Ingrosso

10 giugno 2026

Dai mercati: ortaggi sotto l'euro, male angurie e meloni

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Cresce la produzione, crollano i prezzi: così all’ingrosso si possono trovare le melanzane extra sotto l’euro e, a pochi centesimi in più, i peperoni; i pomodori a grappolo a 1 euro e i ciliegini a 1,30 euro. Sotto i 2 euro le nettarine, sia italiane sia spagnole. Ampia forbice per le albicocche, con prodotto che arriva anche a 3,50 euro il chilo. Tanti meloni ed angurie, ma non si vendono in quantità e si aspetta un possibile crollo dei prezzi.  Le quotazioni dai mercati di Bari e Brescia

La situazione al mercato di Bari 

Al mercato ortofrutticolo di Bari i prezzi sono in discesa. A raccontarlo è Pino Lucatorto, imprenditore del settore e presidente di Fedagro Bari, che descrive un avvio di stagione estiva segnato da quotazioni in calo. Tra i pomodori locali si è iniziato con l’insalataro, che oggi si colloca a 1,30/1,40 euro il chilo. Poi i prodotti siciliani. 

"Il ciliegino mostra una doppia velocità: il prodotto più economico viaggia a 1,30/1,40 euro il chilo, mentre quello di qualità superiore arriva a 1,80. Il pomodoro a grappolo resta invece su valori più bassi, intorno a 1 euro".

Melanzane extra sotto l’euro

La situazione più evidente riguarda le melanzane, in particolare la “melanzana extra lavorata in padella”, che oggi viene venduta a circa 0,90 euro il chilo. Anche i peperoni friggitelli restano su valori contenuti, intorno a 1,30 euro il chilo, mentre i peperoni classici oscillano tra 0,80 e 1 euro. “Sì, sono scesi in modo sostenuto”, conferma Lucatorto.

Angurie locali di Nardò a 1,30

Sul fronte della frutta estiva, “le angurie extra di Nardò partono da una base di 1,30 euro il chilo. I meloni gialli mostrano una forbice ampia, da 0,80 a 1,30 euro, mentre il melone Cantalupo di ottima qualità si colloca a 1,30 euro il chilo, con prodotto più standard che può scendere a 0,70/0,80 euro. Le provenienze variano tra Metaponto, Policoro e l’area di Napoli”.

Pesche e albicocche in media  sui 2 euro

Le albicocche locali Orange Rubis si muovono tra 1,80 e 2,20 euro il chilo. Per quanto riguarda le pesche, “siamo più o meno sugli stessi livelli delle albicocche”, spiega Lucatorto.

Ampia forbice per le ciliegie Ferrovia: dai 4 ai 10 euro

Nei mercati ortofrutticoli è tempo di ciliegie Ferrovia pugliesi. Ampia forbice per le quotazioni, con il calibro 28/30 che oscilla secondo la qualità tra 5 e 10 euro il chilo. Quotazioni inferiori per la varietà Giorgia, che in media quota sui 4 euro, ma in alcuni mercati arriva a 7. Sul mercato di Cagliari c’è prodotto locale che quota sui 6 euro. A Verona c’è molto prodotto locale, marchio Colline Veronesi, con prezzi che partono da 2,20 euro per il calibro 22/24, salgono a 3–4 euro per il calibro 26/28 e arrivano a 5 euro per il calibro 28/30.

Luca Feroldi da Brescia: poco consumo, meloni verso caduta dei prezzi

L’estate non è ancora partita e il mercato ortofrutticolo di Brescia ne risente. A raccontarlo è Luca Feroldi, operatore per Gardafrutta e divulgatore ortofrutticolo sui social. “Il mercato oggi è molto, molto calmo” spiega. “L’estate non è ancora iniziata davvero: c’è troppa escursione termica. Manca il consumo di melone e anguria, che stanno soffrendo tantissimo”.

Meloni e angurie: troppa offerta, consumi fermi

Il nodo principale riguarda i frutti simbolo della stagione. “Tra oggi e il fine settimana tutti i produttori raccoglieranno meloni e angurie, ma i posteggi non si sono ancora svuotati della merce che hanno in casa. Arriverà una grande quantità di prodotto e i prezzi scenderanno”.

Il rischio è il classico effetto fisarmonica: prima l’eccesso, poi il vuoto. “Quando succedono queste cose, dopo una settimana o quindici giorni arriva il buco di merce”. I meloni “erano partiti con quotazioni altissime, ma ora bisogna venderli. Il melone più caro del mercato costa 3 euro il chilo. I top di gamma stanno sui 2,50–3 euro, ma la domanda è bassa”.

Le angurie, arrivate in questi giorni dalle zone classiche — Mantovano, Reggiano — non decollano: “Sono buone, ma non escono. L’anguria si mangia solo con il caldo torrido, e non c’è ancora”.

Drupacee e ciliegie: tanta offerta, poca rotazione

La situazione non cambia per pesche, nettarine e ciliegie. “Ne arrivano tante, ma se ne vendono poche. I prezzi sono calati e la rotazione è lenta”. La produzione italiana, soprattutto pugliese, è già presente in quantità, ma la domanda non segue.

Pomodori: qualità discreta, consumi bassi

Feroldi segue anche il comparto pomodori, dove il mercato è fermo. “Non c’è un pomodoro che venga consumato davvero oggi”. Le quotazioni: ciliegino 1,50–2,50 euro, datterino circa 2 euro, cuore di bue 1,50–2 euro.

Le quotazioni delle cipolle a Verona

Le piatte bianche italiane mantengono valori medio‑alti: il prodotto in monostrato da pezzatura 40‑60 quota 2,1/2,3 euro il chilo, mentre la stessa varietà in calibro 60‑80 scende leggermente a 1,9/2,10 euro.

Il  mercato delle rosse di Tropea:. le trecce si collocano su livelli sostenuti, 2,4/2,6 euro il chilo, mentre i mazzi certificati Igp mostrano una forbice leggermente più bassa, 1,9/2,10 euro, mantenendo comunque un posizionamento premium grazie alla riconoscibilità del marchio.

Sul fronte delle tonde bianche, il mercato presenta una forte differenziazione tra prodotto estero e nazionale. Le partite provenienti dal Messico si muovono tra 1,60/1,80 euro per il prodotto sfuso e 1,70/1,90 euro per la pezzatura 60‑80. Più competitiva la produzione italiana: le bianche pugliesi alla rinfusa si attestano su 1,20/1,30 euro, risultando tra le più convenienti del comparto.

Decisamente più basse le quotazioni delle tonde dorate, dove si registra un netto divario tra origini. L’Argentina propone prodotto alla rinfusa a 1/1,20 euro, mentre l’Austria scende a 0,5/0,7 euro. Le dorate pugliesi, invece, si collocano su valori intermedi, 0,80/1 euro.

I prezzi delle patate: tedesche sotto i 30 cent

Le patate gialle olandesi, vendute in sacchi alla rinfusa, si collocano nella fascia più economica del mercato, con quotazioni comprese tra 0,28 e 0,48 euro il chilo, un livello che riflette un’ampia disponibilità e una forte competitività sul prezzo. Ancora più basse le quotazioni del prodotto tedesco, anch’esso in sacchi alla rinfusa, che oscilla tra 0,26 e 0,30 euro, risultando tra le proposte più convenienti dell’intero comparto.

Decisamente diverso il quadro per le patate italiane, che mostrano valori più alti. Le gialle nazionali alla rinfusa in casse si muovono tra 0,50 e 0,70 euro, mentre le partite provenienti dal Veneto, sempre in casse e con pezzatura 60‑80, salgono leggermente a 0,70/0,80 euro.

Anche la produzione del Sud Italia mantiene un posizionamento medio‑alto: le patate gialle pugliesi si collocano tra 0,70 e 0,90 euro, mentre quelle siciliane oscillano tra 0,60 e 0,80 euro, mostrando una buona regolarità nelle forniture e una qualità apprezzata dagli operatori.

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