Il pomodoro tra innovazione e mercato. I protagonisti della filiera del pomodoro si sono riuniti nella Tomato Arena di Macfrut per discutere la competitività del sistema Italia. Partendo dall'analisi della produzione nazionale e della bilancia import export a cura di Nomisma, il convegno ha messo poi a confronto la visione del mondo accademico, l'industria sementiera, l'esperienza dei produttori e le strategie dei distributori.
Ersilia Di Tullio, head of strategic advisory di Nomisma ha introdotto i lavori presentando uno studio su Il pomodoro da mensa in Italia, tra produzione e mercato. Punto di partenza il ruolo economicamente significativo che esso riveste nelle produzioni orticole fresche nazionali, dove il pomodoro rappresenta il 6% (25.712 ettari nel 2025) della produzione orticola italiana sviluppando un valore di 1,46 miliardi nel 2024, pari al 13% della produzione agricola, comprensiva del pomodoro da industria.
Rispetto all'import di ortaggi freschi, il pomodoro occupa il 7%, equivalente a 178 milioni nel 2025. Sul fronte export (sempre di ortaggi freschi) la percentuale raggiunge il 10% per un totale di 226 milioni. Per quel che riguarda le superfici di pomodoro da mensa in Italia (incidenza calcolata sulla superficie rilevata nel 2025) i dati parlano di un 33% per il coltivato in serra e un 67% in piena aria.
La produzione nazionale
Negli ultimi anni, ha spiegato Di Tullio, le superfici investite a pomodoro da mensa sono stabili in piena aria e in consolidamento in serra, grazie a una maggior produttività (17.253 ettari, in piena aria e 8.459 ettari in serra, entrambi riferiti al 2025). Per quel che riguarda la resa media tonnellate/ettaro sul periodo 2021/2025 in serra raggiunge il 74,6 e quella in piena aria segna 31.1.
La struttura produttiva nazionale si caratterizza per la presenza di aree territoriali di specializzazione, localizzate prevalentemente nel sud della penisola (Sicilia in testa, seguita da Lazio, Campania, Puglia e Calabria), ma va segnalato anche il Veneto per la specializzazione in produzione in serra (pari al 95% sul totale).
I prezzi
Anche il mercato del pomodoro evidenzia nel tempo una volatilità dei prezzi, che alimenta l'incertezza per il mondo produttivo. Prendendo ad esempio il pomodoro di Pachino Igp si è rilevata una variazione anno 2025 su 2024 pari al -28.8% mentre per il datterino in serra si registra -20,7%. Analizzando la bilancia commerciale si è evidenziato come il pomodoro mostri un surplus in valore e un deficit in volume, sebbene l'export in quantità registri un miglioramento negli ultimi anni. Molto buono il grado di autoapprovvigionamento del pomodoro da mensa calcolato sui volumi del 2025, pari al 96%.
Import e export
I mercati di destinazione dell'export italiano si concentrano in ambito Ue (in testa la Germania che assorbe un 27%, l'Austria un 15% e Svizzera con 13%) e nei paesi limitrofi, con un consolidamento nei mercati tradizionali e la crescita nell'est (Polonia), facendo realizzare un valore unitario export di 2,61 (euro/kg).
L'import è prevalentemente intra Ue con un ruolo dominante di Paesi Bassi (44,8%), Belgio (20,4%) e Spagna. In questo caso i valori unitari espressi (1,27) sono nettamente più contenuti di quelli all'esportazione.
In prospettiva, è la conclusione di Di Tullio, il ruolo dell'Italia potrebbe consolidarsi, grazie alla crescita degli investimenti nazionali, a fronte di un calo degli altri principali produttori. Successivamente il dibattito si è focalizzato sul come creare valore lungo tutta la catena, rispondendo con efficienza alle nuove abitudini di acquisto e alle criticità climatiche e produttive.
Fonte: Macfrut