Innovazioni, tecnologie e packaging

10 marzo 2026

Imballaggi, luci e ombre del Ppwr in Gdo

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Più attenzione a materiali, funzioni e ciclo di vita degli imballaggi: è con questo obiettivo che l'Unione europea ha pensato il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i loro rifiuti  (Ppwr: Packaging and packaging waste regulation). Come evidenzia AdnKronos, gestire bene il rifiuto non è più sufficiente: occorre pensare a un imballaggio sostenibile e riciclabile fin dall'inizio, intervenendo a monte e lungo tutta la filiera.

Chiara Faenza, responsabile sostenibilità di Coop Italia, lo spiega a Prometeo 360 - Adnkronos definendolo “un passaggio molto importante verso un modello più circolare nella gestione degli imballaggi”, ma chiarisce subito che la sfida non è teorica. “È un regolamento molto complesso”, osserva, inserito in “uno scenario geopolitico ed economico altrettanto complesso” dove non mancano tuttavia i punti ancora da chiarire.

Per Coop il regolamento non rappresenta una rottura culturale, bensì l’estensione di un percorso già intrapreso. La sostenibilità, nella visione cooperativa, spiega Faenza, non è una conseguenza della regolazione europea, ma elemento identitario. “Nel 1997 abbiamo implementato una campagna sui rifiuti e sul corretto conferimento degli imballaggi dopo l’uso”. Dieci anni dopo, nel 2007, Coop ha introdotto sui prodotti a marchio un pittogramma per indicare materiale e filiera di raccolta. “È diventata norma in Italia nel 2020”. L’indicazione oggi prevista a livello europeo trova quindi un precedente concreto nelle scelte aziendali di oltre un decennio fa. 

Questa continuità non attenua però le difficoltà applicative. Il punto critico, secondo Faenza, è l’incompletezza del quadro tecnico: “nei fatti è ancora mancante di parti applicative: atti di esecuzione, atti delegati, linee guida con indicazioni del come fare”. 

Il regolamento è formalmente in vigore e prevede un’applicazione progressiva fino alla piena obbligatorietà dal 12 agosto 2026, ma una parte rilevante dei requisiti dipende ancora da atti delegati e linee guida tecniche. In assenza di tali specificazioni, la messa a terra degli obblighi resta parziale. Le imprese sono chiamate a investire e riprogettare con un quadro che, su diversi articoli, non è ancora stabilizzato. 

Per un retailer con migliaia di referenze, l’assenza di indicazioni definitive non è un dettaglio burocratico. Significa dover ripensare all’ecodesign con focus in ottica di compliance e rivedere capitolati, sistemi di controllo e contratti con i fornitori senza avere ancora tutti i parametri tecnici stabiliti. L’effetto è una pressione gestionale che si somma alle normali dinamiche di mercato, in un contesto già segnato da volatilità dei prezzi delle materie prime e da tensioni lungo le catene di approvvigionamento. 

E' possibile leggere l'articolo completo qui.


Fonte: AdnKronos

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