Ingrosso

14 luglio 2026

Dai mercati: uva senza semi a 5 euro, ciliegie Trentine a 6

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C'è domanda in tutta Italia per l'uva del Sud. La Vittoria tradizionale è sopra i 2 euro, ma può superare anche i tre in alcuni mercati. La senza semi raggiunge e supera i 5 euro anche se dal campo non mancano le lamentele perchè si vuole acquistare la seedless sotto l'euro. Il pugliese Lorenzo Gassi: "pronta al taglio  a 0,70 euro con tanto di brevetto e royalty da pagare". 

Resistono le ciliegie e con buone quotazioni per le trentine e le venete di collina. In tutti i mercati non mancano gli ortaggi locali mentre al mercato primario di Vittoria c'è la transizione tra la vecchia e la nuova produzione con quotazioni non altre per pomodori e zucchine. 

Dopo la telefonata con Toni Margiotta dedicata alle quotazioni, lo stesso presidente dei concessionari ha postato queste poche righe sui social: "Sono in corso controlli straordinari da parte delle forze dell’ordine. È bene precisarlo con chiarezza: non è stato bloccato alcun accesso. Gli operatori stanno lavorando regolarmente e i controlli riguardano mezzi e persone, sia in entrata che in uscita, nell’interesse della legalità e della trasparenza. Ben vengano verifiche di questo tipo: rappresentano una garanzia per il buon nome del mercato, dei suoi operatori e, più in generale, dell’intera città. L’auspicio è che gli esiti di questi controlli siano resi pubblici, così da valorizzare ciò che funziona e non soltanto ciò che fa rumore". Posizione presa anche nei giorni scorsi

Vecchie e nuove campagne a Vittoria: Ciliegino a 90 cent, Piccadilly a 60

Al mercato ortofrutticolo di Vittoria è iniziata la fase di transizione tra la vecchia campagna e quella nuova che porta ad un periodo di assestamento dei prezzi. A raccontare la situazione è stato lo stesso Margiotta. “Siamo nel pieno della transizione” spiega Margiotta. “Le nuove produzioni stanno per entrare, per quanto riguarda le quotazioni il Ciliegino si attesta intorno ai 0,90 euro, il Piccadilly sui 0,60, mentre il datterino arriva fino a 1,10”.  

Si tratta di prezzi più bassi del solito? Margiotta chiarisce: “Ogni anno fa storia a sé. Ci sono state stagioni in cui, in questo periodo, i prezzi erano più alti, e altre in cui erano più bassi di quelli che sto indicando. Dipende dalla richiesta e dall’arrivo della nuova produzione. Inoltre c’è ancora un po’ di prodotto della vecchia campagna, che tende ad abbassare la media e ad allargare la forbice”.

Peperoni intorno all'euro, zucchine sui 50 cen

Oltre al pomodoro, arrivano altre indicazioni: “I peperoni rossi vanno da 0,80 a 1,10 euro, mentre i gialli da 1,10 a 1,40 euro”. Infine, uno sguardo alle zucchine: “Le zucchine di fine produzione, a campo aperto, oggi stanno intorno ai 0,50 euro. Ma a breve dovrebbe arrivare la nuova produzione”.  La fotografia che emerge è quella di un mercato in evoluzione, dove la sovrapposizione tra vecchia e nuova campagna crea oscillazioni fisiologiche. 

L'uva Vittoria a Vittoria: in media sui 2 euro

Dopo aver raccolto le quotazioni degli ortaggi, myfruit.it  sempre a Vittoria ha parlato con Gioacchino Piccione, responsabile vendite di Vittoria Ortaggi, per fare il punto sulla frutta in arrivo al mercato di Vittoria, con particolare attenzione all’uva e ai meloni.

“Per quanto riguarda l’uva, le quotazioni vanno da 2,50 euro a 2 euro per la Vittoria - spiega Piccione - Abbiamo anche la varietà senza semi, soprattutto bianca e si superano abbondantemente i 3 euro, la nera senza semi costa leggermente meno”.

La Black Magic con semi oscilla da 1,80 a 2,20 a seconda della qualità del prodotto.  In generale c’è una buona domanda di uva? “Si la stiamo vendendo, serviamo i mercati di tutta Italia: dal Sud al Nord”.  Passando ai meloni, Piccione aggiunge: “Abbiamo il melone giallo, il gialletto di Trapani di campo. E qui la quotazione arriva a 0,80 centesimi il chilo. oggi si vende a rilento rispetto a qualche settimana fa. 

Ciliegie piena campagna del Trentino: quotazioni fino ai 6 euro

Il mercato delle ciliegie mostra una buona disponibilità e una forte variabilità dei prezzi, determinata soprattutto dalla pezzatura e dalla provenienza. Dal Veneto arrivano le ciliegi Delle Colline Veronesi: il calibro 26–28 si colloca intorno ai 3–3,20 euro il chilo, mentre la pezzatura 28–30 sale a circa 4–4,20 euro il chilo. Sempre dal Veneto, una referenza di calibro 30–32 si attesta sui 4 euro il chilo. Le ciliegie italiane di pezzatura maggiore, 30–32, si muovono su valori più elevati, fra 4,50 e 5,50 euro il chilo, mentre il calibro 28–30 mantiene una fascia simile, con un prezzo medio di 5 euro il chilo.

Il Trentino presenta quotazioni sostenute: la pezzatura 28–30 alla rinfusa si colloca fra 5 e 5,50 euro il chilo, mentre il calibro più piccolo, 22–24, scende a circa 3,50 euro il chilo. Le confezioni in vaschetta mostrano valori più alti: il calibro 30–32 arriva a 5,80–6 euro il chilo, mentre il 28–30 si ferma intorno ai 5 euro. La varietà Cardinale, confezionata in vaschetta e con pezzatura 24–26, si muove fra 3,50 e 4,50 euro.

Nel complesso, il mercato delle ciliegie si presenta stabile, con una forbice che va dai 3 euro il chilo delle pezzature più piccole fino ai 6 euro il chilo delle referenze premium in vaschetta. Le pezzature grandi e il confezionamento incidono in modo significativo sul prezzo, mentre il Veneto mantiene un posizionamento più competitivo rispetto alle produzioni del Trentino e di calibro maggiore.

Albicocche anche dalla Francia con le Bergeron a 2,5 euro 

Le albicocche italiane in vaschetta, pezzatura 45–50, si collocano su valori piuttosto competitivi, intorno a 1,5–1,7 euro il chilo, mentre la varietà Orange Ruby, sempre italiana e confezionata in vaschetta, si muove fra 1,7 e 1,9 euro il chilo. La Pellecchiella, proposta alla rinfusa e con la stessa pezzatura, si attesta sui 2,1–2,3 euro il chilo, confermando un posizionamento leggermente superiore.

Dalla Francia arrivano le Bergeron, alla rinfusa e con pezzatura 45–50, che mostrano quotazioni più alte, fra 2,4 e 2,6 euro il chilo. Si tratta di una referenza tradizionalmente apprezzata dal mercato, con un prezzo medio di 2,5 euro il chilo.

L’Emilia-Romagna propone diverse tipologie: la Boccuccia in vaschetta, pezzatura 45–50, si colloca fra 2 e 2,3 euro il chilo, mentre la Tipo Cot alla rinfusa, con la stessa pezzatura, scende a valori più contenuti, intorno a 1,4–1,6 euro il chilo. La Tipo Cot italiana confezionata in vaschetta, pezzatura 50–55, si muove fra 1,7 e 1,9 euro il chilo, mentre la stessa varietà, sempre italiana e con pezzatura 45–50, si attesta su 1,7–1,8 euro il chilo.

Tra le referenze italiane spicca anche la Faralia, confezionata in vaschetta e con pezzatura 45–50, che si colloca fra 2,1 e 2,3 euro il chilo. La Portici, sempre italiana e con pezzatura leggermente inferiore, 40–45, mantiene una fascia stabile attorno a 2,2–2,3 euro il chilo.

Forbice altissima per le nettarine: da 60 cent e oltre 2 euro per quelle polpa bianca

Le nettarine a polpa bianca, confezionate in monostrato e con pezzatura 80–90, si collocano nella fascia alta, intorno a 2,4–2,6 euro il chilo

Le nettarine a polpa gialla mostrano invece una forbice più ampia. La pezzatura 61–67, sempre in monostrato, si muove su valori più contenuti, fra 0,90 e 1,1 euro il chilo. Dalla Campania arrivano nettarine di pezzatura 67–73, che oscillano tra 0,9 e 1,4 euro il chilo, mentre la Puglia propone la stessa pezzatura con prezzi compresi tra 1 e 1,4 euro il chilo.

Le nettarine  di pezzatura 73–80 mostrano un posizionamento intermedio, attorno a 1,7–1,9 euro il chilo, mentre il calibro superiore, 80–90, si colloca su valori più alti, fra 2,1 e 2,3 euro il chilo. La stessa pezzatura, quando proposta alla rinfusa, scende leggermente: le 73–80 alla rinfusa si attestano su 1,5–1,7 euro il chilo, mentre la pezzatura 67–73 alla rinfusa si colloca fra 0,8 e 1 euro il chilo.

Anche la Spagna è presente sul mercato con nettarine a polpa gialla, confezionate in monostrato e con pezzatura 67–73. Le quotazioni sono allineate a quelle italiane della stessa categoria, fra 1,1 e 1,3 euro il chilo. Le pezzature più piccole mostrano valori inferiori: dalla Campania arrivano nettarine 56–61 che si collocano tra 0,6 e 0,8 euro il chilo.

Buone quotazioni per le angurie 

Il mercato delle angurie mostra una buona disponibilità di prodotto, con quotazioni che variano in funzione della provenienza, della pezzatura e del tipo di confezionamento. Le angurie lombarde confezionate in monostrato, con pezzatura compresa tra 12 e 16 chili e in categoria extra, si collocano nella fascia più alta del mercato, tra 0,7 e 0,9 euro il chilo, con un valore medio di 0,8 euro il chilo. Si tratta di una referenza premium, caratterizzata da una selezione più accurata e da una presentazione commerciale più curata.

Le angurie italiane alla rinfusa, confezionate in bins e con la stessa pezzatura 12–16 chili, mostrano invece valori più contenuti, compresi tra 0,35 e 0,55 euro il chilo, con un prezzo medio di 0,45 euro il chilo. La stessa tipologia, ma con pezzatura inferiore, 8–12 chili, scende ulteriormente, attestandosi fra 0,3 e 0,4 euro il chilo. Una referenza in bins e con pezzatura 12–16 chili, si colloca su valori intermedi, tra 0,4 e 0,6 euro il chilo.

La Lombardia è presente anche con angurie alla rinfusa, pezzatura 12–16 chili, che si muovono su una fascia di 0,4–0,5 euro il chilo, mentre dal Lazio arrivano angurie della stessa pezzatura e confezionamento, con quotazioni comprese tra 0,3 e 0,4 euro il chilo, in linea con le referenze italiane più economiche.

Il mercato propone anche angurie Baby provenienti dalla Sicilia, confezionate in monostrato e con pezzatura molto più contenuta, tra 2 e 3 chili. In questo caso le quotazioni salgono leggermente, collocandosi fra 0,5 e 0,7 euro il chilo. Si tratta di un prodotto diverso per target e utilizzo, caratterizzato da maggiore praticità e da una domanda specifica.

I meloni anche a 50 cent e fino a 2 euro

Il mercato dei meloni presenta una forte varietà di referenze, con differenze di prezzo legate alla tipologia — lisci o retati — alla provenienza e alla categoria commerciale. I meloni lisci italiani confezionati in monostrato, con pezzatura compresa tra 1000 e 1250 grammi, si collocano su valori stabili attorno a 1,2–1,4 euro il chilo, mentre la pezzatura inferiore, 750–1000 grammi, sale leggermente, raggiungendo 1,4–1,6 euro il chilo. La stessa tipologia, proposta in categoria extra e con pezzatura 1000–1250 grammi, mostra un posizionamento più alto, fra 1,6 e 1,8 euro il chilo.

Tra le referenze premium spicca il melone liscio Honeymoon, italiano, confezionato in monostrato e con pezzatura 750–1000 grammi, che si posiziona nella fascia più alta del mercato, tra 2 e 2,1 euro il chilo.

Il segmento dei meloni retati mostra una forbice più ampia. I retati italiani di seconda categoria, con pezzatura 1000–1250 grammi, si collocano tra 0,4 e 0,6 euro il chilo, mentre la Lombardia propone retati in prima categoria con pezzatura 1250–1600 grammi, che raggiungono 0,8–1 euro il chilo. La stessa regione offre anche retati di pezzatura 1000–1250 grammi in categoria I, con valori compresi tra 1 e 1,2 euro il chilo, e una referenza in categoria extra che sale a 1,3–1,5 euro il chilo.

Dal Veneto arrivano meloni retati in monostrato, pezzatura 1250–1600 grammi, con quotazioni tra 0,6 e 0,8 euro il chilo, mentre l’Emilia-Romagna propone retati di pezzatura 1000–1250 grammi in categoria I, che si collocano su valori di 0,8–1 euro il chilo. Il mercato italiano offre anche retati in monostrato con pezzatura 1000–1250 grammi, posizionati tra 1,2 e 1,3 euro il chilo, e una referenza più piccola, 750–1000 grammi, che si muove fra 0,50 e 0,70 euro il chilo.

I kiwi dalla Nuova Zelanda

Al mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Verona il kiwi Gold della Nuova Zelanda, commercializzato a marchio Zespri e venduto alla rinfusa, si presenta in pezzature da 130‑140 grammi in prima categoria. Le quotazioni oscillano tra 4,70 e 4,90 euro il chilo, con un prezzo medio di 4,80 euro. E’ poi presente il kiwi Hayward proveniente dalla Nuova Zelanda, sempre a marchio Zespri e venduto alla rinfusa. La pezzatura è compresa tra 120 e 130 grammi. Le quotazioni risultano leggermente inferiori rispetto al Gold, con valori compresi tra 4,40 e 4,50 euro il chilo, per un prezzo medio di 4,45 euro.

L'uva al mercato di Verona

L’uva bianca senza semi di origine italiana, confezionata in monostrato e classificata in prima categoria, si colloca tra 3,9 e 4,4 euro il chilo. La varietà bianca Vittoria proveniente dalla Sicilia e proposta in categoria extra mostra quotazioni comprese tra 3,4 e 3,6 euro il chilo. La stessa Vittoria di prima categoria, si attesta tra 2,7 e 2,8 euro il chilo. È disponibile anche la Vittoria siciliana in seconda categoria, che scende su livelli più bassi, tra 1,5 e 1,7 euro.

Per quanto riguarda l’uva nera Black Magic, la referenza varia nazionale di seconda categoria registra valori tra 1,4 e 1,6 euro il chilo. La stessa varietà, sempre in seconda categoria ma proveniente dalla Sicilia, si colloca tra 1,7 e 1,9 euro il chilo. In prima categoria, la Black Magic mostra quotazioni tra 2 e 2,2 euro.

Pere dal Sudamerica

Al mercato ortofrutticolo all’ingrosso di Verona le pere mostrano una presenza ampia, con diverse varietà provenienti da vari Paesi dell’emisfero sud e una referenza italiana che apre la stagione. Le Abate Fetel importate dal Cile, confezionate in colli da 10 chili a più strati e con pezzature tra 70 e 75 grammi, si collocano in prima categoria con valori compresi tra 2,1 e 2,3 euro il chilo. Su livelli leggermente superiori si posizionano le Abate Fetel provenienti dall’Argentina, sempre in prima categoria e con pezzature tra 75 e 80 grammi, che oscillano tra 2,2 e 2,4 euro il chilo. La stessa varietà arriva anche dal Sudafrica, confezionata in monostrato da 18 pezzi, con pezzature più generose tra 80 e 85 grammi e quotazioni comprese tra 2,4 e 2,6 euro il chilo.

Accanto alle importazioni è presente lavarietà  Etrusca italiana, proposta alla rinfusa e con pezzature tra 50 e 60 grammi. Anche questa referenza è classificata in prima categoria e si colloca su valori compresi tra 1,7 e 1,9 euro il chilo.

Tra le varietà rosse figura la Max Red Bartlett di origine argentina, confezionata in colli da 10 chili a più strati e con pezzature tra 70 e 75 grammi. In prima categoria, le quotazioni si muovono tra 1,9 e 2,1 euro il chilo. La Packham’s Triumph, anch’essa argentina e confezionata in colli da 10 chili, presenta valori compresi tra 2,2 e 2,4 euro il chilo. La stessa varietà arriva anche dal Sudafrica, in confezioni da 12,5 chili a più strati, con pezzature tra 70 e 75 grammi e quotazioni che scendono tra 1,6 e 1,8 euro il chilo.

Chiude il quadro la William, presente in diverse provenienze e confezioni. La referenza sudafricana in monostrato da 18 pezzi, con pezzature tra 75 e 80 grammi, si colloca tra 2,2 e 2,4 euro il chilo. Una seconda partita sudafricana, sempre in monostrato ma da 20 pezzi e con pezzature tra 70 e 75 grammi, oscilla tra 2,1 e 2,3 euro il chilo. La William argentina, confezionata in colli da 18 chili a più strati e con pezzature tra 70 e 75 grammi, si attesta invece tra 1,7 e 1,9 euro il chilo.

Le quotazioni delle patate 

Le patate bianche italiane, vendute in sacchi alla rinfusa e con pezzature tra 40 e 80 grammi, si collocano in prima categoria con quotazioni comprese tra 0,60 e 0,75 euro il chilo.

Accanto a questa referenza compaiono le patate gialle pugliesi, proposte in casse alla rinfusa e con pezzature tra 60 e 80 grammi. Anche in questo caso la classificazione è in prima categoria e i valori oscillano tra 0,60 e 0,80 euro il chilo. Le patate gialle di origine italiana, sempre in casse e con pezzature tra 40 e 80 grammi, si posizionano invece su livelli più contenuti, tra 0,40 e 0,55 euro il chilo. Una seconda partita italiana, con pezzature tra 50 e 70 grammi, si colloca tra 0,50 e 0,70 euro il chilo.

Dal Veneto arriva un’ulteriore referenza di patate gialle, confezionata in casse alla rinfusa e con pezzature tra 60 e 80 grammi. In prima categoria, le quotazioni si muovono tra 0,40 e 0,60 euro il chilo. Più elevati risultano invece i valori delle patate gialle siciliane, che si attestano su un prezzo uniforme di 0,80 euro il chilo.

Sul fronte delle importazioni, le patate gialle olandesi, vendute in sacchi alla rinfusa e con pezzature tra 40 e 80 grammi, si collocano su livelli più bassi, con un intervallo compreso tra 0,25 e 0,30 euro il chilo. Dal Veneto arriva anche la varietà Primura, proposta in casse alla rinfusa e con pezzature tra 60 e 80 grammi, che si posiziona tra 0,45 e 0,65 euro il chilo.

Chiude il quadro la referenza di patate rosse italiane, confezionate in casse alla rinfusa e con pezzature tra 40 e 80 grammi. In prima categoria, le quotazioni si collocano tra 0,55 e 0,75 euro il chilo.

I prezzi delle cipolle

Le cipolle presentano un quadro variegato, con diverse varietà e provenienze che delineano un ventaglio di valori piuttosto ampio. Le cipolle piatte bianche italiane, confezionate in monostrato e con pezzature tra 60 e 80 grammi, si collocano in prima categoria con quotazioni comprese tra 1,9 e 2,1 euro il chilo. Una seconda partita della stessa varietà, sempre italiana e in monostrato ma con pezzature più contenute tra 40 e 60 grammi, si muove sul medesimo intervallo di prezzo.

Accanto alle bianche compaiono le rosse di Tropea, provenienti dalla Calabria e proposte sia in trecce sia in mazzi. Le trecce si collocano tra 2 e 2,5 euro il chilo, mentre i mazzi, identificati come prodotto di Tropea IGP, oscillano tra 2,1 e 2,3 euro il chilo. La presentazione tradizionale e la provenienza certificata contribuiscono a definire il posizionamento di queste referenze.

Sul fronte delle tonde, le bianche pugliesi, vendute alla rinfusa, si collocano in prima categoria con valori compresi tra 1,2 e 1,3 euro il chilo. Le tonde dorate italiane, confezionate in sacchi alla rinfusa e con pezzature tra 60 e 80 grammi, mostrano invece quotazioni più contenute, tra 0,60 e 0,7o euro il chilo. Una seconda referenza di tonde dorate, questa volta di origine pugliese e venduta alla rinfusa, si posiziona su livelli leggermente superiori, tra 0,8 e 1 euro il chilo.

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