Logistica e Trasporti

Porto di Taranto, pronti al via ma incertezza coronavirus

Porto Taranto

Per lo scalo portuale investimenti e nuovi operatori internazionali. Di Blasio: “Diversificazione dei traffici, più agroalimentare e turismo”

Al porto di Taranto si lavora perché questa sia una vera primavera. Per lo scalo portuale ci sono nuovi operatori internazionali, nuove strutture, nuovi incentivi, ma pure un nuovo pericolo sotto forma di virus. “Siamo preoccupati – rivela Fulvio Lino Di Blasio, segretario del porto di Taranto – perché nelle fabbriche cinesi si va a rilento e lo scenario internazionale è statico. Al momento non abbiamo stime sui prossimi mesi”. Le ripercussioni del coronavirus potrebbero colpire questa comunità imprenditoriale pronta a scendere in campo per una nuova fase economica orientata alla diversificazione dei traffici per sviluppare, tra gli altri, agroalimentare e turismo.

Pronti a ripartire

Prima di scrutare il futuro dello scalo tarantino è necessario fare un passo indietro e leggere alcuni numeri: da 37,512 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2003 si è passati a 47,221 milioni nel 2007 fino a 20,433 milioni nel 2018. Un’altalena che ha risentito della crisi dell’industria dell’acciaio e della liquidazione della società Taranto Container Terminal, che operava sul molo polisettoriale. Il traffico dei container si è poi azzerato completamente. Ammodernata la banchina, grazie a decine di milioni di risorse pubbliche, ora si può ripartire con l’arrivo del gruppo turco Yilport  (controlla la compagnia Cma Cgm) e, infine, la Zona economica speciale (Zes), vista come attrattore per le imprese.

Se riparte il porto, benefici anche per l’ortofrutta

Porto di Taranto

Yilport dedica la copertina del suo house organ al porto di Taranto

E l’ortofrutta? Beneficerà di questi interventi. Sintetizza Di Blasio: “Tornerà il mercato nel porto di Taranto”. Il come si traduce con l’ingresso dei privati: “L’assegnazione del terminal container al Gruppo Yilport, una concessione da 49 anni, ha riattivato l’ interesse degli imprenditori su tutte le parti logistiche portuali che finora non erano economicamente appetibili”. Tutto bene, effetti economici del coronavirus permettendo.

Al porto stabilimento refrigerato da 5mila metri per l’ortofrutta

Se riprendono i traffici significa che per frutta e verdura ci sono a disposizione 5mila metri quadrati di celle frigorifere. “Una piattaforma logistica importante per la filiera – sottolinea il segretario Di Blasio – dove, fronte mare, si gestisce la catena del fresco e del freddo: da –5 a –25 gradi”.
Un’opportunità per le imprese agricole sottolinea il presidente del porto Sergio Prete: “Grazie alle 900 prese per container refrigerati sul molo polisettoriale, il porto offrirà da subito la possibilità di gestire il traffico dei prodotti ortofrutticoli in modo efficiente. Siamo fiduciosi anche in considerazione della possibilità di una sinergia con la piastra logistica, dove il solo magazzino a temperatura refrigerata dispone di una capacità di 48mila metri cubi”.

Porto Taranto

Fulvio Lino Di Blasio, segretario porto Taranto

Sarà punto di riferimento per prodotti tarantini e lucani

Il segretario Di Blasio indica il bacino di riferimento dello scalo: “Oggi abbiamo qualcosa di più da dire e possiamo offrire servizi al mondo della produzione tarantina e della Basilicata che si serve di altri hub per la mancanza di operatività di Taranto. Finora i prodotti andavano su gomma. Senza dimenticare le agevolazioni fiscali e burocratiche della Zona economica speciale”.

A giorni la consegna del terminal agli operatori di Yilport

Oggi il terminal è deserto, ma a breve sarà consegnato al gruppo turco presente in oltre venti porti nel mondo. Un solido insediamento internazionale che fa ben sperare sul potenziamento dell’export di tutto il Mezzogiorno. Coronavirus permettendo: visto che  in questi giorni alcuni operatori hanno cancellato le partenze dall’Italia verso la Cina e viceversa, viste le condizioni di mercato e le particolari norme sanitarie da rispettare.

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