Ingrosso

18 giugno 2026

Ingrosso piccoli frutti: volumi alti, listini più leggeri

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La stagione dei piccoli frutti italiani è nel suo momento più intenso, l'offerta nazionale si presenta oggi molto frammentato, con produzioni distribuite in diverse regioni e quotazioni in discesa per l'offerta abbondante. Analizza la scena commerciale per myfruit.it  Umberto Maffioletti, della ditta Arrigoni Chiara, storico operatore del mercato ortofrutticolo di Milano e profondo conoscitore del settore.

Maffioletti spiega che  le produzioni "arrivano da più aree del Paese anche se con varietà diverse. Abbiamo ancora Basilicata, poi Veneto, Piemonte, Trentino, Calabria Campania e Alto Adige, dove però la continuità di fornitura non è ancora pienamente consolidata. C'è consumo, ma si incrociano più produzione e questa ampia disponibilità porta inevitabilmente a un abbassamento dei prezzi, mentre la qualità resta il fattore decisivo per mantenere quotazioni più alte. La merce di livello medio o basso tende invece ad allinearsi verso il basso". 

Mirtilli: Piemonte sta iniziando il periodo più produttivo, prezzi dai 6,50 ai 12 euro

Il mirtillo è oggi uno dei prodotti più presenti. "In Piemonte  sta entrando ora nella fase più intensa e raggiungerà il massimo tra una decina di giorni. Il Piemonte è un polmone importante per la produzione dei mirtilli italiani. Le quotazioni del confezionato si attestano intorno ai 10–12 euro a collo, mentre lo sfuso non lavorato registra quotazioni sui 6–6,50 euro il chilo". Valori sensibilmente più bassi rispetto alle settimane precedenti, come accade nei periodi di maggiore abbondanza anche se per il confezionato si parte da 10 euro. 

Lamponi: quotazioni dagli 8 ai 14 euro, senza scossoni le more 

Il lampone "presenta un ventaglio di prezzi molto largo, dagli 8 ai 14 euro, con tante provenienze. La merce del Sud soffre maggiormente le alte temperature e arriva con forza diversa rispetto a quella del Nord, partita più tardi, presenta standard qualitativi più alti. Anche se le varietà del Sud  reggono i giorni di mercato". 

Le more mostrano un mercato equilibrato, con valori compresi tra 8 e 12–13 euro, senza particolari oscillazioni.

Ribes: prezzi in discesa dopo il picco

Il ribes sottolinea Umberto Maffioletti è "passato da quotazioni molto alte, sopra i 20 euro,  dovute al passaggio dal prodotto cileno alle prime partite italiane, a valori più contenuti grazie all’arrivo di maggiori volumi dal Veneto e dal Piemonte. Il prodotto di qualità si colloca oggi tra 16 e 18 euro,  quello piemontese viaggia sui 10–12 euro".

Fragoline: la Sicilia resta imbattibile, ma vende localmente 

"Le fragoline siciliane sono a fine campagna, vengono vendute quasi interamente sul territorio, ma restano un riferimento per gusto, consistenza e durata. Hanno varietà ideale per il territorio, producono in quantità e possono fare selezione. Sul mercato arrivano piccole quote da Trentino, Piemonte e zone montane della Toscana, con standard qualitativi meno performanti. Le quotazioni si muovono tra 18 e 20 euro, con punte a 22 euro per la merce extra; se la qualità non è ottimale, il prezzo scende rapidamente".

Fragole: Veneto e Trentino guidano il mercato

Le fragole venete si collocano intorno ai 10–11 euro il collo da 2 chili, mentre quelle del Trentino raggiungono 12–14 euro. "La differenza è legata soprattutto alle condizioni climatiche: in montagna l’escursione termica più marcata garantisce frutti più consistenti e resistenti, mentre in pianura le alte temperature riducono la tenuta del prodotto. Anche se non è sempre così, ci possono essere in montagna varietà più delicate".

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