“Il sistema agroalimentare è sotto stress: crisi climatica e instabilità geopolitica si sommano, aumentando i costi di produzione e facendo pressione sui prezzi al consumo”: Lo ha spiegato Andrea Segrè, direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International sugli sprechi, in occasione della settima giornata internazionale di prevenzione e consapevolezza sulle perdite e sprechi alimentari, presentando i dati del nuovo rapporto Wwi monitorato con Distal Università di Bologna nell’ambito della campagna pubblica di sensibilizzazione Spreco Zero, su powering Ipsos Doxa.
“Lo spreco alimentare nelle case degli italiani vale 6,6 miliardi l’anno – ha annunciato Segrè – mentre ciascuno di noi getta ogni anno 25,74 chili di cibo, equivalenti a 112 euro. In questo scenario lo spreco diventa ancora più insostenibile, anche economicamente: è valore prodotto, acquistato e poi distrutto. E il paradosso è che a sprecare di più sono proprio i ceti popolari: chi ha meno risorse perde più cibo e una quota proporzionalmente maggiore del proprio reddito. Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale, ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze”.
Si scende sotto i 500 grammi di spreco settimanale
Alla luce dei nuovi dati Waste Watcher, la svolta in Italia è tuttavia virtuosa, in tema di spreco alimentare: scendiamo sotto la soglia psicologica dei 500 grammi di cibo gettato pro capite ogni settimana. Per l’esattezza, ogni italiano getta 493,7 grammi alla settimana. Con un calo netto dell’11,17% rispetto ai 555,8 grammi rilevati esattamente un anno fa, nell’agosto del 2025, e ai 554 monitorati lo scorso 5 febbraio, in occasione della giornata nazionale 2026 di prevenzione dello spreco alimentare. Un dato che avvicina l’Italia al raggiungimento del target 12.3 degli obiettivi di sostenibilità dell’Onu, fissato nella soglia‑obiettivo 2030 di 369,73 grammi settimanali, anche se le oscillazioni registrate negli anni impongono cautela prima di parlare di un cambiamento strutturale.
Il rapporto
Il nuovo rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International è stato illustrato in occasione dell’evento promosso a Roma dalla campagna pubblica Spreco Zero nella sala Igea dell’Istituto Italiano dell’Enciclopedia Treccani, con la partecipazione delle istituzioni italiane di riferimento per la filiera nazionale del cibo. Hanno preso parte ai panel della mattinata, fra gli altri, il direttore generale aggiunto Fao Maurizio Martina e il chief economist Fao Maximo Torero con i loro video interventi, e inoltre Lino Enrico Stoppani vicepresidente vicario Confcommercio‑presidente Fipe (in videocollegamento), Marco Defila segretario generale Federalimentare, Mauro Lusetti presidente Conad, Luca Brondelli di Brondello vicepresidente Confagricoltura, Cristiano Fini presidente Cia, Tommaso Battista presidente Copagri (in videocollegamento), Gabriele Longanesi amministratore unico Natura Nuova, Cinzia Fontana responsabile ricerca e sviluppo Fruttagel, Luca Falasconi coordinatore del rapporto Il caso Italia, Matteo Vittuari ricercatore e docente Università di Bologna, Biagio Di Terlizzi direttore Ciheam Bari, Laura Garcia dell’Università di Bologna e Barbara Toci per Ipsos Doxa. È intervenuta inoltre l’ambasciatrice di buone pratiche della campagna Spreco Zero, Sara Segantin, con un intervento dedicato ai rapporti fra prevenzione degli sprechi e sviluppo sostenibile.
“La perdita e lo spreco alimentare – ha sottolineato il direttore generale aggiunto Fao Maurizio Martina – rappresentano una sfida ambientale, economica, sociale e di sicurezza alimentare, con cause e soluzioni che variano a seconda dei paesi, delle catene del valore e dei sistemi agroalimentari. Attraverso la componente sulla perdita e lo spreco alimentare della Food Coalition, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao) collabora con l’Università di Bologna e il Ciheam per raccogliere prove scientifiche, coinvolgere le parti interessate e tradurre la ricerca in strumenti pratici, raccomandazioni politiche e soluzioni scalabili a supporto del traguardo 12.3 degli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’approccio può essere riassunto in tre parole: connettere, tradurre e scalare”.
E il chief economist Fao Maximo Torero ha ricordato che “ridurre le perdite e gli sprechi alimentari non significa solo risparmiare cibo; significa salvaguardare la terra, l’acqua, l’energia e le risorse investite per produrlo, rendendo al contempo i nostri sistemi agroalimentari più efficienti e sostenibili”.
L’urgenza di mappare i luoghi dello spreco alimentare in Italia
Tra i principali riscontri del nuovo rapporto Waste Watcher, emerge chiaramente la necessità di un’azione complessiva che possa mappare i luoghi dello spreco alimentare: non solo le case degli italiani, quindi, da tempo indagate attraverso ricerche, indagini e azioni di sensibilizzazione per la prevenzione degli sprechi, ma anche gli altri contesti nei quali lo spreco del cibo si verifica quotidianamente.
Il rapporto Waste Watcher, per esempio, ha indagato il comportamento dei turisti nelle case vacanza: dove, è emerso, il 34% dei fruitori non riesce a consumare tutto il cibo acquistato per il suo soggiorno. Quasi 7 cittadini su 10, quindi, confermano di mantenere un atteggiamento attento e responsabile nei confronti degli acquisti e dei consumi alimentari anche in vacanza, nonostante si trovino in un contesto di svago e lontano dalla consueta routine domestica.
Ma un terzo dei fruitori dei luoghi di vacanza ammette di essere costretto a sprecare parte della spesa fatta in vacanza. Anche i comportamenti nei luoghi di ristorazione sono da molte stagioni al centro delle buone pratiche di prevenzione e recupero degli sprechi alimentari: è sempre più diffusa l’abitudine di utilizzare una bag per portarsi a casa gli avanzi, una consapevolezza crescente fra ristoratori e consumatori italiani.
Arriva il Cross Country Report Italia - Stati Uniti
E sempre nella giornata di oggi il rapporto Waste Watcher International si è arricchito di una sezione speciale, il Cross Country Report Italia–Usa: ovvero, quanto e perché sprecano i cittadini statunitensi e quelli italiani. La fotografia dell’estate 2026 restituisce un divario ancora notevole: i consumatori nord‑americani, infatti, sono a quota 775,7 grammi di cibo sprecato settimanalmente, quasi 300 grammi in più degli italiani. Ma analizzando verticalmente la popolazione statunitense, si scopre che negli Stati Uniti sprecano soprattutto i cittadini di origine italiana, perché dichiarano episodi di spreco più frequenti rispetto alla media statunitense: il 42% afferma di buttare cibo almeno una volta alla settimana, contro il 29% del totale Usa.
Effetto intelligenza artificiale sugli sprechi
Se i l’intelligenza artificiale appare come novità di rottura nelle pratiche antispreco delle giovani generazioni, trasformandosi nel consulente interattivo che oltre 1 intervistato su 2 ha l’abitudine di interrogare (il 57% dei cittadini), la consulta con frequenza costante sul piano della sicurezza alimentare ben 1 intervistato su 5 (il 21%), per verificare se un alimento scaduto da giorni sia ancora edibile. Inoltre, il 51% degli intervistati interroga gli assistenti virtuali per ricevere ricette creative capaci di svuotare il frigorifero riutilizzando gli avanzi, con un 16% di utilizzi costanti, e il 45% cerca algoritmi o strategie generali contro lo spreco, con il 15% di frequenza assidua. Questa tendenza registra picchi altissimi tra i nativi digitali: addirittura il 72% della Gen Z consulta l’Ia per valutare la sicurezza dei cibi, una percentuale che scende al 63% nel caso dei Millennials, mentre le ricette “svuota‑frigo” guidano le scelte del 57% della Gen Z e del 48% dei Millennials.
Dove si spreca di più e di meno, in Italia
Il rapporto Waste Watcher International 2026 evidenzia un’Italia merceologicamente e socialmente frammentata: le aree di riferimento si avvicinano alla media nazionale, con il Nord lievemente più virtuoso a 472,2 grammi di cibo sprecato pro capite settimanalmente, il Centro a quota 510,0 grammi e il Sud a 507,9 grammi. L’evoluzione rispetto al 2025 mostra andamenti opposti: il Mezzogiorno realizza un recupero virtuoso, migliorando di ben 10 punti percentuali; il Centro subisce un netto peggioramento, scivolando di 15 punti. Sul piano degli alimenti sprecati, il Centro è penalizzato dal pane fresco e dai prodotti lattiero‑caseari, mentre il Sud getta soprattutto le pietanze cucinate in eccedenza, a partire da pasta cotta e snack salati.
Questo scenario si riflette nel paradosso sociale dei cittadini a basso potere d’acquisto, che fanno registrare un volume di cibo gettato superiore del 26% rispetto alla media nazionale, evidenziando un drammatico peggioramento di ben 24 punti percentuali rispetto all’agosto 2025: “colpevoli” sono soprattutto gli scarti di cibo di consumo “primario”, spesso acquistato in eccesso per cogliere le offerte. Di segno opposto è il comportamento dei nuclei familiari con figli, che si confermano i più virtuosi del Paese, sprecando il 19% in meno della media nazionale grazie alla maggiore regolarità dei pasti, a fronte del +17% registrato dalle famiglie senza figli.
Fonte: Osservatorio Waste Watcher International sugli sprechi