Import/Export

28 luglio 2026

Dazi Usa, l'ortofrutta internazionale si divide

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Il 24 luglio sono entrati in vigore i nuovi dazi introdotti dagli Stati Uniti sulle importazioni provenienti da 60 partner commerciali. Si tratta di una nuova fase rispetto a quella entrata in vigore lo scorso primo luglio. 

Le misure, adottate dall'Amministrazione Trump nell'ambito della politica di contrasto al lavoro forzato nelle filiere globali, prevedono aliquote del 10 e del 12,5% a seconda del Paese di origine, con numerose esclusioni per specifiche categorie merceologiche.

Nel comparto ortofrutticolo le prime reazioni sono state raccolte dalla testata internazionale specializzata FreshFruitPortal, che evidenzia un settore spaccato tra chi accoglie positivamente alcune esenzioni e chi, invece, considera i nuovi dazi un ulteriore ostacolo al commercio internazionale.

Cosa prevedono i nuovi dazi

Il nuovo regime tariffario sostituisce il precedente dazio temporaneo del 10% e interessa gran parte delle importazioni statunitensi. Le aliquote sono state fissate al 10 o al 12,5% in base al livello di conformità che Washington attribuisce ai partner commerciali nella prevenzione del lavoro forzato lungo le catene di fornitura.

Le misure coinvolgono, tra gli altri, Unione europea, Cina, Australia e numerosi altri partner commerciali. Restano invece escluse centinaia di prodotti ritenuti strategici o non disponibili sul mercato americano, tra cui alcune materie prime, fertilizzanti e specifiche categorie alimentari.

Ifpa: "Bene le esenzioni per alcuni prodotti ortofrutticoli"

Secondo quanto riportato da FreshFruitPortal, l'International fresh produce association (Ifpa) ha accolto favorevolmente il riconoscimento delle esigenze specifiche del comparto ortofrutticolo.

L'associazione evidenzia che tra i prodotti esclusi dai nuovi dazi figurano numerose sementi ortofrutticole e prodotti tropicali come banane, ananas e avocado, che gli Stati Uniti non producono, o producono in quantità non sufficienti a soddisfare la domanda interna.

Preoccupazione per chi resta fuori

La stessa Ifpa, tuttavia, richiama l'attenzione sulle criticità che potrebbero emergere per gli operatori i cui prodotti non beneficiano delle esclusioni tariffarie.

FreshFruitPortal riferisce che l'associazione cita, tra gli altri, Colombia e Unione europea, sottolineando come la presenza di regimi tariffari differenti a seconda del Paese di origine rischi di aumentare costi e complessità per le imprese che operano sul mercato statunitense.

Anche Banana Association of North America (Bana), ha espresso soddisfazione per il mantenimento dell'esenzione che riguarda le banane importate negli Stati Uniti.

Australia: "Un passo nella direzione sbagliata"

Di tono completamente diverso le reazioni dei Paesi interessati dai nuovi dazi.

La National Farmers' Federation australiana, riporta FreshFruitPortal, si è detta "profondamente delusa" dall'introduzione del dazio del 12,5% sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, definendolo "un passo nella direzione sbagliata" e un ostacolo al libero commercio che per oltre vent'anni ha caratterizzato i rapporti tra i due Paesi.

Mercosur: "Serve dialogo, non nuove barriere"

Anche la Federazione delle Associazioni Rurali del Mercosur (Farm) ha respinto le nuove misure.

Secondo FreshFruitPortal, l'organizzazione contesta le accuse rivolte al settore agricolo dell'area e ribadisce il proprio impegno per una produzione efficiente, sostenibile e conforme agli standard internazionali sul lavoro.

La federazione sostiene inoltre che i dazi unilaterali generino incertezza, frenino commercio e investimenti e abbiano effetti negativi sull'intera catena di approvvigionamento mondiale, invitando gli Stati Uniti a privilegiare il dialogo e gli strumenti istituzionali.

Il Cile punta al negoziato

Tra le reazioni raccolte da FreshFruitPortal figura anche quella di Frutas de Chile.

La quale sottolinea che il dazio del 12,5% applicato al Paese non rappresenta una decisione definitiva sull'eventuale presenza di lavoro forzato nel settore frutticolo cileno e ribadisce la volontà di proseguire il confronto con Washington per arrivare a una soluzione negoziata che salvaguardi una relazione commerciale costruita nel corso di decenni.

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