Nel 2015 il 48% delle angurie in Gdo erano le grandi tradizionali, con le mini al 47% e le midi ferme al 5%. Dieci anni dopo il mercato registra un ribaltamento totale: le tradizionali cadono al 9% - perdono un 40% - le mini volano al 60% e le midi avanzano fino al 31%. Sono i dati illustrati a Fruit Logistica da Elisa Macchi direttrice Cso Italy nel presentare analisi di mercato e consumi sulle angurie durante la conferenza stampa del Consorzio Dolce Passione.
Il direttore Luciano Trentini spiega bene la tendenza che si è trasformata in dato: "Un'anguria da 14 chili dove la mettiamo? Non ci sta in frigo, possiamo arrivare alle monoporzioni". Questo il possibile futuro, senza dimenticare l'anguria a polpa gialla, di una società dove sono estinte le famiglie numerose, si assottiglia sempre più la dimensione di quelle attuali, una sua cinque è mono genitoriale e le persone sole sono un esercito. In attesa della monoporzione i soci del consorzio sono soddisfatti dell'andamento dell'anguria midi. Posizione del presidente Roberto Castello che insieme a Matteo Mazzoni e Nicoletta Magnoni per Lorenzini Naturamica hanno rappresentato le imprese che formano il consorzio.
Angurie: un mondo in movimento
Il settore dell’anguria in Italia sta vivendo una trasformazione profonda, sia sul fronte produttivo sia su quello dei consumi. A raccontarlo è Elisa Macchi, direttrice di Cso Italy, che offre una lettura chiara dell’evoluzione in corso. Negli ultimi anni le superfici coltivate sono aumentate, ma la vera novità riguarda le caratteristiche del prodotto immesso sul mercato. “Le superfici in Italia stanno crescendo e c’è stata una grande evoluzione varietale”, spiega Macchi. “Siamo passati dalle tipologie più tradizionali alle mini e alle midi, che oggi rappresentano una parte importante dell’offerta”.
La produzione, però, non sempre ha seguito la stessa traiettoria. “Abbiamo sofferto problemi climatici e ci siamo mantenuti attorno alle 900mila tonnellate. Nel 2025, invece, la produzione è stata molto elevata: siamo arrivati quasi a 1 milione e 200mila tonnellate”.
Consumi: inversione di tendenza, Il mercato premia le angurie piccole
Il comportamento delle famiglie italiane mostra segnali incoraggianti. “È vero che negli anni precedenti i consumi erano diminuiti”, osserva Macchi. “Ma questo calo era legato anche alla riduzione dell’offerta italiana. Quando l’offerta è contenuta, i prezzi medi aumentano e i consumi inevitabilmente scendono”. Nel 2025, però, la tendenza si è invertita: +7% rispetto all’anno precedente. “Sono segnali molto positivi”, commenta la direttrice.
Nonostante un’annata commerciale complessa, il mercato ha premiato le tipologie più innovative. “Nel 2025 c’è stata una produzione enorme e qualche problema climatico”, ricorda Macchi. “Ma le varietà che hanno ottenuto i risultati migliori sono state quelle a pezzatura più piccola. Questo dimostra che l’innovazione varietale porta benefici sia alla produzione sia al mercato”.
Il nodo climatico e l’accavallamento produttivo
Il 2025 ha mostrato un andamento altalenante: un buon avvio, un agosto difficile e una chiusura sorprendentemente positiva. “Il momento più critico è stato agosto”, spiega Macchi. “C’è stato un accavallamento produttivo tra i diversi trapianti, con un picco di offerta. In più, il clima non ha favorito il consumo di frutta estiva: piogge e temperature più basse hanno fatto crollare il mercato”.
I numeri
Le superfici ad anguria sono salite da 16 mila a 18 mila ettari dal 2024 al 2025 (+6%). La produzione è salita a 1,2 milioni di tonnellate (oltre 200 tons in più rispetto al 2024). Il Lazio guida la produzione nazionale con il 20% del totale; seguono Puglia (18%), Campania (16%), Sicilia (13%), Lombardia (11%) ed Emilia Romagna (8%). Le angurie coprono il 7% dei consumi domestici totali di frutta, i quali sono in recupero di un buon 4% tra il 2024 e il 2025. La Gdo copre l’81% delle vendite, con i supermercati in testa seguiti dai discount, dagli ipermercati e, a chiudere, dalle superette.
Gli obiettivi 2026 del Consorzio
Dopo l'analisi la strategia. La sintesi del direttore Trentini: "Consolidare le posizioni produttive e commerciali, accrescere la produzione a 350 ettari suddivisa in 11 regioni dal Centro Sud a Centro Nord Italia. Performare ancora meglio del 2025, quando l’export ha superato il 50% della produzione commercializzabile (circa 10 mila tonnellate) con target Europa e mercati arabi. Disponibilità del prodotto da maggio a ottobre, confermando alla base del progetto il basso impatto ambientale, una logistica efficiente anche all’estero, l'attenzione all’innovazione e ad una qualità superiore".
Il presidente Roberto Castello ha ricordato il grande lavoro varietale con "milioni" di angurie testate. "Anche quest’anno - ha sottolineato Matteo Mazzoni - continuiamo gli investimenti nel prodotto insieme ai soci del Consorzio. La presenza di una varietà di forma costante, proprietà organolettiche molto interessanti per i consumatori e una buona conservabilità, unite ad una convinta campagna marketing e pubblicitaria, ha fatto di Dolce Passione un progetto dai risultati positivi”.
La sorpresa del 18enne Giovanni Lorenzini
Nicoletta Magnoni è intervenuta insieme a Giovanni Lorenzini, appena 18enne ancora studente alle superiori ma ben inserito in azienda dove cura l'automazione: "Abbiamo semplificato la produzione con una automazione che parte dal campo e arriva fino alla realizzazione dei pallet. La manodopera è passata da 20 a 4 persone. Con queste, hanno maturato una grande esperienza, che si dedicano alla gestione dell'organizzazione e al controllo qualità". Sia manualmente attraverso il "sapere della mano" di chi riesce a riconoscere le condizioni del prodotto e attraverso tagli e analisi a campione. All'automazione si accompagna il ricordo all'autoproduzione energetica che copre una parte importante del fabbisogno aziendale.