo è senza dubbio il punto di partenza per affrontare il mercato, non è il solo aspetto su cui si stanno concentrando gli sforzi degli imprenditori siciliani. La valorizzazione e la differenziazione del prodotto rispetto ai competitors restano per Natoli un elemento essenziale.
In quest’ottica, procede l’iter per il riconoscimento dell’Igp alla nocciola dell’isola. Il comitato promotore per l'Igp Nocciola di Sicilia, di cui Natoli è presidente, ha di recente presentato le ultime integrazioni richieste dal Ministero, corredate da recenti evidenze scientifiche. Se vengono accettate, la parola passerà alla Comunità europea.
Un progetto che lascia bene sperare soprattutto per la capacità che ha dimostrato di riuscire ad aggregare attorno allo stesso obiettivo un buon numero di addetti ai lavori.
“C'è un grande fermento. La battaglia che abbiamo intrapreso per il riconoscimento dell'Igp ha riacceso l’interesse verso una coltura che era un po' tenuta in secondo piano rispetto ad altre produzioni. Ci sono tante forze in campo, dai produttori al Gal, dagli enti di ricerca alle aziende trasformatrici. Un bel gruppo di lavoro che ha voglia di portare avanti nuovi progetti per valorizzare la nocciola siciliana. Abbiamo ricevuto tante richieste di adesione, anche se devono essere ratificate dall'assemblea”, spiega Natoli.
Per l'imprenditore questa capacità di fare squadra rappresenta un passaggio fondamentale per affrontare il complesso mercato di oggi: “Non è sempre facile, ma è l’unico modo per portare avanti progetti importanti. Se un giorno riusciremo ad avere l’Igp, avremo un marchio riconoscibile, qualcosa di concreto che darà ancora maggiore credibilità al nostro lavoro e che ci permetterà di posizionarci sul mercato in maniera ancora più efficace. Ci saranno un consorzio di tutela e dei protocolli che proteggeranno sia il nostro prodotto che il consumatore finale”.
Gli studi fatti dall’equipe di Science4Life, spin-off dell'Università di Messina, hanno permesso di evidenziare le caratteristiche organolettiche e i valori nutrizionali del prodotto siciliano e come esso si differenzi, soprattutto in termini di forte mineralità, rispetto alla stessa cultivar che cresce in altre regioni.
“Le caratteristiche del territorio influiscono sulle sue peculiarità. Se si arriverà ad avere l'Igp e un consorzio di tutela, sapremo come distinguerla e come tutelarla”.
Nuove generazioni e voglia d'innovare
Per affrontare il mercato un altro aspetto da non sottovalutare è la necessità d’innovazione. “Innovazione e sostenibilità sono due punti chiave. Il noccioleto di oggi non può essere più quello che coltivavano i nostri nonni. Richiede un approccio imprenditoriale. L’innovazione, dalla gestione in campo alla meccanizzazione, alla ricerca di nuovi prodotti per nuovi mercati, può aiutarci a superare le difficoltà. L’innovazione del sistema non è un processo semplice, ma molte aziende, grazie anche al ricambio generazionale, stanno lavorando in questa direzione”.
Si lavora anche sul fronte della lotta biologica. Stiamo studiando degli insetti utili per combattere il cimiciato, in collaborazione con il Gal, tramite la biofabbrica dell'Esa con l’obiettivo di arrivare a un protocollo per la produzione di antagonisti della cimice del nocciolo.