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08 gennaio 2026

La Gdo si divide: supermercati aperti o chiusi la domenica?

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Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, ha lanciato una proposta destinata a fare discutere: chiudere i supermercati della domenica e dei festivi, riportando il sistema della Grande distribuzione organizzata (Gdo) a sei giorni di apertura settimanale.

L'idea nasce dal difficile 2025 vissuto dalla Gdo, con volumi di vendita in calo, margini sotto pressione e costi di gestione sempre più pesanti in un'economia italiana che cresce appena allo 0,2% e con consumi fermi allo 0,3%.

Secondo le stime dell'Ufficio Studi Coop, la chiusura domenicale consentirebbe risparmi tra 2,3 e 2,6 miliardi l'anno per l'intero settore, grazie principalmente alla riduzione dei costi del lavoro festivo, che prevedono maggiorazioni di almeno il 30% e fino al 42%. 

Cruciale però è come utilizzare questi risparmi: Coop propone di non aumentare i profitti, ma piuttosto di finanziare tagli ai prezzi e promozioni durante la settimana, cercando di intercettare il potere d'acquisto delle famiglie, ormai prosciugato da bollette e affitti.

La proposta arriva a distanza di 15 anni dal decreto "Salva Italia" del governo Monti del 2011, che aveva liberalizzato le aperture domenicali con l'obiettivo di stimolare i consumi, come ricordano sia QuiFinanza, sia Il Foglio. Oggi quel modello sembra mostrare i suoi limiti economici, spinti anche dall'aumento dei costi energetici e dalla stagnazione della domanda interna.

La posizione netta di Federdistribuzione: "Una proposta antistorica"

Federdistribuzione, l'associazione che rappresenta i principali gruppi della grande distribuzione italiana, ha respinto categoricamente la proposta. Il presidente Carlo Alberto Buttarelli l'ha definita "antistorica, contro le imprese e i clienti", come riportato da Il Foglio. 

Anche Confcommercio ha preso posizione in modo critico secondo le stesse fonti: chiudere la domenica, secondo il movimento, significherebbe "dare più spazio all'online" e disattendere un'evoluzione della domanda ormai consolidata. La difesa dei negozi aperti domenica viene portata avanti da imprese e associazioni che, come sottolinea Il Sole 24 Ore, vedono nella chiusura un rischio competitivo non indifferente.

Carrefour Italia: continuità del servizio, analisi caso per caso

Intanto, Angelo Mastrolia, presidente e Ad di NewPrinces Group a cui fa capo Carrefour Italia, si è detto contrario in dichiarazioni a Il Sole 24 Ore, sottolineando come l'apertura domenicale sia ormai un'abitudine consolidata per i consumatori. 

"Se poi c'è un tema di costi e ricavi ogni impresa deve valutare la propria situazione", ha affermato Mastrolia, ma ha chiarito che "Carrefour continuerà a mantenere questo servizio anche in quei negozi aperti h24 perché il servizio al consumatore è una caratteristica della nostra insegna". 

La posizione di Carrefour è dunque quella di una continuità strategica, dove l'apertura domenicale rappresenta un valore aggiunto differenziale rispetto alla concorrenza.

Crai: aperti alla riflessione, ma con cautela territoriale

Più sfumata e possibilista è la posizione di Giangiacomo Ibba, presidente e Ad di Crai, che sempre a Il Sole 24 Ore ha dichiarato: "La riflessione di Coop tocca un tema centrale per tutta la distribuzione ma bisogna pensare a specificità ed esigenze dei territori e delle comunità locali. Ritengo che la via migliore sia una attenta analisi, valutando con attenzione le diverse soluzioni organizzative". Una posizione che suggerisce come Crai non escluda a priori la possibilità di chiusure domenicali, ma ritenga fondamentale valutarle caso per caso, considerando le dinamiche locali e le abitudini di consumo specifiche di ogni territorio.

I rischi di perdere quote all'e-commerce

Il rischio di perdere quote di mercato a favore dell'e-commerce rappresenta una delle maggiori preoccupazioni nel dibattito, come evidenziano Money.it e Sky TG24. Mentre i supermercati tradizionali sarebbero chiusi, i servizi di spesa online – sempre più diffusi – potrebbero catturare una fetta significativa di consumatori che cercano comunque la comodità dello shopping domenicale. Inoltre, secondo gli analisti citati da Il Foglio, la domenica è uno dei giorni in cui i supermercati vendono di maggiore volume; sebbene Coop riconosca che "una parte" degli acquisti si sposterebbe negli altri giorni, un'altra parte andrebbe perduta del tutto a favore del competitor online.

La voce dei consumatori e dei lavoratori

Sul fronte dei consumatori, le valutazioni sono contrastanti. Secondo le stime della stessa Coop riportate da Money.it e QuiFinanza, circa il 33% dei clienti cambierebbe catena trovando il proprio supermercato abituale chiuso la domenica, mentre il 38% sceglierebbe semplicemente di posticipare la spesa agli altri giorni della settimana. Questo significa perdite contenute ma significative per chi optasse per la chiusura.

Tra i lavoratori della grande distribuzione, invece, il tema è più delicato, come sottolineano gli osservatori del settore. Se da un lato molti chiedono a gran voce di riavere la domenica libera, dall'altro c'è chi dipende dalle maggiorazioni festive per coprire le proprie spese. Alcuni addetti al settore hanno sottolineato che, senza i compensi maggiorati della domenica, faticherebbe ulteriormente a coprire le bollette e le spese essenziali.

Il mutamento dei consumi

Uno degli elementi che supporta la visione di Coop, secondo quanto riportato da Torinocronaca.it, è il mutamento degli stili di consumo osservato negli ultimi anni. La spesa dei consumatori è diventata sempre più attenta e calibrata: crescono gli acquisti di prodotti a marchio del supermercato (Mdd), percepiti come il migliore rapporto tra qualità e prezzo. 

Si registra poi un calo nel consumo di carni rosse e insaccati a favore di frutta, verdura e pesce, a dimostrazione di un'attenzione particolare al benessere e alla salute, con scelta di etichette con meno zuccheri, meno grassi e zero conservanti.

Verso una soluzione di settore

La proposta di Coop si inserisce in uno scenario economico complesso dove l'Italia cresce a ritmi infinitesimali, con un PIL stimato appena allo 0,2% e consumi fermi allo 0,3%, rendendo necessario riconsiderare i modelli di business. Tuttavia, le scelte dovranno essere negoziate a livello di settore. Dalle Rive ha precisato che non sono possibili scelte unilaterali, e ha auspicato l'apertura di tavoli di confronto con Federdistribuzione e l'Associazione Distribuzione Moderna (Adm) per arrivare a una "visione condivisa", come riportano Il Foglio e Sky TG24.

Insomma, il dibattito che si sta sviluppando sembra indicare che la soluzione non sarà univoca: mentre alcuni player della Gdo come Coop chiedono una riflessione radicale sul modello, altri come Carrefour difendono il servizio h24 come elemento differenziale, e realtà come Crai propongono soluzioni territoriali flessibili. Il primo passo sarà capire se questi diversi modelli potranno coesistere, oppure se il mercato e le dinamiche economiche spingeranno gradualmente il settore verso una scelta più unitaria.

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