La situazione nello Stretto di Hormuz resta tesa. Gli Stati Uniti hanno avviato l’operazione Project Freedom” dispiegando un imponente dispositivo militare per garantire la sicurezza della navigazione commerciale.
Il dispositivo comprende migliaia di uomini, assetti navali e aerei e piattaforme senza pilota, mentre continuano segnalazioni di attacchi e incidenti che alimentano il rischio di escalation.
Il confronto tra Washington e Teheran si gioca anche sul piano della comunicazione. Il presidente Donald Trump ha parlato apertamente di una mini-guerra, minacciando conseguenze estreme in caso di attacchi a navi americane e rivendicando il controllo dell’area.
Dall’altra parte, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l’operazione statunitense un progetto morto, ribadendo che non esiste una soluzione militare alla crisi e che sono in corso sforzi diplomatici.
Navi Maersk scortate nel passaggio
Tra gli sviluppi più rilevanti della giornata, la compagnia Maersk ha confermato che una propria nave mercantile, la Alliance Fairfax battente bandiera statunitense, ha attraversato lo Stretto di Hormuz sotto scorta delle forze armate Usa.
Il transito è avvenuto senza incidenti e con equipaggio in sicurezza, secondo quanto dichiarato dall’azienda.
La versione americana parla di corridoi protetti già operativi per il traffico commerciale, mentre Teheran smentisce che vi siano stati passaggi regolari nello Stretto nelle ore successive al lancio dell’operazione, alimentando il contrasto tra le due narrazioni.
Sul campo, intanto, continuano episodi di tensione: attacchi a petroliere, esplosioni sospette e interventi diretti delle forze Usa contro unità iraniane. Secondo stime internazionali, sono migliaia le navi ancora bloccate nell’area, con conseguenze crescenti sulla catena logistica globale e sui rifornimenti energetici.
Suez torna centrale nelle rotte globali
In parallelo, segnali di ripresa arrivano dal Canale di Suez, che torna progressivamente al centro dei traffici marittimi tra Asia ed Europa. Alcuni operatori, tra cui il gruppo francese Cma Cgm, stanno aumentando i transiti nel Mar Rosso, abbandonando in parte la rotta attorno al Capo di Buona Speranza.
Il ritorno a Suez è sostenuto da valutazioni economiche sempre più favorevoli: tempi di percorrenza ridotti, risparmi sul carburante e nuove opportunità di carico lungo la rotta. L’intensificazione dei servizi tra Asia e Nord Europa indica una graduale normalizzazione dei flussi, pur in un contesto ancora incerto.
La riattivazione del corridoio di Suez potrebbe incidere significativamente sugli equilibri del trasporto marittimo globale, ma resta strettamente legata all’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz.