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Ingrosso

Dai mercati: si soffre la sovrapposizione tra campo e serra

Ortomercato di Genova

Si aggrava la crisi da lockdown con i consumi di ortofrutta che segnano calma piatta in tutti i mercati alimentari regionali

Il peggior mese del peggior anno di questo secolo, e siamo uno dei settori che tiene di più”.  Una chiara sintesi quella di Aurelio Baccini, vicepresidente nazionale Fedagro, sul momento di estrema difficoltà della filiera ortofrutticola. Ai danni del lockdown, alla crisi generale dei consumi e all’andamento a totale rilento della ristorazione, si somma il bel tempo che mette in competizione i prodotti del campo aperto con quelli di serra. Una sovrapposizione che si riflette sulla diminuzione dei valori medi di vendita. Un effetto spiazzamento per diversi ortaggi: melanzane, pomodori, zucchine
Sofferenza pesante anche per alcuni prodotti tipici dell’Horeca: verdure da cuocere, fragole e frutti di bosco. Si vende ancora l’uva, anche con prezzi interessanti, e senza clamori le clementine e le prime arance. Le pezzature piccole degli agrumi portano un consistente differenziale di prezzo.

A  Firenze crisi del turismo e sovrapposizione per il clima

Il mercato di Firenze

In una delle nostre città più belle è evidente il tracollo per tutte le aziende ortofrutticole che lavorano con il turismo, ma non se la passano bene neanche le altre. “Nella nostra assemblea nazionale si è condiviso lo stesso sentiment, nessuna piazza si è distinta in positivo. I consumi sono in calo e noi siamo un settore che resiste rispetto ad altri”. Quadro generale dipinto da  Aurelio Baccini, ma ci sono anche problemi specifici della filiera. In particolare sulle verdure: “Il  clima mite  continua a far produrre in  campo aperto e queste  si stanno sovrapponendo con le prime produzioni  in serra, abbassando così  i valori medi di vendita – spiega Baccini – Il fenomeno tocca le melanzane come anche i pomodori e le zucchine“.
I prezzi? “In realtà non c’è una quotazione  precisa, è molto variabile e dipende da quello che arriva sul mercato: si spazia da 0,50 a 1,50 euro per questi prodotti. Quelli di campo competono con quelli di serra,  la  gente  continua a comprarli”.  Sui carciofi non c’è grande movimento con le qualità morello e violetto.
La frutta? “Va tranquillamente, senza fretta. Le clementine sono intorno a 1,70/1,80 euro, mentre la merce più comune resta intorno  a 1 euro. L’origine è calabrese più qualcosa di pugliese, e presentano una buona qualità. Le arance ancora devono iniziare, ci sono le Navel  intorno a 1 euro e un primo tarocco disponibile ma non è rilevante. I problemi di calibro e pezzatura nel seguito della campagna determineranno il  differenziale di prezzo”.  Stabili mele e pere.
Uva? “Va ancora con la merce coperta  e le partite lasciate tardive, gli articoli di alta gamma sono a 2,50 euro, mentre quota 1 euro in meno la merce standard. I cachi italiani morbidi a cucchiaio 1,40 /1,50 come quelli spagnoli. Fuori gioco fragole, frutti di bosco e verdure da cuocere per il mondo della ristorazione chiuso“.

A Verona prezzi verso il basso

Nel mercato della città veneta gli scambi sono sul tranquillo andante. Marco Benedetti, ispettore del mercato, scatta la fotografia sui prezzi: “I pomodori a grappolo vanno da 1 euro (quelli spagnoli, ndr) a 1,30 per i prodotti siciliani e olandesi. Sostituito l’albanese che non era di buona qualità, tengono bene il datterino sui 3,50 e il  ciliegino da 2,80 a  3 euro. Il cavolfiore è su 0,90 euro, sia pugliese sia quello che arriva dalla Germania e da altri Paesi esteri”.
Andamento da decifrare per il kiwi: “Siamo alle prime battute, sono interessanti i primi prezzi ma bisogna seguire l’evoluzione. Per quanto riguarda l’uva si ripete lo schema delle tre fasce di prezzo: dal top che va da 1,70 a 2 euro; la media 1,20 e 1,40 e poi si scende”.

 Genova: zona rossa, ma il lavoro non si ferma

Genova è in zona rossa ma sono assicurati i rifornimenti e tutti gli scambi commerciali non si fermano. Questa l’estrema sintesi di Elio Vernazza, presidente dei grossisti del capoluogo ligure, che fa il punto sui prodotti: “Si vendono gli agrumi a iniziare dalle clementine. Le arance Navel vanno da 0,80 a 0,90 euro mentre quelle da spremute quotano 0,70 euro”.
Titoli di coda per l’uva, ma si vende ancora: “Siamo sui 2 euro per quella più di qualità. Si vendono anche mele e pere mentre sul fronte ortaggi siamo a 2 euro per le zucchine con il fiore, mentre quelle senza sono scese a 1 euro. Il pomodoro a grappolo è su 1,50 euro”.

Milano soffre il Covid anche tra gli operatori

Nella capitale economica italiana si sentono forte gli effetti della pandemia. A iniziare dai contagi, come spiega Bruno Barcella, rappresentate di Fedagro Milano: “Ne abbiamo avuti diversi nel nostro ambito lavorativo tra colleghi, dipendenti, clienti e operatori del mercato. Questa volta ha colpito Milano e provincia. Un tasto dolente anche per gli scambi del mercato: da metà ottobre un continuo calo di vendite e interesse. Un dato scontato, ma ci sono altri problemi”. A iniziare dal clima: “Un campo aperto dovrebbe avere una stagionalità che arriva massimo a metà ottobre e poi iniziare con le produzioni a serra  programmate, mentre ora si sono accavallate. Quelle in campo hanno delle spese minori o in gergo possiamo parlare di un tutto in più. Andare  a contrattare su un prodotto a inizio campagna e diventa difficile fare una mediazione. Si brucia un mese o un mese e mezzo di campagna. La sovra produzione  interessa gli ortaggi”. Naturalmente la crisi dell’Horeca in una città come Milano è pesante: “Sui primi due fenomeni potevamo intervenire, su questo no”.

Arance: ressa sul mercato con sudafricane, spagnole e italiane

Per gli agrumi tutti i competitori sono in campo: “C’è ancora il prodotto sudafricano, dal 20 di ottobre è iniziato quello spagnolo e ora è tempo di quello italiano, ma non è neanche terminato il primo. Questi tre prodotti sono tutti sul mercato. Incide anche in questo caso la chiusura dell’Horeca, dove viene a mancare il prodotto da spremuta, poi le mense”.
Sulle clementine: “Annata strana, prodotto in abbondanza, ma solo una parte ha prezzi buoni. Massimo 1 euro per un certa quota minima di prodotto – sottolinea Barcella – mentre il calibro piccolo va anche a 0,40 euro, e si rischia di buttarlo. Migliore la situazione per i limoni dove siamo da 1 euro a  1,10 per lo spagnolo buono,  da 0,60 a 0,70 per quello medio. Le mele hanno la loro strada, vengono gestite in conservazione. Le pere sono care da 1,50 a 2 euro. L’uva  non se ne vende tanta ma è positivo per chi ha del buon prodotto però ha sostenuto delle spese per tenerlo fino a oggi. Questo spiega il prezzo di circa due euro”. Il mondo ortaggi: “Il pomodoro è un disastro, quello insalataro è in maggioranza marocchino  e quota sui 0,60/0,70, mentre i  pomodori a grappolo sono circa sui 0,90 e parliamo di una merce spagnola di qualità. Melanzane, diciamo male ovvero sui 0,70/0,80 euro, le zucchine sono sui 0,60 di origine marocchina e 0,80/0,90 per quelle italiane con merce buona, ma non eccelsa. I peperoni sono di produzione spagnola o marocchina e vanno da 1,50 euro per un prodotto extra, 1 euro per il medio per poi arrivare a 0,70 euro”.

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