Il settore ortofrutticolo tedesco rischia sempre più di soffocare sotto il peso dei propri sistemi di controllo e delle relative certificazioni.
Questo perché, in linea di principio, ciò che è assolutamente indispensabile per garantire il massimo livello di qualità, sicurezza, tracciabilità, sostenibilità o responsabilità sociale d'impresa si sta trasformando in un mondo parallelo burocratico, con costi enormi, complessità incontrollabile e benefici aggiuntivi dubbi.
Il convegno annuale della Dfhv (l'Associazione tedesca del commercio ortofrutticolo, ndr) a Düsseldorf, quest'anno in concomitanza con il congresso sull'imballaggio re:think packaging della rivista Fruchthandel Magazin, ha messo a nudo il problema senza mezzi termini: un numero sempre maggiore di certificati genera sempre meno valore aggiunto, mentre una ridondanza crescente produce una frustrazione sempre più forte nella produzione e nel commercio ortofrutticolo.
E si tratta di costi che, semmai, solo le grandi aziende riescono a sostenere. Gli operatori più piccoli vengono così sistematicamente estromessi dal mercato.
Come scrive Michael Schotten su Fruchthandel, se le aziende dedicano ormai più del 40% del loro orario di lavoro ad audit, documentazione e gestione dei dati, allora c'è davvero qualcosa che non va. Molte certificazioni oggi non verificano più una qualità aggiuntiva, ma si limitano a riproporre gli stessi contenuti in sistemi diversi. Di conseguenza, la produzione e il commercio di frutta rischiano di ridursi a semplici amministratori di sistemi di controllo.
Se vince il prezzo più basso, le certificazioni perdono senso
Se almeno i consumatori traessero qualche vantaggio dalla giungla delle certificazioni, ad esempio una maggiore trasparenza o informazioni migliori per le loro decisioni di acquisto, e se ciò portasse anche a un aumento dei consumi, allora la situazione sarebbe probabilmente più accettabile. Ma purtroppo non è così; peggio ancora, la crescente confusione di certificati rischia di provocare esattamente l'effetto opposto.
Nell'articolo pubblicato su Fruchthandel, Schotten afferma che quando i consumatori tornano a scegliere il prodotto più economico, come ha evidenziato il professor Dominic Lemken, gran parte delle certificazioni perde la propria legittimazione.
La consapevolezza che ci venga imposto sempre più un burocratismo scollegato dalla realtà era onnipresente anche il giorno dopo il convegno annuale della DFHV, durante re:think packaging. Il regolamento europeo sugli imballaggi Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation, Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio), che era al centro dell'attenzione in quella sede, avrebbe dovuto in realtà fare chiarezza, promuovere l'economia circolare e favorire la sostenibilità.
Invece, a poche settimane dalla sua entrata in vigore, produce esattamente l'effetto opposto. A causa di una situazione giuridica poco chiara, il regolamento sta causando grande incertezza e un notevole onere burocratico aggiuntivo in gran parte del settore ortofrutticolo.
Ppwr: onere burocratico e critiche alle piccole imprese
Le discussioni sui podi della rivista Fruchthandel hanno chiarito che gli obiettivi fondamentali del Ppwr non sono affatto messi in discussione dalle aziende. Imballaggi più sostenibili, tutela delle risorse e ulteriore sviluppo dei sistemi circolari fanno ormai da tempo parte della realtà aziendale di molti operatori del mercato. Il settore, infatti, non ha iniziato a muoversi solo con l'entrata in vigore del regolamento. Al contrario, le esigenze del mercato, la pressione sociale e le richieste dei consumatori hanno portato già da anni a una continua ottimizzazione delle soluzioni di imballaggio.
D'altra parte, alle piccole imprese in particolare vengono imposti compiti che semplicemente non sono in grado di sostenere, come la dichiarazione di conformità. Conclude Michael Schotten nel suo editoriale su Fruchthandel che, non da ultimo per questo motivo, l'attuale struttura del Ppwr è oggetto di notevoli critiche e nell'attuazione del regolamento i creatori del progetto dovranno probabilmente accettare ancora molti compromessi.
Fonte: Fruchthandel Magazin