Estate calda ma non nell'intensità degli scambi di frutta e verdura nei mercati ortofrutticoli. Cosi come racconta a myfruit.it Gianpaolo Forcina, imprenditore del mercato ortofrutticolo di Fondi e presidente nazionale dei giovani Fedagro.
Emerge il dato del crollo del prezzo dell'anguria dell'Agro Pontino da quasi 1 euro il chilo nelle prime settimane ai 30 centesimi di oggi. Interessante la storia della rucola che grazie ai mercati all'ingrosso è riuscita ad essere presente nei reparti dei supermercati.
Forte calo degli scambi
L’estate 2026 procede con un ritmo insolitamente fiacco per il settore ortofrutticolo. A raccontarlo è Gianpaolo Forcina, imprenditore del mercato ortofrutticolo di Fondi e presidente nazionale di Fedagro Giovani, che descrive una stagione segnata da consumi bassi, squilibri produttivi e oscillazioni di prezzo molto marcate.
Secondo Forcina, il calo della domanda è evidente: “Siamo in netta crisi, direi un 60% in meno di vendite rispetto alle attese. È un’estate molto, molto lenta”. Eppure, nonostante la scarsa richiesta, alcuni prodotti mostrano dinamiche opposte, con disponibilità ridotte e prezzi in salita.
Radicchi scarsi e prezzi in aumento
Il caso più evidente è quello del radicchio. In questo momento, spiega il giovane imprenditore, abbiamo soltanto prodotto di Avezzano, quindi abruzzese. “La merce scarseggia davvero e si riflette sui prezzi: il radicchio tondo viaggia tra 2,20 e 2,30 euro il chilo, mentre il radicchio lungo (trevigiano) oscilla tra 2,30 e 2,50 euro”
La richiesta arriva da tutta Italia: “Da Torino alla Sardegna, i nostri canali nazionali sono attivi a 360 gradi”.
Angurie: stagione anomala e prezzi prima alti e poi crollati a 30 cent
Il capitolo più complesso riguarda le angurie. “È stata una stagione molto particolare”, racconta Forcina. A maggio e giugno, con poca disponibilità, il prezzo era salito fino a 90 centesimi – 1 euro il chilo, valori eccezionalmente alti per l’anguria dumara dell’Agro Pontino.
Poi il mercato si è ribaltato: “Abbiamo completato la stagione con un mese di anticipo, dopo forti ondate di vendita tra giugno e inizio luglio. Oggi siamo in piena e forte crisi di domanda”. Il prezzo dell’ultima produzione pontina è sceso a 30 – 35 centesimi il chilo.
Le angurie dumara dell’Alto Lazio e di altre zone italiane si mantengono invece tra 60 e 70 centesimi il chilo. Nonostante il picco iniziale, il bilancio non è positivo: “Non è stata una stagione equa. Tre settimane di prezzi alti non compensano due mesi di svendite. Su 30 centesimi il chilo, tolti trasporto e imballaggio, al produttore rimangono pochissimi centesimi. E lo stesso vale per i grossisti: meno si vende, meno si guadagna”.
Carote: tra mazzetti e novelle resistenti alle alte temperature
Le carote a mazzi, da circa un mese abbiamo completato la nostra produzione qui prodotte nell’Agro Pontino, ora prodotto da Avezzano, si attestano su circa 1 euro a mazzetto. Le carote novelle di Trasacco, areale di tendenza di questo periodo, molto dolci e ben calibrate, si vendono tra 80 e 90 centesimi il chilo.
Fogliame e ortaggi: prezzi stabili
Sul fronte del fogliame, scarole lisce e indivie si mantengono tra 90 centesimi e 1 euro il chilo. Gli spinaci tagliati, con foglia, sono a 2 euro il chilo, mentre i finocchi abruzzesi si collocano intorno a 1,20 euro il chilo.
Tra i prodotti locali, prezzemolo e sedano nonostante la richiesta non sia notevole stanno reggendo bene nonostante il caldo. Merito a degli studi che abbiamo fatto fare e che hanno portato alla semina di varietà più resistenti alle alte temperature.
Il prezzemolo a foglia liscia verde, sempre frutto di varietà selezionate per resistere alle alte temperature, si vende tra 1,30 e 1,50 euro il chilo.
Rucola: crisi produttiva, ma i mercati all'ingrosso salvano la distribuzione
Il caldo ha colpito anche la rucola, soprattutto la selvatica, molto richiesta d’estate dalla GDO e dalla quarta gamma. Alcuni produttori del Nord Italia hanno avuto buchi produttivi, ma il Mercato di Fondi ha fatto da cerniera: “Siamo riusciti a soddisfare due catene di supermercati con un prodotto di qualità e prezzi abbordabili, evitando di interrompere la catena di distribuzione e uscire fuori gamma e le impennate di prezzo”.
Grazie alla posizione strategica e alla presenza di produttori sia del Nord che del Sud, Fondi ha garantito continuità di approvvigionamento: “Il mercato ti permette sempre di avere disponibilità. È una veduta a 360 gradi che ci consente di coprire sempre le richieste.
Pomodoro a grappolo: derby di prezzo tra Olanda e Italia
A Bergamo il divario è netto: il pomodoro italiano quota 1,40 euro il chilo, mentre quello olandese scende a 0,90 euro il chilo, confermando una preferenza per l’origine nazionale ma anche una forte competitività del prodotto dei Paesi Bassi.
Scenario più equilibrato a Bologna, dove la forbice si restringe: il pomodoro italiano si attesta su 1,30 euro il chilo, mentre l’olandese segue a 1,10 euro. Una distanza più contenuta che riflette un mercato meno polarizzato.
La situazione cambia radicalmente scendendo verso il Mezzogiorno. A Caserta si registra un’inversione rispetto ai mercati del Nord: il prodotto nazionale si ferma a 1 euro il chilo, mentre quello olandese sale a 1,30. Una dinamica che evidenzia come la disponibilità locale e le preferenze della domanda possano ribaltare i rapporti tra le origini.
In linea con Caserta anche Torino, dove il pomodoro olandese quota 1,25 euro, superando l’italiano fermo a 1,10.
Il Ciliegino sopra i 2 euro il chilo, Datterino sui 3 euro
Si torna al dominio del prodotto nazionale con il Ciliegino. Vediamo le quotazioni: Bologna (2,50), Torino (2,40), Bergamo (2,20), Cesena (2,50). Si è stabilmente sopra i 2 euro. Si sale con il Datterino che sfiora spesso i 3 euro. A Bologna può arrivare anche a 3,20 euro, a Torino tra 2,80 e 3 euro. A Cesena da 3 a 3,50 euro.
Ciliegie: mercato diviso tra Trentino e Grecia, con quotazioni molto variabili nelle principali piazze italiane
Il mercato delle ciliegie mostra una forte differenziazione tra prodotto italiano del Trentino, confezionato in vaschette, e prodotto greco, venduto alla rinfusa, con prezzi che cambiano sensibilmente da città a città.
A Torino, le ciliegie trentine calibro 30–32, in vaschette, si collocano tra 5,50 e 6,50 euro il chilo. Sullo stesso mercato è presente il prodotto greco: le ciliegie calibro 28–30, alla rinfusa, quotano 3,50 – 4 euro il chilo, con un differenziale marcato rispetto al prodotto premium trentino. A Bologna, le ciliegie del Trentino raggiungono 7 euro il chilo, un valore in linea con quanto registrato a Bergamo e Cesena, dove la domanda per il prodotto confezionato rimane sostenuta. Anche qui è ampia la disponibilità di ciliegie greche, che si attestano intorno a 3,50 – 4,00 euro il chilo, mantenendo una distanza netta rispetto alle vaschette trentine.
Uva da tavola: quotazioni delle principali varietà italiane
Nei mercati all’ingrosso sono presenti diverse referenze di uva da tavola italiana in monostrato, con valori che variano in base alla tipologia. L’uva bianca senza semi si colloca su una fascia compresa tra 4 e 4,50 euro il chilo, mentre l’uva rosata senza semi, anch’essa di origine nazionale e commercializzata nello stesso formato, registra quotazioni identiche.
La varietà Vittoria presenta prezzi più contenuti, con valori che oscillano tra 2,80 e 3,30 euro il chilo. L’uva nera Black Magic mostra invece una fascia leggermente inferiore, con quotazioni tra 2,30 e 2,80 euro il chilo.