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15 giugno 2026

Energia e nutraceutica: debutta il BioOrto ElettroAttivo

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C'è un colosso come Shell che ha inaugurato due campi agrivoltaici a Rovigo - coltiva ortaggi e produce energia - ma le rinnovabili sono una leva di bilancio e pure di tutela dai cambiamenti climatici anche per le piccole aziende. La conferma arriva dal Piemonte dove è stato inaugurato  BioOrto ElettroAttivo. Parliamo di soli 200 metri quadrati coperti dai pannelli, ma è un test utile per chi vuole coltivare con il fotovoltaico. 

Generare energia rinnovabile e produrre alimenti ad alto valore nutraceutico nello stesso spazio. È questo l'obiettivo di BioOrto ElettroAttivo, il progetto promosso da Holdim Group ed Ecomotive Solutions che ha trovato la sua prima concreta applicazione nel sito pilota realizzato nella zona industriale della frazione Madonnina a Serralunga di Crea, in provincia di Alessandria.

Agrivoltaico e orticoltura bioattiva 

Di cosa parliamo?  Si tratta di un modello che integra agrivoltaico semitrasparente e orticoltura bioattiva all'interno di un unico ecosistema produttivo. La logica è comunitaria tanti presidi sul territorio che fanno rete.  “Il BioOrto ElettroAttivo – sottolinea Giovanni Deregibus, amministratore del Gruppo Holdim - nasce dalla convinzione che energia e agricoltura possano convivere in modo sinergico, aumentando l'efficienza nell'utilizzo delle risorse e generando nuovo valore per imprese, cittadini e territori. Il modello è stato progettato per essere replicabile in aziende agricole, aree industriali, scuole, amministrazioni pubbliche e comunità energetiche rinnovabili, favorendo percorsi di sviluppo sostenibile e partecipazione territoriale.”

“L'impianto pilota realizzato a Serralunga di Crea – spiega Roberto Roasio, business development manager di Ecomotive Solutions - è costituito da una copertura agrivoltaica semitrasparente di circa 190 metri quadrati, equipaggiata con 84 moduli fotovoltaici bifacciali a doppio vetro per una potenza installata di 25,6 kWp. La struttura sovrasta un orto bioattivo di circa 200 metri quadrati, organizzato in dieci casse rialzate e caratterizzato da una superficie coltivabile netta di 87,5 metri quadrati. La produzione energetica attesa è pari a circa 33,8 MWh all'anno.”

Non solo energia: i benefici agronomici 

La copertura agrivoltaica genera energia elettrica e contribuisce al tempo stesso alla creazione di un microclima favorevole alle coltivazioni, migliorando l'efficienza nell'utilizzo delle risorse naturali. Sotto i pannelli viene applicato un approccio di orticoltura bioattiva orientato alla vitalità del suolo, alla qualità nutrizionale delle produzioni e alla rigenerazione degli ecosistemi agricoli. Insomma ci si difende dagli eventi estremi dal troppo sole alla troppa acqua. 

Un modello replicabile e modulabile

Il progetto, nato nel 2024, è stato concepito come un modello replicabile e modulare, applicabile non solo alle aziende agricole. Può essere un tassello delle comunità energetiche dove le aziende fanno rete - anche con soggetti non agricoli - e permettono oltre di puntare alla qualità della produzione, alla generazione di maggiore valore ad incrementare la reputazione aziendale. 

Un passaggio fondamentale nel percorso di sviluppo del progetto è stato compiuto durante l'edizione 2025 di Ecomondo, quando è stata sottoscritta la lettera di intenti che ha formalizzato la collaborazione tra i soggetti coinvolti. Oltre alla capofila Ecomotive Solutions, a fianco di Ecofuturo, partner dell’iniziativa fin dai primi passi del progetto, hanno aderito AstiEnergy, Orto Bioattivo di Andrea Battiata e OlivaService in rappresentanza di Agora Solar. La partnership è stata costruita valorizzando competenze complementari nei settori dell'energia, dell'agricoltura, dell'innovazione tecnologica e dello sviluppo territoriale, con l'obiettivo di realizzare e rendere replicabile un modello "chiavi in mano" di BioOrto ElettroAttivo. In campo anche il Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari dell'Università di Torino DISAFA, in qualità di partner scientifico, e l'Accademia di Agricoltura di Torino, che patrocina il progetto.



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