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Selenella, fare squadra per fare scuola

Un incontro per aggiornare i produttori sul contenimento degli elateridi diventa un invito a unire le forze e a non abbandonare la coltura

Giovedì scorso ho moderato un incontro tecnico a Budrio di Bologna, organizzato dal Consorzio della patata italiana di qualità – Selenella con l’obiettivo di aggiornare i produttori sulle nuove tecniche colturali e agronomiche nell’ottica di difendersi dagli elateridi (il ferretto, la larva degli elateridi, è capace di compromettere fino all’80-90% di un raccolto per capirci) e garantire sempre più tuberi con elevati standard qualitativi.

Il titolo dell’incontro era “Pataticoltura dell’Emilia Romagna, le nuove sfide” e al di là dell’importanza del lavoro di aggiornamento tecnico – con la presentazione dei risultati delle prove sperimentali condotte da Selenella, Consorzio Agrario Ravenna, Consorzi agrari d’Italia e Pizzoli, che per ora non regalano una soluzione definitiva, ma indicano comunque la necessità di una integrazione dei fattori tecnici e chimici a disposizione – mi piace sottolineare il cambio di passo, di mentalità bisogna dire, che questi produttori stanno compiendo in una ottica di “sistema pataticolo“.

L’unione fa la forza diciamo sempre. E, a Bologna, le aziende di eccellenza si stringono attorno a un obiettivo comune che tiene a mente la produzione sostenibile, senza escludere nessuno dei tre aspetti che la compongono (ambientale, sociale ed economica). La seconda parte del convegno ha messo a disposizione del pubblico di operatori le ultime novità in fatto di tecnica colturale, agronomica e varietale anche in un’ottica di nuove politiche europee, Farm to Fork in testa, grazie agli aggiornamenti esaustivi forniti da Selenella, Terremerse, Romagnoli Flli e Yara Italia.

Massimo Bariselli del Servizio fitosanitario dell’Emilia Romagna ha riassunto lo stato dell’arte. “I risultati delle sperimentazioni non possono dirsi soddisfacenti, non indicando un prodotto risolutivo; ogni sistema riduce il danno ma non c’è la cura. Bisogna sapere mettere insieme i trattamenti in tutte le fasi per arrivare a una protezione continua dei tuberi, e i sistemi agronomici sono un valido supporto per difendere le patate sul lungo periodo. L’irrigazione andrà ulteriormente approfondita. Intanto, gli elateridi  sono diventati una emergenza – ha continuato Bariselli – per questo è stato istituito un tavolo nazionale che riunisce i massimi esperti. Il primo lavoro da fare è il monitoraggio, in modo da scegliere gli appezzamenti in funzione del rischio di danno”. Bariselli ha anche citato le proposte della Regione Emilia Romagna a sostegno alle aziende e le risorse messe a disposizione dalla nuova Pac (6 milioni di euro) per i Programmi operativi delle Organizzazioni di produttori.

Le conclusioni del presidente di Selenella, Massimo Cristiani, hanno toccato un altro aspetto fondamentale. “Qui a Budrio è nata la pataticoltura – ha ricordato – abbiamo portato esperienza in tutta Italia e da sempre siamo ammirati e guardati come esempio. È giusto che di fronte a problematiche come quelle trattate oggi ritorniamo a fare squadra. L’augurio è che gradualmente le tecniche e i prodotti diano una direzione più precisa, coerente con le potenzialità produttive. Forse dovremo imparare a gestire in maniera diversa i nostri appezzamenti, forse dovremo ridimensionare le aziende, ma non abbandoniamo quella che resta una risorsa del nostro agroalimentare”.

“Salvare anche solo due o tre ettari è un risultato – ha aggiunto Cristiani – Il punto sarà capire timing e trattamenti, quando partire, quando continuare, come dosare. Tutti abbiamo l’interesse a sfruttare al massimo le risorse delle nostre aziende, ma concentrarsi sulle piccole superfici oggi ci permette di curare ogni aspetto in maniera dettagliata. E, considerati i prezzi di quest’anno, se riusciamo a salvare un numero maggiore di patate dall’attacco degli elateridi, possiamo lavorare con relativa soddisfazione. Non si tratta di fare gli eroi, ma di preferire una produzione limitata in cui si riesce comunque a concentrare uno sforzo, anziché abbandonare del tutto”.

A fine lavori, il brindisi per le imminenti feste di Natale è stato, dunque, anche un augurio a “non mollare”. E a fare squadra per potere tornare a fare scuola.

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