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Esotico: crescono i consumi e la Gdo chiede made in Italy

I produttori rispondono con investimenti nel sud Italia, per ora si parla di nicchia. Importante definire l’aspetto organolettico

Molti gli spunti di riflessione scaturiti dal webinar organizzato ieri da myfruit.TV “Tendenza esotico: cosa vuole la Gdo e come cambiano i gusti degli italiani”. In primis, la grande distribuzione chiede ai produttori italiani di spingere sugli investimenti, perché il consumatore sarebbe senz’altro attratto dal made in Italy.
“Crediamo molto nel prodotto italiano – ha fatto sapere Rocco Sansevero, buyer senior ortofrutta Carrefour Italia – Vent’anni fa abbiamo comprato il primo avocado siciliano, ma era difficile sostenere i volumi. Oggi lo scenario sta cambiando”.

Non solo Sansevero, ma anche Germano Fabiani, responsabile reparto frutta e presidio Fior Fiore Coop Italia, hanno confermato l’interesse delle due insegne a commercializzare frutti esotici coltivati in Italia attraverso le proprie linee premium, rispettivamente Terre d’Italia e Fior fiore. Ma, ha precisato Fabiani, “la qualità organolettica deve essere un pre-requisito. Servono i volumi“. 

Esotico made in Italy, un prodotto di nicchia

Sulle caratteristiche organolettiche e sulle quantità è intervenuta Valentina Mosca, direttrice reparto esotico di Garden Frutta: “Gusto, profumo e consistenza sono i parametri da considerare – ha spiegato – Quanto ai volumi, sebbene i produttori stiano investendo nel sud Italia, ritengo che il prodotto made in Italy, anche per via dei costi produttivi, potrà posizionarsi come prodotto di nicchia“.

Dello stesso avviso Alessandro Canalella, direttore commerciale del Gruppo Orsero e Ad di Fruttital e Simba, che ha raccontato: “Sull’esotico italiano stiamo lavorando da un paio di anni. Abbiamo progetti importanti per l’avocado in Salento (Puglia), dove abbiamo investito su 150 ettari coinvolgendo produttori locali, e ci stiamo muovendo anche in Sicilia, dove stiamo valutando alcune opzioni per la produzione di mango. Siamo indietro rispetto alla Spagna, ma possiamo recuperare”.

“Noi stiamo lavorando in Calabria – ha ricordato Valentina Mosca – con le stesse aziende con con cui collaboriamo per i piccoli frutti. E’ vero che gli italiani sono gli ultimi arrivati a produrre frutta esotica, ed è vero che ci troviamo, in termini produttivi, ancora a uno stato embrionale. Ma penso che gli investimenti che i produttori italiani stanno facendo nel Meridione, pagheranno“.

I consumi crescono e cresceranno

Non esistono dati ufficiali circa le superfici investite ad esotico in Italia, o alle produzioni, ma Daria Lodi, ufficio statistica e osservatorio si mercato Cso Italy, ha scattato una fotografia esaustiva a livello di consumi. E lo ha fatto partendo dal consumo apparente, ossia la differenza tra import ed export, il cui risultato è il volume di prodotto presente nel Paese: “Nel 2019 – ha spiegato – il consumo apparente di frutti esotici è stato pari a quasi 890mila tonnellate, tra cui il grosso è da attribuire a banane e ananas. Per il mango si tratta comunque di 15mila tonnellate, il che significa il 18% in più rispetto al 2018, per l’avocado circa 24mila tonnellate, +17 per cento”.

Crescite dei consumi a doppia cifra – circa il 30%confermate da tutti i relatori: “Crescono, ma sono ancora bassi – ha puntualizzato Canalella – Da qui ai prossimi dieci anni ci aspettiamo il mantenimento di questi trend“.

Avvalora il trend positivo la Gdo: “A volume, dal 2017 a oggi, parliamo di un incremento del 45-50% – ha raccontato Fabiani – E consideriamo che con il lockdown la frutta esotica ha sofferto“.

“I consumi crescono in Italia, ma non sono paragonabili a quelli di Francia, Germania e Spagna, che sono anche quadrupli – ha ricordato Sansevero – Per incentivare gli acquisti, c’è ancora molto da sperimentare: noi per esempio, a maggio, abbiamo spostato l’avocado nel comparto insalate, è abbiamo riscontrato un incremento del 20 per cento”. 

“Penso che sia giunto il momento di provare anche il prodotto sfuso – ha proposto Canalella – che aumenterebbe le occasioni di acquisto da parte del consumatore”. D’accordo Mosca, che ha ammesso: “A volte ci rimproverano le confezioni mono-frutto, lo sfuso è più green”.

L’identikit del consumatore

E’ spettato a Daria Lodi delineare il consumatore tipo: “Con l’indice di penetrazione – ha spiegato – si individua il numero di famiglie che ha acquistato almeno una volta in un anno una referenza. In tema di frutti esotici, dai dati Gfk Italia emerge come il potenziale sia ancora molto alto, pari a circa l’85% dei consumatori: solo il 17% delle famiglie ha infatti acquistato almeno una volta avocado e solo il 13% mango”.

Il 62% degli acquisti in volume viene fatto da famiglie composte da una o da due persone, dunque per lo più single e coppie. Si nota infatti come, con l’incremento del numero dei componenti familiari, gli acquisti tendano a scendere: “Gli over 65 – ha fatto notare Lodi – rappresentano il 37% degli acquirenti. Un dato che però va rapportato, non si dimentichi che rappresentano la maggioranza dei consumatori“.

Quanto alla distribuzione territoriale, l’indice di penetrazione maggiore si rileva nelle regioni del nord-est ed è pari al 33% (20% per avocado, 15 per mango); segue il sud Italia con la Sicilia, con un indice del 27% (12 avocado, 10 mango) e poi il nord-ovest con il 21% (19% avocado, 14 mango). In fondo alla classifica centro Italia e Sardegna, con il 19% (18% avocado, 13 mango).

Gli acquisti avvengono nella grande distribuzione (per il 41% nei supermercati,  l’8% negli ipermercati) e spicca il 20% dei discount: “I dati di Gfk Italia – ha spiegato Daria Lodi – fanno emergere come il prodotto esotico sia di ampio interesse. Al momento, però, sintetizzando tutti i dati a disposizione, possiamo dire che, pur essendo ancora poche le famiglie che acquistano esotico, queste sono ormai fidelizzate e dunque ripetono l’esperienza di acquisto“.

“Nel descrivere lo scenario dei consumi – ha puntualizzato Fabiani – Non vanno trascurate le leve che noi operatori mettiamo in atto per aumentare la confidenza del consumatore con queste referenze. Resta fermo il punto che occorre lavorare sulla qualità del prodotto“. Qualità che, visto che si tratta di prodotti relativamente nuovi, si fatica ancora a definire. Il che è un rischio, perché proporre un prodotto scarso, potrebbe essere un boomerang: “L’esotico si vende se è buono – ha concluso Sansevero – Dobbiamo ricercare prodotto eccellente, anche italiano”.

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